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Omicidio Loreto, perso reperto del capello

Non è più negli archivi il capello lungo e nero che fu trovato impigliato nell'anello della ragazza uccisa a Ponte San Pietro nel 1993. Sarebbe stato utile al Ris di Parma.

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Chi ha ucciso Marina Loreto, la sera del 23 settembre del 1993, nel parco del famedio di Ponte San Pietro? In quest’epoca di investigazioni scientifiche, 19 anni dopo, la risposta avrebbe potuto arrivare da un importante reperto messo allora in archivio dai carabinieri: il capello lungo, nero, trovato impigliato in un anello della ragazza di 28 anni. Ma quel capello non si trova più. Negli ultimi mesi un paio di carabinieri sono tornati ad interessarsi a quel passato mai chiuso, senza soluzione, un lungo giallo irrisolto. Ma negli archivi di medicina legale, dove era stato depositato tutto il materiale allegato al fascicolo d’inchiesta, manca un reperto fondamentale, che avrebbe consentito forse di riaprire il caso: non si trova più il capello lungo e nero che i carabinieri del nucleo investigativo di Bergamo trovarono impigliato nell’anello della ragazza. Per i carabinieri del Ris di Parma quel capello avrebbe significato sicuramente l’identificazione di un profilo genetico. I dubbi non mancano: era forse un capello della stessa Marina Loreto, infilzato dall’anello che portava sempre? Oppure un capello di donna? Pochi giorni prima, infatti, la ventottenne era stata vista litigare, a toni alti, con una conoscente ad una festa di paese. Se si trattasse di un capello maschile, invece, saremmo di fronte ad un profilo genetico di massimo interesse: le modalità dell’omicidio – la ragazza strangolata e poi presa a calci con violenza, fino ad una frattura della mandibola – farebbero pensare all’azione di un maschio. Quel capello, però, non c’è più.

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