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“Il paziente Italia è grave serve una cura shock”

Secondo l'economista, intervenuto alla presentazione del XVI Rapporto del Centro Einaudi alla Ubi Banca, il nostro Paese necessita di una serie di riforme strutturali.

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 Diagrammi, cifre, curve e schemi. Una diagnosi per trovare una cura al paziente più malato nel reparto della crisi economica mondiale che dura ormai da anni: l’Italia. Mario Deaglio, economista, intervenuto alla presentazione del XVI Rapporto del Centro Einaudi sull’economia globale e l’Italia non usa mezzi termini

"Per uscire dalla crisi servono riforme urgenti perché se non attuate hanno riflessi gravi – afferma Deaglio – Il prelievo superiore deve essere usato per sostenere domanda e produzione, associando riduzione di reddito e restituzione in un patto sociale". 

Un patto sociale che sappia guardare oltre il presente, perché le stime sulla disoccupazione sono infieriori alla realtà. Che fare in un contesto mondiale in continua trasformazione che vede l’Occidente cedere l’ombelico economico all’Asia? Per Deaglio la direzione deve vedere un’Europa più unita, con una governace migliore: "gli Stati dovranno accettare di cedere ulteriore sovranità in tema di fisco, servizi, politiche per l’immigrazione, traffico aereo e difesa".

L’Europa da arbitro dovrà entrare in campo e giocare la sua partita perché – secondo il Fondo Monetario – l’Occidente passerà nei prossimi anni dal 62% al 42% del Pil mondiale mentre l’Asia salirà dal 15 al 28,9%. 

Deaglio illustra quattro scenari di lungo periodo: il futuro radioso con una crescita nei Paesi ricchi che recupera stabilmente tassi del 3/4% grazie al ruolo forte dell’innovazione e con bilanci pubblici che non necessitano di ulteriori manovre. Ma il primo scenario sembra lontano. Il secondo è intitolato "I compromessi inflazionistici" con una maggiore inflazione che scatenerà pressioni protezionistiche. Nonostante le pressioni la regolazione dei mercati rimane efficace con un contrasto sociale tra debitori – favoriti dall’inflazione – e i creditori che saranno sfavoriti. 

Il terzo scenario ripiega sull‘Insolvenza programmata e prevede una bassa crescita nei Paesi ricchi, scarsa inflazione, un mercato globale a rischio e tensioni sociali con esito politico incerto. 

Se gli scenari due e tre evocano preoccupazione è il quarto scenario a sparigliare le carte: la tempesta perfetta.

Uno scenario che vedrà la scarsità di investimenti, una crescita molto bassa della produttività, una continua emissione di moneta che porterà fuori controllo l’inflazione. Nella grandine c’è spazio per la frantumazione del mercato globale con un uso esteso del baratto nel commercio internazionale (l’esempio della Cina che in Africa realizza infrastrutture facendosi pagare in materie prime e terra al posto dei dollari). In questo orizzonte non manca un’accentuata instabilità politico-sociale. Gli esiti incerti sul futuro, rendono perfettamente l’idea dell’economia traballante che anima il presente. 

I grafici pessimi illuminano ancora la sala quando Daeglio conclude la relazione con una "necessaria ricomposizione degli interessi contrastanti, un’immediata politica delle riforme e un invito esteso a tutti: o si cambia registro o si va a fondo. Tutti". 

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