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Donne uccise “per amore” Otto omicidi in tre anni

Il 25 novembre è la giornata internazionale dell'Onu contro la violenza sulle donne. Dal 2008 in città e provincia 8 omicidi su 24 a causa di una relazione sentimentale.

Uomini che uccidono le donne, spesso per gelosia, spesso perché non riescono a far fronte a rapporti d’amore spezzati, e traducono la rabbia in omicidio, in violenza su una compagna con cui hanno condiviso pezzi di vita. I proprio uomo che diventa cattivo, lontano anni luce dall’immagine comune e facile dell’uomo cattivo venuto da lontano, sconosciuto. Anche la città e la provincia di Bergamo, negli ultimi anni, hanno dovuto assistere forse più che in passato a omicidi tra le mura di casa, a ex storie d’amore finite nel sangue, con una coltellata, con uno strangolamento.

Il 25 novembre è la giornata internazionale dell’Onu contro la violenza sulle donne. E proprio di recente il generale ed ex comandante del Ris di Parma Luciano Garofano ha pubblicato il suo ultimo libro: “Uomini che uccidono le donne”.

La fredda statistica degli ultimi tre anni ci dice che i delitti di donne tra le mura di casa o di donne comunque legate a storie d’amore, non rappresentano la maggioranza sul totale degli omicidi commessi in provincia di Bergamo. Ma il contesto nel quale maturano è certamente il più frequente: in ben otto casi, su un totale di 24persone a cui è stata tolta la vita, una donna è morta colpita dall’ex fidanzato, dall’ex convivente o dal marito.

E’ il caso di Alessandra Mainolfi, solo 21 anni, uccisa con una coltellata all’addome in un appartamento di via Moroni, a Bergamo, a giugno del 2008, dal compagno tunisino Mohamed Safi, dopo una serie di scenate di gelosia. Oppure di Barbara Brandolini, nel luglio di quell’anno, trovata soffocata nell’appartamento dell’ex fidanzato Massimiliano Pippia, in via Pizzo Recastello. Una morte atroce dopo una storia d’amore travagliata.

Poi un’altra giornata tragica, il 16 settembre di quell’anno, quando l’ex pugile e idraulico di Villa d’Adda, Anacleto Roncalli, tolse la vita all’ex moglie ucraina Nataliya Holovko e un’ora dopo ad un’amica dell’ex moglie, Alla Smirnova, che si trovava in auto a Locatello. Lui accusava l’amica dell’ex moglie di aver rovinato il loro matrimonio. Nemmeno un mese dopo a Foresto Sparso la giovane romena Ionela Paslariu, 30 anni, fu trovata morta in un appartamento. A pochi metri c’era il corpo dell’ex fidanzato Jon Gorko, 46 anni, che si era tolto la vita.

Più di recente ha sconvolto la comunità di Treviglio l’omicidio di Silvia Betti, 50 anni: una donna uccisa in casa dal marito Luigi Marenzi, 51 anni, in un appartamento di piazza della Repubblica, all’alba dell’11 ottobre 2010. Un raptus, una lite che ha spezzato una coppia in apparenza normale, come tutti i vicini pensavano.

Fatti molto simili all’escalation dell’ultimo mese di ottobre: il 21, a Colognola, la giovane Romina Acerbis, di 28 anni, è stata soffocata dal marito Maurizio Ciccarelli, 49 anni, in un appartamento. I due non avevano mai avviato le pratiche per la separazione, ma vivevano in case diverse. Dieci giorni prima la bergamasca Mara Serighelli, 36 anni, madre di una bimba, era stata uccisa dal compagno senegalese in un appartamento di Lanzarote, alla Canarie. Un omicidio di fronte alla sua bimba.

Otto omicidi in poco più di 40 mesi, tutti legati a storia d’amore, di vita tra uomo e donna. Omicidi maturati troppo spesso in situazioni che sembravano "normali". 

Commenti

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  1. Scritto da Crazy Team

    25 novembre per spezzare quelle catene che tengono legate le donne che subiscono violenza. Perché non vi siano più donne maltrattate e non importa se lo sono per strada o dentro una gabbia dorata delle mura domestiche. Perché non vi siano più “woman in chains” – donne in catene – e “amori rubati”… Complimenti per l’analisi dei fatti di cronaca sopra descritti.