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Con l’ottimismo dei Giovani Confindustria guarda avanti fotogallery

Alla fiera la celebrazione dei 40 anni del Gruppo presieduto da Gianmarco Gabrieli: "I problemi non mancano ma Bergamo ha saputo evolversi in maniera positiva".

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E’ forse con un certo sospiro di sollievo che gli imprenditori, giovani e meno giovani, hanno festeggiato alla Fiera di Bergamo i 40 anni del Gruppo Giovani di Confindustria Bergamo proiettandosi fra 50 anni e immaginando, come ha fatto l’attuale presidente del Gruppo Gianmarco Gabrieli, un territorio più avanzato di quello attuale, maggiormente inclusivo, forte del suo tessuto manifatturiero evoluto.

Forse un’utopia che, se da un lato fa dimenticare per qualche ora le difficoltà di questi giorni, dall’altro sottolinea quella voglia di “visione”, di andare oltre la gestione dell’attualità, che ha da sempre caratterizzato il Gruppo.

Nato nel 1971 sotto la presidenza di Emilio Mazzoleni, il Gruppo Giovani, come hanno ricordato i numerosi ex presidenti intervenuti, da Pier Luigi Rizzi a Guido Resta, da Andrea Moltrasio a Monica Santini, passando per Silvio Albini, Aldo Arditi e Ercole Galizzi, ha via via assunto caratteristiche diverse, diventando in un primo tempo ambasciatore dell’industria in tempi non sempre facili, cercando il dialogo con tutta la società e approfondendo in seguito filoni di azione in ambito sociale come quella della scuola, dell’antinfortunistica, della cultura del territorio in un mondo sempre più globalizzato, dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, dell’immigrazione.

Temi non solo studiati a tavolino o nei convegni, ma soprattutto sviluppati in azioni concrete, accompagnate, come ha evidenziato Gianmarco Gabrieli, da una riflessione costante sul futuro. Un futuro che si vuole immaginare migliore, dove, in un mondo profondamente mutato, con un’Europa sempre meno predominante e dove i problemi ambientali sono tutt’altro che risolti, Bergamo ha saputo evolversi in maniera positiva “non è diventata una città museo, ha saputo puntare sulla tecnologia, grazie anche a medie aziende internazionali profondamente radicate sul territorio, ad una trama sociale aperta, ad un contesto multietnico tollerante e attrattivo”.

Una ventata di ottimismo che è stata in parte fatta propria anche dai partecipanti al dibattito: Lorenzo Thione, inventore di Bing, il motore di ricerca di Microsoft, Carlo Pesenti, a capo di Italcementi, Luigi Abete, storico presidente di Confindustria, e Anna Maria Artoni, che ha ricoperto la carica di presidente nazionale dei Giovani Imprenditori.

Lorenzo Thione ha sottolineato come negli Usa il baricentro dell’innovazione si sia spostato a San Francisco anche perché le persone sono alla ricerca di un nuovo compromesso fra lavoro e vita, così si sceglie l’azienda anche in funzione dell’attrattività complessiva del territorio. Ha poi sottolineato che si sta creando un limite legato al fatto che non c’è più una apertura al rischio molto ampia e che gli investitori preferiscono puntare su innovazioni incrementali e su piccoli progetti, ma alla lunga questo potrà rivelarsi un grosso limite, perché la vera innovazione richiede tempi lunghi e adeguati investimenti.

Carlo Pesenti ha evidenziato come una grande azienda cerchi molto una visione a lungo termine, illustrando i filoni più interessanti quali la ricerca di una maggiore sostenibilità ambientale, ed ha sottolineato fra gli assets di Bergamo la cultura imprenditoriale, la capacità di solidarietà, la matrice industriale poderosa, il fortissimo senso di appartenenza che può diventare una debolezza se diventa chiusura . Fra le debolezze “storiche” che potranno penalizzare il futuro: le infrastrutture per la mobilità e un’attenzione non accorta all’ambiente.

Anna Maria Artoni ha parlato dei Giovani Imprenditori come di un’anima importante, movimento di persone e non di imprese, utile anche per selezionare la migliore classe dirigente dell’organizzazione.

Un’organizzazione che, ha sottolineato Luigi Abete, “rimane all’altezza dei tempi, attua un vero ricambio delle classi dirigenti ed ha sempre saputo scegliere il presidente giusto al momento giusto”. Rispetto al futuro Luigi Abete immagina un paese che “se la caverà” se saprà “esportare il “made in Italy” e saprà importare cittadini del mondo grazie ad un nuovo Rinascimento che si declina in una buona capacità di dare prodotti e servizi”.

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