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“Che ne sanno le Kessler dello stato vegetativo?”

Vi proponiamo un articolo pubblicato su Tempi, settimanale di Comune e Liberazione, in cui il primario del centro Don Orione di Bergamo commenta la decisione delle gemelle Kessler di “stringere un patto d’amore” qualora una delle due si trovasse a cadere in stato vegetativo.

Vi proponiamo un articolo pubblicato su Tempi, settimanale di Comune e Liberazione, in cui il primario del centro Don Orione di Bergamo, Giovanbattista Guizzetti, commenta la decisione delle gemelle Kessler di “stringere un patto d’amore” qualora una delle due si trovasse a cadere in stato vegetativo.

Le gemelle Kessler, le famose ballerine della tv spensierata degli anni Sessanta, nel numero di Chi in edicola questa settimana, raccontano di un patto tra loro, "un patto d’amore", che consisterebbe nello “staccare le macchine” qualora una delle due si trovasse a cadere in stato vegetativo. «Se una di noi si ridurrà allo stato vegetativo, l’altra l’aiuterà a uscire di scena». Ma L’amore fraterno e familiare, quello di sangue che non si riesce mai a dimenticare, a detta del primario del centro Don Orione di Bergamo, Giovanbattista Guizzetti, è un altro. Guizzetti lavora ogni giorno a stretto contatto con una trentina di persone in stato vegetativo: «Il più delle volte, quando si fa riferimento allo stato vegetativo, non si sa di cosa si stia parlando. Si pensa a persone trasformate in soprammobili inermi, e invece si tratta di imparare a capire il loro linguaggio, di avere un nuovo vocabolario per parlare con loro». Quando un nuovo malato arriva nella struttura bergamasca, non si tratta solo di dover accogliere lui, di prestare cure e assistenza sanitaria a lui, ma a tutta la famiglia. «Ci prendiamo carico di tutti e quindi ci sentiamo anche noi parte di quella famiglia che sta prendendo parte a un grande dolore. E con i parenti impariamo a riconoscere il loro nuovo modo di comunicare, che passa da un movimento impercettibile di una mano o di una palpebra. Una smorfia, che qualcuno taccerebbe come un tic, può essere invece una risposta a una domanda che si è fatta, a uno sguardo di affetto, un modo per manifestare uno stato d’animo, perché sì, mettiamocelo in testa, una persona in stato vegetativo prova sentimenti e emozioni esattamente come noi sani». Qualsiasi fosse il tipo di relazione che si aveva con la persona caduta in stato vegetativo non vale più. Bisogna ricominciare da capo, bisogna costruire un nuovo tipo di relazione, e non c’è tempo per stare a pensare a un elenco di cose che non si potranno più fare, perché il malato è lì, nel letto, e ha bisogno di tutto. «C’è Antonio, uno dei nostri ricoverati, che in questi giorni non sta bene. L’ho visto un mattino con un’espressione del tutto diversa sul volto, l’abbiamo notato sia io che gli infermieri. Allora ho chiamato in ospedale, per prenotare una radiografia all’addome, perché presumevo avesse un’occlusione intestinale. Dall’altra parte del telefono mi è stato chiesto, come avessi fatto ad accorgermi del suo malessere, visto che Antonio non è in condizione di parlare. L’ho semplicemente guardato in faccia, ho risposto». «Nessuno si augura che un familiare si possa trovare in quella condizione, ma bisogna reimparare ad amarlo, anche avendo coscienza del fatto che bisogna passare attraverso le cinque fasi di elaborazione del dolore». Ogni sabato all’istituto Don Orione vanno in visita un gruppo di donne di Brugherio, che per un paio d’ore fanno compagnia ai malati e alle loro famiglie. L’anno scorso, durante una riunione, una di loro ha detto che pensava che la condizioni di quei malati in stato vegetativo fosse di pienezza e di felicità. «Il giorno dopo la caposala mi ha fermata per chiedermi se fossi d’accordo con quella affermazione, che le sembrava priva di un appiglio con la realtà, ne era del tutto scandalizzata. Qualche giorno dopo un’infermiera portò una malata che aveva perso l’uso della parola in seguito a un trauma cranico, a fare degli esami, dei test per provare una cura nuova. Quello stesso giorno, la malata riprese l’uso della parola e la prima frase che disse all’infermiera fu “dite a mio marito che sono felice”. A dimostrazione che dentro quei corpi stesi nei letti e non più autosufficienti c’è vita, sentimenti e tutto quello che ci rende umani».

