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E Nicoli Cristiani disse: “Sono rovinato”

Il blitz dei carabinieri che indagavano su Brebemi e su Pierluca Locatelli anche in casa dell'ex assessore regionale. Centomila euro in contanti nel suo studio.

E’ l’alba del 30 novembre quando i carabinieri di Brescia entrano nell’abitazione di Franco Nicoli Cristiani. Tra le mani dei militari c’è un mandato di perquisizione e anche una copia dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip. I carabinieri chiedono se vi sia traccia della tangente da 100 mila euro che secondo loro (in base ad intercettazioni telefoniche e ambientali) l’ex assessore regionale e oggi vice presidente del Consiglio lombardo, ha ricevuto da Pierluca Locatelli, presidente della holding Locatelli di Grumello del Monte. Nicoli Cristiani risponde di no. A quel punto scatta un’accurata perquisizione. In pochi minuti i carabinieri arrivano nello studio del politico Pdl. In un paio di cassetti ci sono molte banconote da 500 euro: il conto finale di quelle banconote, 100 mila euro, porta i carabinieri a sentirsi ancor più sicuri di quando erano entrati nell’abitazione. "Adesso sono rovinato" dice in quel momento il politico. La moglie si sveglia, si dispera anche lei. "Ma come, non era accaduto nulla quando eri assessore…" dice. Almeno questo riferiscono le indiscrezioni.

Franco Nicoli Cristiani nel 2001, quando era assessore regionale all’Ambiente, aveva nominato tra i dirigenti dell’Arpa anche Giuseppe Rotondaro. E’ Rotondaro, secondo gli inquirenti, che si incontra con Pierluca Locatelli il 26 settembre e riceve la mazzetta da 100 mila euro che lui stesso, il dirigente dell’Arpa, porta poi a Nicoli Cristiani in un incontro in un noto ristorante di Milano. "Manca l’altra parte, i 10 mila euro", dice Rotondaro a Locatelli. E il 30 settembre l’imprenditore bergamasco torna a Milano con i 10 mila euro che finiscono nelle tasche del dirigente dell’Arpa. A cosa servivano quei soldi? Servivano, secondo i carabinieri e la procura di Brescia, a sbloccare le autorizzazioni per la cava cremonese di Cappella Cantone, che il gruppo Locatelli voleva gestire. L’affaire della cava cremonese è quindi un nodo collaterale all’inchiesta su Brebemi. E i carabinieri arrivano a Nicoli Cristiani perchè tenevano sotto controllo Pierluca Locatelli.

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