"Io, via dalle Poste senza lavoro né pensione" - BergamoNews
La storia

“Io, via dalle Poste senza lavoro né pensione”

Rosario Previtali di Bonate Sotto, 57 anni, dipendente alle Poste doveva andare in pensione da gennaio. Ma dal 2012 con il decreto Salva Italia sarà senza lavoro e senza pensione.

Il decreto “Salva Italia” è una cartolina amara per 225 dipendenti delle Poste Italiane ormai prossimi alla pensione. Rosario Previtali, 57 anni, di Bonate Sotto lavora all’ufficio postale di Bottanuto. Quarant’anni di lavoro e di contributi versati, un requisito che dal 5 dicembre scorso non è stato più sufficiente. Ora per andare in pensione Rosario dovrebbe aspettare di avere sessant’anni.

“Ma nel 2010, Poste Italiane che è una Spa ma di proprietà del Ministro dell’Economia stabilisce che ci sono 12mila esuberi, poi rifà i conti e media con i sindacati e arriva a dichiarare 6.500 dipendenti in esubero – racconta Rosario –. Quest’estate Poste Italiane ha provveduto a chiamare quelli che sono più vicini alla pensione e tra questi anche me”. Poste Italiane garantisce il pagamento degli stipendi fino al raggiungimento delle pensione ed il versamento dei contributi per raggiungere i requisiti di quanti possono usufruire della prima finestra previdenziale. Rosario è tra questi, in pensione dovrebbe andarci dal gennaio 2013, poi con la manovra dell’agosto scorso si aggiunge un altro mese: febbraio 2013. Previtali firma, con tanti altri colleghi, l’accordo che prevede il licenziamento congiunto: dal 1° gennaio 2012 rimarrà a casa. Trascorrono i mesi, le settimane per raggiungere la meta della pensione sembra ormai prossima.

A 25 giorni dal traguardo il decreto Salva Italia che cambia le sorti del sistema pensionistico e stravolge la vita di Rosario. Secondo i nuovi parametri Rosario dovrebbe lavorare altri quindici mesi, ma sorge il problema che lui un lavoro dal 1° gennaio 2012 non lo avrà più. “Ora spero che ci ripensino – ammette – altrimenti dovrò far fronte a versare i contributi necessari”. La prima settimana dopo il varo del decreto Monti, racconta Rosario, è stata un incubo. “Poi si metabolizza ed infine si spera che chi deve decidere non guardi solamente i numeri ma capisca che dietro quelle cifre ci sono persone. E spero che il sindacato riesca a risolvere questo disagio”. Un disagio che ha un costo. Previtali ha fatto due conti, se il decreto Salva Italia rimarrà così dovrà versare dai 35 ai 40mila euro per poter raggiungere i nuovi requisiti. “Un costo assurdo per chi ha lavorato onestamente come me, anche perché questa situazione non l’ho cercata io e mi trovo senza lavoro e senza pensione – afferma –. Sono fiducioso che qualcuno ravveda le posizioni come le mie o che si intervenga per potermi di nuovo dare la possibilità di continuare nel mio lavoro fino alla maturazione dei nuovi requisiti necessari”.

Rosario intanto ha preso carta e penna ed ha scritto a tutti i parlamentari bergamaschi, ha scritto al ministro del Welfare Elsa Fornero, non si rassegna a subire una situazione che definisce “paradossale”. “Sono disposto a fare sacrifici, che già mi chiedono perché con la manovra percepirò il 6% in meno rispetto a quanto avrei dovuto prendere – conclude Rosario – ma mi auguro che risolvano le situazioni come la mia che sono state generate dallo stesso decreto. Nessuno sei mesi fa poteva solamente ipotizzare che ci sarebbe stata questo stravolgimento”. 

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