Commenti

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  1. Scritto da Anna

    Mia mamma mi ha lasciato dopo quattro anni di stato vegetativo non ho visto mai nessuna macchina attaccata …ho trovato tanto amore dal dott.guizzetti grazie non siamo tutti englaro

    1. Scritto da fanoste

      Ecco… qualcuno ti ha obbligata forse a staccare la spina alle macchine (che dici non aver visto) che tenevano “viva” tua mamma?
      No. non credo proprio.
      Decisione sua e vostra e la rispetto !
      Ma tu impara a rispettare me e tutti gli Englaro capito??!!

    2. Scritto da g.Comi

      Purtroppo verrebbe da dire…Non hai visto nessuna macchina attaccata a tua mamma’? E come pensi che possa sopravvivere un essere umano in quelle condizioni?! E ancora: se io NON voglio sopravvivere in quelle condizioni DEVO essere libero di poterlo fare. Punto.

      1. Scritto da drogo

        Chi vive in condizioni di stato vegetativo non vive attaccato a nessuna macchina.Non esiste nessuna spina da staccare.Questo tanto per fare chiarezza.
        Eluana Englaro non è morta perchè è stato interrotto un allacciamento ad una macchina che la teneva in vita.
        Eluana Englaro è morta di fame e di sete perchè hanno smesso di nutrirla e ,sopratutto ,di dissetarla.
        Fare morire una donna di fame e di sete non è un gesto d’amore e nemmeno un gesto di libertà o di misericordia.

        1. Scritto da Anna

          Infatti è così non avrei mai potuto decidere di far morire di fame e di sete la persona che a me ha donato la vita e raccontando la mia esperienza non credo di aver mancato di rispetto a nessuno

          1. Scritto da PIO

            ma nemmeno l’arroganza di decidere per altri.comunque se seguiamo la natura se non ti nutri MUORI QUESTA è la natura poi decidete voi non penso che lei potesse bere o mangiare da sola allora forse non sarai tenuto in vita da una macchina come dite ma se si stacca la mano di un infermiere che ti nutre o del parente che sia genitore o fratello ecco che si stacca la macchina

            COMUNQUE VI AUGURO E MI AUGURO DI NON TROVARMI MAI A DECIDE SU QUESTE TEMATICHE

          2. Scritto da Anna

            Non è arroganza mi creda,quando dopo un intervento chirurgico in ospedale fatto con sei ore di ritardo perchè il medico reperibile non arriva e ti dicono che tua mamma è un vegetale non capisci cosa ti aspetta ,come cambieranno le nostre vite,quanta sofferenza dovrai affrontare.Il signor Englaro ha fatto una scelta che non giudico ma non condivido forse perchè alla mia giovane età questo grande coraggio non mi appartiene e ho accettato questo crudele destino con umiltà aspettando giorno dopo giorno in un risveglio che non è mai arrivato . Le auguro davvero di cuore di non dover mai prendere queste decisioni per una persona che ama e che comunque anche se vegetale vive e ascolta ,dopo la nascita di mia figlia ho voluto fargliela conoscere e le lacrime che le sono scese sono state una conferma.buonasera.

        2. Scritto da Giorgio

          Per me lo decido io , è così difficile da capire ?

    3. Scritto da sergio

      “non siamo tutti englaro”

      infatti, ognuno faccia ciò che crede di se stesso

  2. Scritto da G.Comi

    I talebani della vita ad ogni costo inesorabilmente ogni tanto fanno sentire la loro voce carica di lugubre fanatismo ed ipocrisia benpensante. Verrebbe da dire che il pulpito che ha ospitato la predica di Guizzetti nn è certo il più..autorevole e prestigioso. “Tempi” è il periodico filoberlusconiano diretto dal ciellino Amicone uno che quando è in TV ospite di qualche talk show (il che purtroppo è frequente) cerca di partire sempre con calma e contegno anglosassone per poi inevitabilmente perdere le staffe sbraitando con modo e voce ben poco “tolleranti”, congestionato a mò di Fantozzi nella mitica scena del pomodorino a 3000° Fh….Ridicolo!

