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Morto nello scoppio a Lallio “Rosario, ci davi forza” fotogallery

Ai funerali tanti colleghi dell'operaio morto nello scoppio alla Cama di Lallio venerdì notte. Presenti anche molti volontari della Croce Bianca, che hanno scritto per Rosario Spampinato una lettera: "Ci dicevi che non sempre si può vincere".

Il messaggio non è stato letto in chiesa, ma pochi minuti più tardi, al cimitero di Treviolo. Lì i volontari della Croce Bianca di Bergamo, e in particolare del gruppo di Boltiere, hanno potuto leggere la loro lettera per l’amico Rosario Spampinato, l’operaio e sindacalista morto nell’esplosione alla Cama di Lallio nella notte di venerdì 25 novembre, che era anche volontario della Croce Bianca nel gruppo della Bassa Bergamasca. "Tu ci davi la forza, dicendoci che non sempre si può vincere – c’era scritto nella lettera -. Ci dicevi spesso che il destino è più forte di noi. A volte la vita ci mette davanti ad eventi di cui non comprendiamo il significato, come oggi la tua scomparsa. L’unica consolazione è che nel disegno che Dio aveva preparato per te c’eravamo anche noi. Solo la certezza che continuerai ad esserci accanto e a vivere nei cuori di chi ti ha amato tanto, ci dà la forza di continuare a guardare avanti". Si è concluso così un funerale al quale hanno partecipato centinaia di persone, riempiendo la parrocchiale di Treviolo. Un funerale arrivato dopo giorni di choc per quanto accaduto a Lallio, con un’esplosione in piena notte che si è portata via un operaio volenteroso, d’esperienza, una persona che quando toglieva la tuta d’operaio indossava quella arancione della Croce bianca per stare sulle strade a prestare assistenza. C’erano la moglie Alessandra Giudici, i figli di 19 e 13 anni, molti parenti arrivati dalla Sicilia per l’ultimo saluto a Rosario. Non mancavano il sindaco di Treviolo Gianfranco Masper e il sindaco di Lallio Massimo Mastromattei, che da venerdì si sta occupando delle conseguenze dell’esplosione, con danni non irrilevanti anche in paese. Non si è dimenticata di Rosario Spampinato anche la Cisl, presente con Mimma Pelleriti, della segreteria provinciale, e Gigi Pezzini, bergamasco e segretario regionale della Fistel Cisl.

Commenti

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  1. Scritto da Pierluigi Toccagni

    Mi unisco al lutto e, alla famiglia che sopravvive, non solo manifesto la solidarietà e la vicinanza, ma indico la strada dell’assistenza e del riconoscimento del danno esistenziale dovuti a chi ha subito un gravissimo stress post traumatico (che inizia dopo il funerale) e che non sempre vengono riconosciuti. Ciò detto, manifesto invece tutte le mie riserve per come la stampa ha affrontato l’evento. L’evento successo è di notevole gravità non solo perché c’è l’ennesimo morto sul lavoro, ma anche perché manifesta in modo violento e drammatico una grave carenza di prevenzione a partire dalla “mentalità” diffusa. Alla luce dei pochi cenni fatti con estremo pudore dai giornalisti, pare evidente che l’impianto doveva essere fermato e non è stato fatto. Ho comprensione per il conflitto interiore di interessi vissuto da Rosario: contemporaneamente era il tecnico di assistenza, controllo e manutenzione ordinaria, il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza sul lavoro, il Rappresentante Sindacale e componente di un’associazione che vive di emergenze (e non di prevenzione). Basta questo a indicare che non sapeva che pesci pigliare. In più ce lo hanno voluto propinare con l’immagine dell’attivista politico di Partito: a che pro? Infine si è parlato di apertura di un’inchiesta come atto dovuto, mentre nessuno si è posto tre fatti incontrovertibili: 1) una caldaia di questo tipo (per di più atterzzatura in pressione) deve avere sistemi di rivelazione e allarme molto efficaci, ben noti al “tecnico”, che aveva chiamato i responsabili.