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Veglia laica per Eluana all’Auditorium di Bergamo

"Una questione di vita e di morte" è il titolo dello spettacolo di e con Luca Radaelli in collaborazione con Beppino Englaro che sarà presentato sabato 4 febbraio, alle 21, all'Auditorium di Piazza Libertà a Bergamo.

"Una questione di vita e di morte" è il titolo dello spettacolo di e con Luca Radaelli in collaborazione con Beppino Englaro che sarà presentato sabato 4 febbraio, alle 21, all’Auditorium di Piazza Libertà a Bergamo.

Proposto da UltimaLuna e da Teatro Invito, in collaborazione con Associazione Arts e Lab80, lo spettacolo è dedicato ad Eluana Englaro, la donna che a seguito di un incidente stradale a 21 anni ha vissuto in stato vegetativo per 17 anni fino alla morte naturale il 9 febbraio 2009, sopraggiunta a seguito dell’interruzione della nutrizione artificiale.

In tutte le culture, la morte è sempre stata un fatto naturale. Viviamo, invece, in una società che cerca di dimenticarla, occultarla, esorcizzarla. 

Le comunità, un tempo, si riunivano a vegliare il morto con canti e racconti, mangiando e bevendo. Nel caso Englaro abbiamo assistito a una sorta di veglia mediatica a reti unificate, dove la polemica sostituiva la pietà. 

Noi vogliamo proporre una veglia laica, dove la ritualità del teatro, ripercorrendo le tappe della vicenda Englaro, arrivi a toccare corde emotive trascurate nelle discussioni pubbliche. Lo spettacolo si allarga a una riflessione più generale sul nostro rapporto con la morte, con la religione, con la medicina, con la memoria. Canti, brani letterari e poesie ci accompagnano in questo viaggio, per capire come vita e morte sono le due facce della stessa medaglia. 

Come può un fatto di cronaca diventare teatro?

Oggi il teatro, specialmente il teatro di narrazione, sta riempiendo spazi rimasti vuoti, gli spazi del dibattito, dell’approfondimento, della presa di coscienza su temi sensibili politicamente ed eticamente. Inoltre, il teatro ha un carattere rituale che potenzia le parole e i segni e che crea, nei momenti più felici, un’atmosfera di “comunità” cui attore e spettatore partecipano. Questo è quanto abbiamo cercato di ricreare con lo spettacolo “Una questione di vita e di morte”. E’ uno spettacolo dedicato a Eluana Englaro, più che su Eluana Englaro.

E’ la veglia funebre che questa ragazza non ha avuto, presa dal vortice del dibattito politico. Non uno spettacolo politico, quindi, ma un rito laico per parlare insieme di temi che ci coinvolgono tutti. Del Tema per eccellenza. Viviamo in una società in cui è difficilissimo parlare serenamente del nostro rapporto con la morte. È quasi un argomento tabù.

Eppure ci sembra che le persone abbiano un gran bisogno di parlarne. Il testo che ho scritto parte dalla vicenda Englaro, ne ripercorre la cronaca, per passare poi a trattare quello che riguarda tutti noi. Lo faccio citando le parole dei classici (Shakespeare, Sofocle, Molière, Dante, Foscolo), ma anche i commentatori contemporanei (Vladimir Jankelevitch, Indro Montanelli, Adriano Sofri, Vito Mancuso).

Ma soprattutto attraverso una narrazione che vuole prendere per mano gli spettatori e accompagnarli in un percorso “in quella terra di nessuno che in realtà è terra di tutti”. Un percorso che vuole evitare le secche dell’ideologia e delle prese di posizione preconfezionate, che non esclude nessuno (credenti o non credenti, di destra o di sinistra) che non vuole dare delle risposte, ma porre delle domande: “Dov’è il confine che segna il passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti?”, “Dio ha voluto l’incidente di Eluana?”, “Cos’avrei fatto io se fossi stato nei panni di suo padre?”, “Come parlare della morte a un bambino?”, affrontando senza censure gli aspetti che sono saliti alla ribalta negli ultimi tempi: la nutrizione forzata, il rapporto medico-paziente, il testamento biologico, l’eutanasia.

Ma, infine, gli elementi del teatro scartano dai binari dell’analisi, per restituire l’emozione, il gesto, la voce che diventa poesia e canto. Accompagnato dal pianoforte, dalla chitarra e dalla voce di Marco Belcastro, la narrazione si avvicenda alle canzoni di Guccini, De André, Giovanna Marini, Stephen Stills, Robert Wyatt, un canto Yiddish, un canto di montagna, un lied di Schubert. Un prendersi per mano collettivo per accostarsi all’indicibile.

 

Dopo lo spettacolo si terrà un incontro con Andrea Di Lascio, avvocato del Foro di Bergamo e docente di Diritto Pubblico e Diritto dell’Informazione e con Gianmariano Marchesi, primario del reparto di anestesia e rianimazione degli Ospedali Riuniti di Bergamo, modera Davide Agazzi, giornalista di bergamonews.it.

Biglietti 8 euro intero; 6 euro ridotto per i soci di Lab80

Info: info@auditoriumarts.it – tel. 035.211211

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