  3. Scritto da sergio

    che ne sa lei di ciò che preferiscono fare del proprio corpo e della propria vita le signore Kessler? nessuno a chi decide di restare in stato vegetativo di essere assistito, ma nessuno impedisca a chi non accetta quella condizione di chiedere preventivamente che gli venga risparmiata

  4. Scritto da pinco

    non vedo l’ora di avere una fantastica vita vegetativa!

  5. Scritto da nino cortesi

    Di noi stessi decidiamo solo noi. O al massimo come, da sempre e secondo buon senso, decidono i nostri familiari. Tutti gli altri che vogliono mettersi di mezzo sono dei truffatori.
    E le Kessler erano belle e simpatiche.

  6. Scritto da fanoste

    Basta non se ne può più di queste ingerenze cattoliche nella vita di TUTTI i cittadini!
    Io voglio essere libero di scegliere e nessuno, dico nessuno, si può permettere di confutare le mie scelte, così come io, non mi opporrei mai alla decisione di qualcuno di rimanere attaccato ad una macchina.
    Questo è il libero arbitrio !
    Riguardo la notizia della donna che si è fatta tatuare sul seno “non rianimatemi” leggevo cose sconcertanti…tipo “magari all’ultimo momento ha cambiato idea”, “non è detto che in quel momento fosse la sua reale volontà” .
    Basta!!! che ognuno pensi alle proprie di volontà e non quelle di altri individui !

  7. Scritto da massimo

    Mi chiedo cosa ne sappia l’illuminato democratico primario…delle Kessler. Delle loro conoscenze al riguardo dell’aromento, delle loro emozioni e della loro vita. Credo che sia un patto solo da rispettare; non mi pare chiedano una condivisione, una benedizione, una partecipazione. Solo rispetto e un pò di umana pietas per la paura di poter essere in un domani in una situazione così orribile e il desiderio di decidere di un proprio destino. Non mi si racconti per piacere di “aspetti comunicativi” nel coma depassè o coma di 4 grado o stato vegetativo; Temo cge sia una affermazione di scarsa coerenza scientifica.Certe paure di non essere più “decisori” della propria vita (forse unico bene proprio nostro) ha spinto la donna olandese a tatuarsi sul collo “non rianimatemi”. Credo che questo sia un’argomenro in cui un può correttamente cercare una risposta nella fede ma una risposta solo rispetto alla PROPRIA vita e a malaugurate decisioni in merito. Niente di peggio di quando uno vuole imporre ad un proprio fratello decisini figlie della propria etica, cultura, morale o religione.

  8. Scritto da verita'

    Siamo in un paese democratico,e ognuno puo’ dire come la pensa.Io personalmente se dovessi cadere in stato vegetativo,preferisco la morte,sia per me stesso che per non pesare sugli altri.Ognuno fino a prova contraria e’ padrone della propria vita,deve decidere il soggetto e non altri,per cui una persona potrebbe lasciare detto cosa fare nel caso dello stato vegetativo,cioe’ fare un testamento biologico.Penso sia solo questione di tempo e poi si arrivera’ a questo,il mondo va’ avanti.

    1. Scritto da 035

      Ognuno può dire come la pensa, forse, ma non può fare quello che vuole: il testamento biologico non ha ancora alcun valore giuridico e se in quella situazione ti trovi un prof. Guizzetti, sei condannato a “vita” eterna!
      Bisogna stare sempre in campana, ricordiamoci che Berlusconi e i suoi compagni di merende -Vaticano compreso- hanno fatto di tutto per impedire a Englaro di dar seguito alla volontà espressa della figlia, compreso un decreto legge incostituzionale, e quando potranno ci riproveranno di certo. Vigilanza democratica, sempre!

  9. Scritto da Eugenio

    Il libero arbitrio lo si deve sempre concedere. Che però la soppressione di individui non diventi una libertà “nazista” me lo auguro di cuore.

    Una unica nota al pezzo, va bene non condividere e non conoscere determinate realtà ma almeno informarsi prima di scrivere Comune e Liberazione. CL sta per Comunione e Liberazione.

