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Il mio Super Bowl: tiramisù, pubblicità e… un Beckham niente male

La "nostra" Gabriella Savio ammette: "Non ci capisco nulla, ma ogni anno porto il dolce". E mentre i Giants vincono sui Patriots, mentre Madonna si esibisce nell'intervallo dell'evento per eccellenza, lei deve spiegare che il tirsamisù no, non si cuoce.

La capitale dell’Indiana è famosa per la gara automobilistica “Indy 500”. Il numero la dice lunga sul percorso: 500 miglia = 804 kilometri di pura adrenalina. Non e’ la nostra “Formula Uno” ma l’intensità è la stessa. Quest’anno, la Super City Indianapolis, ha ospitato l’evento dell’anno: il Super Bowl XLVI.

Il Lucas Oil Stadium ha la capacita’ di circa 70.000 spettatori, e’ dotato di due maxi schermi larghi 30 metri e alti 16, e garantisce la vista sul cielo stellato grazie ad un tetto retrattile… che succede solo a fine partita se la tua squadra vince perche’, fino ad allora, l’attenzione e’ sulle stelle in campo non nel firmamento.

Le due squadre in finale erano: New England Partiots contro New York Giants. Le statistiche davano la vincita assoluta ai Patriots. Chiedo scusa in anticipo ai veri appassionati di football americano: io non ci capisco nulla. So che ogni team ha 45 giocatori ma solo 11 per volta. Tale e’ il numero di quelli che sono in campo e giocano solo in attacco. Quando perdono la palla ovale, altri 11 entrano in campo, in formazione di difesa.

Il “Quarterback” e’ il mitico omino che, trincerato da giganti, lancia la palla ad un collega cercando di guadagnare yards. Il “Kicker” non fa altro che aspettare in panchina e, se e quando arriva il suo turno, viene chiamato in campo per tirare la palla tra due pali per far guadagnare extra punti alla sua squadra.

E’ un gioco velocissimo per pochi secondi. Poi tutto si ferma e comincia la pubblicita’.

Negli Stati Uniti, il Super Bowl e’ un evento sociale. Gli americani organizzano “dinner parties” e quando arrivi sul tavolo trovi patatine, guacamole e ali di pollo fritte coperte da salsine barbeque o blue cheese. Ogni anno mi tocca ed ogni anno mi presento con il dolce. La padrona di casa mi dice “Metti il dolce in terrazza, parcheggia I bambini al secondo piano a guardare il film e fai un po’ tu perché sto preparando i Mac’n Cheese per l’intervallo del secondo tempo”.

Apro una birra e faccio giusto in tempo per sentire l’inno nazionale americano cantato dalla signorina Kelly Clarkson, vincitrice del premio “American Idol” nel 2002. Tutto procede senza problemi, adesso aspetto la pubblicita’. Ogni spot di 30 secondi costa 3.5 milioni di dollari e tutto lo spazio disponibile era gia’ stato venduto prima della fine di Novembre 2011. Se considerate che l’anno scorso, un record di 111 milioni di telespettatori avevano seguito l’evento, non e’ male come ritorno all’investimento iniziale. Come al solito la pubblicita’ e’ spiritosa ma quest’anno non l’ho trovata particolarmente creativa: I soliti orsi polari che bevono la bibita gassata, I soliti ragazzi che bevono la birra, I soliti stolti che si dimostrano tali mangiando patatine di ogni genere.

Devo ammettere che David Beckham coperto solo da tatuaggi e mutande e’ stato un piacevole diversivo. E vedere Sir Elton John vestito da re e umiliato da una contadina con doti vocali eccezionali davanti a tutta la corte non e’ stato male. Toccante e’ stata la pubblicita’ sulla rinascita dell’industria automobilistica americana in Detroit. Clint Eastwood si è meritato ogni centesimo pagato per essere il protagonista.

Poi arriva lo show a metà tempo. La scena sembra quella della marcia trionfale dell’opera “Aida” e la faraona, addobbata con piume e costumi scintillanti, attacca con “Vogue”. Sembra di stare sul set di un film tra “Gladiator” e “Star Wars”. Poi una carrellata dell’artista, a.k.a. Madonna, “Music” “Open your Hearth” “Express Yorself”. Arrivano pure M.I.A. e Nicki Minaj a cantare “Give me all your luvin” vestite da cheerleaders con pon pon e tutto il resto. Da notare il trapezista che ha fatto magie sul filo teso, neanche fosse parte del “Cirque Du Soleil”. Arriva pure la “marching band” e Cee Lo Green. Alla fine Madonna sparisce implodendo chissa’ dove mentre sul campo viene illuminata la scritta “WORLD PEACE”.

