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Dopo un anno di indagini attacco alla fuga di notizie

Non c'è nessuna svolta. I mass media, pur tra tante esagerazioni, hanno informato sui punti fermi delle indagini, anche se coperti da segreto istruttorio. Ma ora in procura scatta un'inchiesta sugli investigatori che chiacchierano.

Tra pochi giorni ricorrerà un anno dalla scomparsa di Yara Gambirasio, sequestrata tra le 18,44 e le 18,55 del 26 novembre 2010 mentre camminava dal centro sportivo di Brembate Sopra verso casa. Le indagini sono difficili e soprattutto non sono ad un punto di svolta, come ha confermato anche ieri il pubblico ministero Letizia Ruggeri. Da un anno, anche se non sono mancate le esagerazioni, i mass media locali e i mass media di tutta Italia, tentano di informare il pubblico sul giallo del sequestro e dell’omicidio della giovanissima ginnasta. Un’informazione richiesta da tante persone, ben oltre la provincia di Bergamo, a causa dell’emozione che questa vicenda ha sollevato e continua a sollevare. Un’informazione che, da un anno a questa parte, è basata certamente sul diritto di cronaca che ha permesso di far trapelare notizie coperte dal segreto istruttorio e rese pubbliche da tutti gli organi di stampa, nessuno escluso: l’orario in cui il cellulare di Yara si spegne definitivamente, le condizioni in cui la ragazzina viene ritrovata tre mesi dopo, la testimonianza di una donna di Ambivere, la presunta arma con la quale sono stati praticati i tagli sul corpo della ragazzina, solo per citare alcune di quelle informazioni.

C’è stato anche di più: si è anche venuti a sapere che sui vestiti di Yara c’erano tracce di Dna molto interessanti, definite "altamente indiziarie". Un’informazione pubblicata anche in questo caso da tutti i mass media, ma comunque delicatissima per le indagini. E’ successo la scorsa estate, senza conseguenze di carattere giudiziario, rispetto a quelle informazioni.
Adesso invece accade che la procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta sulla recente fuga di notizie che parlava di analisi su alcuni Dna somiglianti alle tracce del presunto assassino. Un’inchiesta interna agli ambienti investigativi per capire se c’è qualcuno che "chiacchiera" con i giornalisti, fornendo notizie che lo stesso pm tende a smentire (non c’è infatti, un ceppo familiare sotto controllo, come ha detto lo stesso magistrato). Anche in questo caso c’è stata una fuga di notizie, dato che la notizia della nuova inchiesta è giunta alla stampa.

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