    1. Scritto da pinco pallino

      Sinceramente non capisco. Se una persona reputa lo stato vegetativo vita è giusto che continui a vivere, ma se per un altro quella non è vita con quale diritto qualcuno può permettersi di decidere per il sottoscritto?

  10. Scritto da Luciano Avogadri

    Credo che le gemelle Kessler sappiano della vita vegetativa tanto quanto basta per rimanere terrorizzate all’idea di trovare sulla loro strada un Prof Guizzetti qualsiasi che si arroghi il diritto di continuare a torturarle in nome di qualche suo strano, insindacabile e indiscutibile principio.
    Anche loro sono terrorizzate da questi personaggi vogliosi di fare il nostro bene, che a noi piaccia o no.

  11. Scritto da roberta

    Che ne sanno i preti della vita matrimoniale? Eppure tengono corsi prematrimoniali ed obbligano gli aspiranti nubendi a frequentarli.
    Tiè! 1 a 1

  12. Scritto da pinco pallino

    Sinceramente non accetto che qualcuno possa decidere per me.
    Se vuoi vivere in uno stato vegetativo ok, ma se io non voglio vivere in uno stato vegetativo come mai qualcuno decide per il sottoscritto? Abbiamo due linee di pensiero, ma di fatto solo un’unica scelta e questo non mi sembra giusto. Magari prendessimo esempio dall’Olanda o dalla vicina Svizzera!!!
    Vorrei sottolineare come senza macchina la persona in stato vegetativo sia destinata a morire. Paradossalmente attaccando una persona in stato vegetativo ad una macchina si va contro il volere di Dio poiché a quella persona viene allungata la sua vita (a che prezzo mi domando però!)

  13. Scritto da Per Me

    Se mi dovesse mai capitare che mi lasciate immobile prigioniero del mio involucro a tempo indeterminato senza poter muovere neppure le ciglia mi riprometto , da morto, di venirvi a trovare di notte.

  14. Scritto da sara

    ok, ora che il luminare ha espresso la sua opinione siamo tutti contenti e lasciamo ogni persona decidere se vuole vivere così o no.
    oppure lui crede di aver diritto di scegliere per tutti?

  15. Scritto da Gaziantep

    “Pienezza e felicità” scrive Giuzzetti. Incredibile che un uomo di scienza faccia passare messaggi di questo genere. Mi ricorda i dominicani che mandavano le streghe al rogo e sostenevano che quelle pentite bruciavano felici.

    1. Scritto da El Caribe

      Poveri Dominicani: che le hanno fatto Monsieur Gaziantep? Sono una mite popolazione caraibica, con ben altre preoccupazioni che dare sui nervi a lei…Non sarà che ce l’aveva coi Domenicani? Suvvia, stia un pochino attento…e sì che, tra la E e la I, sulla tastiera, ci sono la R, la T, la Y e la U: non si può nemmeno parlare di errore di battitura. Le consiglierei di preoccuparsi dei messaggi che fa passare lei, piuttosto che di quelli di Guizzetti: non vorrei che la si prendesse in parola e si dichiarasse guerra a Santo Domingo! Hasta luego…

      1. Scritto da benjamin

        Ecco, bravo, fermati a guardare il dito, che alla luna ci pensiamo noi.

        1. Scritto da El Caribe (mesto)

          Suvvia, si rilassi: esiste anche l’ironia a questo mondo: a me fanno un po’ ridere gli arrabbiati professionali, gli anti questo e anti quello, quelli che non ridono mai perchè c’è la fame nel mondo. Tanto la fame c’è, sia che noi sorridiamo sia che facciamo la faccia da funerale. Crede davvero che io sia così fesso da guardare il dito? Gli è che mi sono un tantino stancato dei predicatori da blog, di quelli che sentenziano con nulla scienza in saccoccia. Tutto qua. Perciò, se anche, parlando di testamento biologico o di aspettative di vita, non ci si toglie il cappello e non si fa l’espressione da mormone in lutto, non se ne abbia a male. Continui a fare i sit-in per il Biafra e vedrà che fior di risultati…Cordialità.

