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Imparare a parlare in pubblico Imprenditori a scuola

Prende il via lunedì 6 febbraio a Osio Sotto il Corso di dizione promosso da Ascom Formazione e rivolto agli imprenditori per correggere la pronuncia e vincere la paura di parlare in pubblico

Prende il via lunedì 6 febbraio il Corso di dizione promosso da Ascom Formazione e rivolto agli imprenditori.

Cinque lezioni, dieci ore in tutto, per imparare l’esatta postura del suono, una maggior chiarezza espositiva ed un’eleganza verbale, qualità che aiutano a parlare in pubblico con sicurezza ed efficacia.

«L’accento del proprio territorio è sicuramente parte della propria identità, ma fuori dalla realtà territoriale, senza sacrificare le origini, è possibile vendere e vendersi di più e meglio – afferma Daniela Nezosi, responsabile dell’area formazione di Ascom Bergamo – E’ questa un’esigenza sentita dai nostri imprenditori e per questo abbiamo pensato ad un corso per imparare a padroneggiare noi stessi, la voce, il movimento e il linguaggio, cercando di sviluppare caratteristiche uniche ed individuali».

Il corso è pensato e realizzato in collaborazione con il Teatro Prova e va a lavorare sulla pronuncia e sullo sviluppo delle potenzialità espressive, che utilizzano le regole di modulazione della voce per catturare l’ascolto del interlocutore in base a tecniche di palcoscenico.

Docente del corso è l’attrice Patrizia Geneletti del Teatro Prova, che affronta con i suoi studenti i seguenti argomenti: l’espressività, la lettura, l’improvvisazione, lo scioglilingua, i gramelot e gli elementi espressivi della voce, come il tono, le inflessioni, il volume e il ritmo.

Le lezioni si svolgono nella sede dell’Accademia del Gusto ad Osio Sotto (piazzetta don Gandossi, 2) nelle serate del 6, 9, 13, 16 e 23 febbraio dalle 20,30 alle 22,30.

Per informazioni rivolgersi ad Ascom Formazione tel. 035 4120180/183;  email info@ascomformazione.it; www.ascomformazione.it

Commenti

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  1. Scritto da max

    Smettiamola con le …., la marcata cadenza bergamasca sarebbe un problema,ma una cosa così stupida non lo mai sentita in vita mia,ci sarà sicuramente un finaziamento regionale o provinciale,e perchè per gli imprenditori e non per i professori che insegnano a scuola o per i politici,siamo alla follia.

  2. Scritto da MAURIZIO

    Confondere la prosodia con il linguaggio, e mettere il secondo al servizio della prima, non è mai una bella cosa. Pensare che si comunichi con la prosodia (il tono, il ritmo, l’accento del linguaggio) e non con il linguaggio (espressione linguistica del nostro pensiero, cioè di noi stessi) è la nostra attuale malattia sociale di cui sono affetti anche menti illustri e numerosi saperi scientifici tra i quali talune psicologie. Questo accento sulla prosodia, badate bene, non viene messo nella speranza di migliorare il linguaggio, cioè il pensiero e quindi noi stessi, ma con il solo intento di “rendere efficacie”, di “potenziare” e cioè di vendere e di vendersi meglio di altri. Il dialetto non è la storpiatura o la perversione di un pensiero retto. Per nulla. Nel linguaggio dialettale (con il suo accento caratteristico), ad esempio, ci sono molte prove di un pensiero saggio, evoluto, umano. Pensate ai proverbi. La civiltà del dialetto è la civiltà popolare di un tempo. Avrà i suoi grandi difetti, ma ha anche i suoi grandi pregi. Che poi non sia del tutto utile o, al limite, rispettoso andare in Cina per siglare un contratto commerciale esprimendosi in bergamasco, forse questo è anche vero. Ciò non toglie però, insisto, che comunichiamo il nostro pensiero con il linguaggio non con la prosodia. Forse la prosodia può essere la sentinella del linguaggio, ma non è in grado di sostituirlo. Semmai lo rafforza, lo smentisce, lo depura, lo complica. E via di seguito. Se le nostre intenzioni siano buone, oneste e benevole oppure maligne e cialtrone non dipende dalle capacità espressive o dalla dizione perfetta, ma da come siamo fatti dentro di noi e dall’intenzione che ci anima. In conclusione, non possiamo che ricordiare la frase di un maestro, il fondatore della lingustica strutturale : “Il pensiero senza il linguaggio è come una nebulosa in cui nulla è necessariamente definito”.
    Quindi, attenzione al fumo senza arrosto.

  3. Scritto da ottone erminio

    In effetti la questione suona davvero male: sembra che avere l’accento bergamasco sia un limite per gli affari e la contattualistica e una vergogna per il lavoro, addirittura si cita ( in altri siti) con vergogna l’espressione “pota”, che altro non è la dotta versione volgare di un’ espressione latina “postea” dopo ciò…..
    Davvero deprimente l’iniziativa dell’Ascom: qui non si tratta certo di leghismo, la cultura bergamsca è anche accento, fonetica ed espressioni marcate dialettali, con buona pace del teatro Prova.
    Io personalmente non ho mai perso un contratto di lavor per il mio accento bergamsco…..

  4. Scritto da matty

    che vergogna sta cosa…….
    Questi signori qua non sanno che solo con la parlata con accenti in bergamasco e’ come avere in tasca un contratto gia’ firmato…….
    che pena

  5. Scritto da matty

    che vergogna sta cosa…….
    Questi signori qua non sanno che solo con la parlata con accenti in bergamasco e’ come avere in tasca un contratto gia’ firmato…….
    che pena