Mentre cerco di concentrarmi sul pezzo da scrivere, uno degli ospiti mi dice “Buonissimo il tiramisu’! Mi devi dare la ricetta. Quanto deve stare in forno?”. Cerco di spiegare che non si cuoce niente ma vengo distratta perchè mancano due minuti alla fine e I Giants hanno 15 punti e I Patriots hanno 17 punti. Poi un tipo arraffa la palla, si ferma a dieci centimetri dalla meta , fa finta di niente e si siede con nonchalanche oltre la linea. Davvero, sembra un bambino che abbraccia un pallone, fa le boccaccie agli avversari e si siede soddisfatto nel pannolone. E così, di fatto, finisce il Super Bowl, il 46esimo Super Bowl.

I Patriots, con la maglia e le calze blu e l’elmetto grigio metallizzato. I Giants con la maglia bianca e le calze rosse e l’elmetto blu. No, il tiramisu’ non si cuoce. Si, i Giants hanno vinto contro i Patriots 21-17.

Gabriella Savio

Washington, DC

Commenti

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  1. Scritto da Angela

    Mitica, quasi quanto Madonna!!!
    Al prossimo articolo, un abbraccio!

    Anny

  2. Scritto da Gabriella Savio

    @ Federico e @ Rita: grazie, il mio intento era di informare (un pochino) e far sorridere.
    @ Vito: come potrei prendermela visto che le tue considerazioni non fanno una piega ;-)
    @ Luca: wow, per fortuna ho detto subito che di questo sport non ci capisco niente, ma sto imparando… Non immaginavo che ci fossero appassionati come te che stanno in piedi di notte a guardare la partita!
    Grazie a tutti per l’attenzione e alla prossima. Ciao!

  3. Scritto da Luca

    PS) Per chi non lo sapesse a Bergamo abbiamo (avevamo) una delle squadre di football americano più forti d’Italia e d’Europa, i mitici Lions

  4. Scritto da Luca

    Bello il superbowl visto con gli occhi di una bergamasca “insider” a Washington DC.
    Io invece di football sono appassionato e da 15 anni a questa parte (dagli albori della TV satellitare) mi godo lo spettacolo dell’evento sportivo dell’anno in diretta (e rigorosamente in lingua originale), dalle 00.30 ora “bergamasca” fino al termine della cerimonia di premiazione, verso le 4.30 del mattino. Notte in bianco ma ne vale quasi sempre la pena.
    Vista l’ora non posso permettermi il junk-food (cibo spazzatura) americano. Sostituisco con un bel the caldo e biscotti.
    Che altro dire, per gli appassionati di sport è una delizia: sportività (se le danno di santa ragione ma sempre nel rispetto delle regole e simulazioni o polemiche arbitrali non sanno nemmeno cosa siano), atletismo esagerato (per avere un’idea andate su youtube e cercate “jerome simpson flip” oppure, tratto dal superbowl di ieri sera, “manningham catch”), colpi di scena e risultati non previsti (i Giants vincitori di quest’anno erano tra le peggiori squadre che si sono qualificate nei playoff ma poi hanno battuto le 3 migliori squadre di quest’anno).

    Che altro aggiungere: se vi siete persi lo spettacolo andate sul sito http://www.nfl.com/videos e troverete gli highlights della partita (ma anche tutti gli spot pubblicitari di cui parlava Gabriella).

    Tutto molto bello: l’unica cosa negativa è che adesso bisogna aspettare 365 giorni prima del prossimo superbowl (il 47o della storia) che si terrà il 3 Febbraio 2013 a New Orleans, Louisiana. Orario di inizio: sempre a mezzanotte e mezza ora di Bergamo.

  5. Scritto da Vito

    Non me ne voglia la Signora Gabriella non ce l’ ho con Lei, ma tutti gli anni in questo periodo la notizia della finale in Usa e’ sbattuta in prima pagina dai media nazionali, sono sicuro che la stragrande maggioranza degli Italiani non se ne cura ( eufemismo ) cosi’ come negli Stati Uniti giustamente non danno conto delle vicende nostrane di calcio

  6. Scritto da rita

    Davvero simpatico per chi, come me, non capisce un tubo di superbowl

  7. Scritto da Federico

    Complimenti per l’articolo, veramente bello!