          1. Scritto da De Pallosis

            Rieccolo ! “Le consiglierei di preoccuparsi dei messaggi che fa passare lei, piuttosto che di quelli di Guizzetti” , “di quelli che sentenziano con nulla scienza in saccoccia”.
            Che persona inutile . E che palle dev’essere sopportarla !
            Bacioni

  16. Scritto da MAURIZIO

    Se sono in coma irreversibile, ma mi batte il cuore, io non mi considero vivo. E ho diritto a non considerarmi tale. Non costringo altri a pensarla come me. Piuttosto, è l’ideologia di comunione e liberazione che vuole costringere me a rimanere in uno stato di non vita senza un limite temporale. Non credo affatto che il Sig. Englaro si meriti di essere chiamato assassino perchè, dopo 16 anni, ha deciso di voler interrompere lo stato di non-vita della figlia. Per i cultori del cattolicesimo romano si tratta invece di uno stato di vita? D’accordo. Non pretandano però che tutti la pensino come loro. Hanno paura che tutto questo porti alla eugenetica? Non credo proprio. Se io chiamo non-vita il mio coma irreversibile con la perdita totale delle funzioni di coscienza, ancorchè il cuore mi batta, non credo affatto di essere un selezionatore criminale della razza. Io cosi non voglio vivere. Punto.

  17. Scritto da pinco pallino

    Ogni persona dovrebbe esser libera di scegliere quello che meglio crede….prendiamo esempio dall’Olanda!

  18. Scritto da Carlo

    Qui si tratta semplicemente di rispettare la volontà personale di ogni singolo essere umano, che in coscienza deve poter decidere cosa fare della sua vita qualora dovesse ritrovarsi un giorno in uno stato vegetativo.Non si può avere l’arroganza e la pretesa di non riconoscere questo sacrosanto diritto ad ogni cittadino. Quindi spero che al più presto la legge provveda all’introduzione del testamento biologico e non faccia il tragico errore di non considerare trattamenti sanitari respiratori o alimentatori tramite sondino e strumenti di questo genere.
    L’art. 32 della Costituzione è piuttosto chiaro sulla questione, peccato che poi venga interpretato come più fa comodo alle gerarchie ecclesiastiche piuttosto che ai cittadini italiani.

  19. Scritto da Carlo

    Non c’è niente da fare. Il Nord Europa è sempre stato foriero di civiltà e rispetto per l’individuo. Non per niente le gemelle Kessler arrivano dalla saggia Svezia e il bigottismo nostrano ci fa una figura barbina.

    1. Scritto da Omar

      Chi ha detto che il Nord Europa è modello di civiltà e rispetto dell’individuo? Quali sono i parametri per aggiudicarsi tale titolo?
      Forse si vuole sempre sentire e vedere solo ciò che fa piacere, e quando qualcuno cerca di illuminare lo si taccia di bigottismo.

      1. Scritto da Carlo

        Ti basti quest’ultimo esempio, quello su cui stiamo discutendo adesso. Semplicemente da loro non c’è nessuno che pensa di avere la verità in tasca e per questo si arroga il diritto di decidere anche per gli altri. Si chiamerebbe anche libertà, ma forse è un concetto troppo alto per te.

        1. Scritto da Cacasenno

          Bellissimo ragionamento, quello sul nord Europa e sulle tradizioni di civiltà svedesi…peccato che le Kessler siano tedesche! Adesso ho capito perchè laurearsi in sociologia è così facile…

      2. Scritto da Giulio Panza

        Lo dicono i fatti. Nei paesi del nord ci vado due tre volte l’anno.
        Servizi sociali, cultura, ordine, servizi pubblici significato rispetto della persona, senza tener conto di un clima che non li favorisce di certo. E devo dire che a volte esagerano anche!!!
        Non si tratta di illuminare o meno, si tratta di rispettare le volontà individuali, qualunque siano. Tutto qui, ma per certa parte italica….questo è chiedere troppo.
        Giulio Panza

    2. Scritto da angelo f

      Secondo il lettore, sono senzaltro un bigotto, ma rispetto alla vita umana, non vedo proprio una grande civiltà nei paesi del Nord Europa, piuttosto un affinità con la selezione degli esseri umani di tragica memoria.

