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La morte nell’arte secondo Stroff e Invernizzi

Presentata la mostra a Bergamo del belga e del bergamasco organizzata dalla Fondazione Benedetto Ravasio e dal Musée d’Art Spontané di Bruxelles.

Per chi è a caccia di sensazioni forti e non codificate decisamente questa è l’occasione giusta. La Fondazione Benedetto Ravasio e il Musée d’Art Spontané di Bruxelles presentano alla Sala Manzù in Passaggio Sora due mostre sul tema della morte e della sua esorcizzazione destinate a non passare inosservate.

Il visitatore attraversa tre sale fra figure in cartapesta manipolata dalle fattezze deformate e atrofizzate prima di arrivare all’ultima sala da cui si affacciano ritratti sbiaditi e smangiati di defunti tra teche di foglie e riquadri vuoti. L’operazione, dopo il forte impatto iniziale, si rivela interessante e ben concepita nel valorizzare l’intensa poetica degli artisti in gioco. I volti e i totem antropomorfi in materiale riciclato sono del belga Stroff, al secolo Freddy Denis. Non ci si deve aspettare un autore dal curriculum canonico, qui siamo nell’arte spontanea, detta anche outsider o irregolare, e Stroff oltre che scultore e pittore è musicista e cantante, personalità estrosa e multiforme. I torsi umani da lui plasmati in fogge inquietanti e allucinate rivelano ingegno creativo e maestria manuale e ci interrogano profondamente nella nostra identità di viventi.

Al primo sguardo non è facile sostenerne la visione, ma a ben guardare non si può fare a meno di sentire una sorta di tenerezza nell’approccio di Stroff a queste creature mutile o deformi che al di là delle loro anomalie serbano comunque moltissimo di umano. E’ una scultura totalmente fisica, che trasforma sogni, fantasmi e ossessioni in corpi di materiale estremamente deperibile (carta di giornale, colle, legno) e che anche in questo ricordano l’umana fragilità. L’opera di Stroff offre al pubblico bergamasco una nuova e diversa occasione – dopo la bella mostra “Oltre la ragione” curata da Bianca Tosatti nel 2006 – per incontrare l’arte spontanea, sempre più riconosciuta anche dalle istituzioni.

A questo proposito Catherine Schmitz del Musée d’Art Spontané de Bruxelles e co-curatrice dell’evento ha sottolineato “l’importante sinergia che è scattata dallo scorso anno con la Provincia di Bergamo e la fondazione Ravasio”. E’ invece un artista di preparazione accademica Rodolfo Invernizzi, formatosi a Brera e attivo a Sotto il Monte. Il suo lavoro concettuale “Il fieno dei morti” prende il nome dall’antica pratica contadina di consacrare alla chiesa l’ultimo covone del raccolto, appositamente conservato in fienili denominati “stalle dei morti”. Invernizzi ha voluto evidenziare il legame tra i morti originari di Fuipiano in Valle Imagna e la loro terra, associando le loro fotografie ai numeri di mappa catastale dei terreni che possedevano. Il tutto è scandito in quattro pannelli di forte suggestione cui sono associati simboli alchemici e astrali a chiudere l’intero ciclo delle quattro stagioni.

di Stefania Burnelli

Commenti

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  1. Scritto da maria carla galiberti

    finalmente una mostra libera in uno spazio istituzionale