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Denis: “Anche Messi mi ha chiesto dell’Atalanta” fotogallery

El Tanque nerazzurro si racconta in un'intervista su GQ: "Il merito dei miei gol va diviso tra l'allenatore e i compagni, che mi supportano al meglio. E poi ovviamente Marino, che ha sempre creduto in me".

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 Si ispira a Batistuta e Crespo, ma anche a Diego Milito. Indossa il 19 in omaggio al Santo delle cause disperate, e da qualche mese è la disperazione dei difensori del Campionato italiano.German Denis a 30 anni è ripartito da Bergamo per riprovare la scalata al trono dei cannonieri italiani. Un tentativo neanche intrapreso nel 2002 (quando fece poche comparse con il Cesena) e poi arenatosi a sole otto reti nel suo primo anno a Napoli. Dopo Udine, ecco l’Atalanta e la sua nuova giovinezza: neanche a un terzo del campionato, Denis ha polverizzato il suo precedente record raggiungendo quota 10 con tanto di bonus (l’ultimo gol lo ha inflitto proprio al Napoli di Cavani e Lavezzi).
"Il bonus è solo una spinta in più per far vincere la squadra. In attesa di ottenere la salvezza con l’Atalanta, mi godo il titolo di capocannoniere. A dire il vero, non ci avevo proprio pensato".
Dopo i 37 goal segnati nei due anni all’Indipendiente, in Italia al massimo ne aveva fatti 8 al primo anno con il Napoli. Ma parliamo di tre anni fa, quando German per tutti era solo "El Tanque", il carro armato. Oggi il nomignolo affibbiatogli  per la sua grande prestanza fisica è in procinto di essere modificato per essere in armonia con la sua nuova linea ottenuta grazie alla dieta suggeritagli da Bellini e Manfredini. "Stare bene fisicamente, aiuta a stare bene anche psicologicamente. Questa è una cosa molto importante. Però, il merito dei miei gol va diviso tra l’allenatore, che sa sfruttare al meglio le mie caratteristiche, e i compagni che mi supportano al meglio. Ovviamente un grazie va a Pierpaolo Marino che non ha mai smesso di credere in me. Il gol più bello? Quello che ci farà conquistare la salvezza".
L’ultima vittima, in ordine cronologico, è stato proprio quel Napoli che due anni fa decise di non puntare su di lui. "Non provo rivalsa nei confronti del Napoli, ma ho solo voglia di far vedere a tutti il mio lavoro. Sono arrivato dall’Argentina con l’abitudine di giocare sempre, e per questo decisi di cambiare squadra poiché a Napoli ero chiuso. Ma l’affetto nei confronti della gente e della squadra resta intatto. Ho ancora molti amici all’ombra del Vesuvio".
Tra questi, anche Lavezzi. "Il Pocho è un grande calciatore e un grande uomo. Quando giocavo con lui ero molto sicuro perché sapevo che poteva inventare da un momento all’altro il passaggio per mandarmi in rete. Siamo rimasti amici e ci sentiamo spesso. Quando sono stato convocato in Nazionale, è stato tra i primi a congratularsi con un sms".
Capitolo Nazionale. Parlando con Claudio Gugnari (il vice Ct dell’Argentina, in Italia per visionare anche  Denis) ci siamo resi conto della grande considerazione che lo staff dell’Argentina nutre nei tuoi confronti. Nel loro schema, tu ricopri il ruolo di punta centrale davanti a Messi. Un ruolo che ti devi contendere con Higuain e Aguero. Bella soddisfazione, considerando che tu giochi con l’Atalanta e non con il Real Madrid o il Manchester City. "Lasciamo stare i confronti, stiamo parlando di fenomeni. Sono felice di essere tornato a vestire la maglia della Nazionale dopo tanto, troppo tempo. Sono felicissimo di essere tenuto in considerazione e mi impegnerò al massimo per fare la mia piccola parte e cercare di restare nel gruppo. Messi e compagni, si sono presto informati dell’Atalanta e del suo buon inizio di stagione, ma non capivano perché siamo dovuti partire da -6. Poi gliel’ho dovuto spiegare… ".

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