      1. Scritto da enrico

        Caro angelo f, prima di parlare di nazismo, vai a vedere i timbri che c’erano (e forse ci sono ancora) sui lingotti d’oro contenuti nei caveau della banca vaticana (IOR): sono proprio quelli dei tedeschi della seconda guerra mondiale. Prima di scrivere, fai posto alla lucidità.

      2. Scritto da Carlo

        Non si capisce su quale base lei -o un qualsiasi medico- possa disporre della vita di un altro.

      3. Scritto da Ernesto

        Lei veda quello che le pare ma per me vorrei decidere io. Se a lei spiace direi che fa lo stesso.

  20. Scritto da enrico

    Faccio l’avvocato del diavolo (mi sembra il momento giusto) e mi chiedo: quanto guadagnano le strutture private per ogni giorno di degenza dei pazienti in stato vegetativo? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, inoltre i peccati sono il sale della vita.

    1. Scritto da G.Comi

      Non dire queste cose! Loro sono i paladini della “vita”, i novelli cavalieri investiti di una missione divina…comunque tornando a bomba un paziente in stato vegetativo “rende” alla struttura circa 6000€ al mese di rimborso da parte della Regione. Parlo della Lombardia, presumo che quantomeno nelle altre regionidel centro-nord si sia lì. il dato non è aggiornatissimo perchè riferito ormai al 2009 quando il caso Eluana Englaro fece esplodere la questione . A proposito il 9 febbraio è l’anniversario

  21. Scritto da Donovan

    Ringrazio il dott. Guizzetti perchè da addetto ai lavori ha la possibilità chiarire molti dei nostri dubbi e di aprirci così gli occhi su una condizione clinica sulla quale si è molto discusso forse senza conoscerne molto.
    Dalle sue parole non traspare solamente la grande professionalità che ciascuno di noi vorrebbe sempre incontrare nei medici ma anche il grande amore per il suo lavoro e soprattutto per i suoi pazienti.
    Grazie.

    1. Scritto da Mario

      Se dovesse capitare a me di essere in condizioni vegetative e arrivasse un Guizzetti a volermi tenere attaccato ad una spina, io non lo ringrazierei di certo, perchè non è una cosa che vorrei. Non sono a sua disposizione per accanirsi terapeuticamente. Faccia quel che vuole su se stesso, lasci liberi gli altri di decidere per la loro vita.

      1. Scritto da Donovan

        Caro Mario, l’accanimento terapeutico si concretizza in atti medici o chirurgici che non cambiano la situazione clinica di un paziente terminale destinato a una rapida fine.
        Le persone in stato vegetativo non sono dei malati terminali, non sono attaccate a nessuna macchina, hanno gli occhi aperti di giorno che guardano in giro senza fissare apparentemente nulla e che si chiudono quando dormono. Sono dei malati cronici che dal punto di vista assistenziale hanno solamente bisogno che qualcuno li accudisca come si accudisce un bambino di pochi mesi (mangiare, bere, igiene personale) e che qualcuno li mobilizzi, come per qualsiasi paziente a letto per lungo tempo, per evitare le piaghe da decubito.
        Anche per me è stata una sorpresa scoprirlo: per caso sono andato a trovare il padre di un mio amico ricoverato in tale condizione: pensavo di trovare un alien attaccato a dieci macchine e invece nulla di questo. Mi pare utile dirlo a tutti.
        Ho appreso che dal punto di vista della loro capacità di comprensione e percezione della realtà circostante molti sono gli indizi che in realtà essi percepiscono e comprendono molto di più di quello che noi pensiamo che facciano. Alcuni malati che si sono “risvegliati” da tale situazione hanno riferito che capivano e sentivano tutto: sentivano anche i medici che dicevano ai parenti che la loro condizione era simile a quella delle piante (in internet puoi trovare l’esperienza vissuta da Salvatore Crisafulli). Il progresso scientifico fa passi da gigante e le ultime scoperte indicano che il cervello di queste persone reagisce ai comandi impartiti verbalmente attivando specifiche aree cerebrali come avviene in persone coscienti.
        Io non vorrei essere soppresso solo perchè non riesco a comunicare che in realtà sono cosciente.
        Mi sono chiesto come mai, se ognuno ha il diritto di disporre a piacimento della propria vita, ci ostiniamo a salvare chi si butta in un fiume perchè disperato vuol farla finita o a portare al pronto soccorso chi prende un’intera scatola di sonniferi per non svegliarsi più??
        La mia risposta è che il valore della vita va al di là delle sofferenze fisiche o psicologiche e che le persone vanno aiutate per prevenirle e superarle. Ai malati va fatto sentire che c’è qualcuno che sta loro vicino. Quanti aspiranti suicidi hanno ringraziato i loro salvatori riscoprendo il valore immenso della vita. Aiutare gli altri inoltre arrichisce noi stessi.
        Parlare di piante mi ha fatto venire in mente che quando vado in vacanza mi preoccupo di trovare qualcuno che possa venire a dare da bere alle mie piante perchè non muoiano.
        Penso che un uomo valga molto di più di una pianta.
        Spero di esserti stato utile. Buona serata.

        1. Scritto da Ugo

          Utilissimo. Però di me lasci che decida io.

        2. Scritto da fanoste

          buon per lei che abbia capito cosa prova una persona in stato vegetativo e accetti di vivere in quello stato se dovesse capitarle.
          Per me quella non è vita.
          Non poter abbracciare i miei figli, rimanere h24 in un letto e costringere i miei cari ad accudire un corpo che “forse” sente ancora qualcosa.
          Lei è liberissimo di rimanere attaccato ad una macchina… io voglio essere libero di non farlo.
          E’ una mia scelta!
          E non c’entrano nulla i tentati suicidi…. una persona che vuole farla finita con la vita non si può paragonare a chi non considera vita quanto sopra.

          1. Scritto da Donovan

            gentile fanoste, sono d’accordo con lei: molte sono purtroppo le situazioni in cui ci sembra che la vita sembra non valga la pena di essere vissuta: M. di Alzheimer, gravi malattie psichiatriche, gravi menomazioni fisiche, ecc. ecc. e allora che si fa?
            In molte altre sono le macchine che aiutano a vivere: dialisi, pace-maker, ventilatori a O2. In altre situazioni per vivere bisogna prendere tutti i giorni dozzine di pillole, compresa la morfina contro dolori lancinanti… Sono tutte sfide per la nostra umanità chiamata a guarire e/o alleviare ma mai a sopprimere.
            Io non ho capito cosa prova una persona in stato vegetativo, però ho cercato di approfondire la cosa per farmi un’idea che non fosse ideologica, grazie anche alla lettura di esperienze reali come quella di Salvatore Crisafulli (provi a cercare in un motore di ricerca), e alla visione diretta delle persone in tale situazione.
            Ho compresso che le persone ammalate vanno aiutate nella malattia, curandole al meglio come fa il dott. Guizzetti, facendo sentire a loro e parenti la nostra vicinanza fraterna, riconoscendo l’umanità che tutti ci accomuna e chi permette di considerarle, al di là di come vorremmo che fossero, molto di più di come valutiamo le piante del nostro giardino per le quali ci preoccupiamo di non far mancare l’acqua. La presenza di strutture dedicate per la cura delle persone in stato vegetativo permette di liberare i parenti (dei quali capisco l’angoscia) dalla necessità di dover accudire i malati e le garantisco che in molte di tali strutture le persone non sono solo accudite ma anche profondamente amate. Molti sono anche i casi che si sono risvegliati dimostrando l’utilità della cura anche se protratta a lungo.
            Mi permetto di sottolineare di nuovo che negli stati vegetativi le persone a meno che non abbiano altre gravi patologie NON SONO ATTACCATE A NESSUNA MACCHINA; non sappiamo cosa percepiscono anche se sappiamo che certamente percepiscono qualcosa. Ritengo che sopprimerle non sia umano come non lo è la soppressione di qualsiasi vita umana il cui valore è universale e va fortunatamente ben al di là delle nostre opinioni.
            Cordialmente.

          2. Scritto da angelo f

            Egr. sig. Donovan, anche se in ritardo, permetta di essere pienamente d’accordo con le sua delucidazioni, i numerosi interventi contrari li lasci tranquillamente ai signori che li hanno espressi: “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.
            Saluti