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Passa la fiducia a Monti 556 sì, contraria la Lega

Il governo Monti ottiene la fiducia alla Camera dei dceputati. I voti a favore sono stati 556 i no 61. I 61 voti contrari sono 59 deputati leghisti più Domenico Scilipoti e Alessandra Mussolini.

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Il governo Monti ottiene la fiducia alla Camera dei dceputati. I voti a favore sono stati 556 i no 61. I 61 voti contrari sono 59 deputati leghisti più Domenico Scilipoti e Alessandra Mussolini. Il prossimo Consiglio dei ministri si terrà lunedì a mezzogiorno. All’ordine del giorno dovrebbe esserci il decreto su Roma Capitale. "Lunedì in Consiglio dei ministri inizieremo a parlare dei primi provvedimenti e non solo dei criteri per prendere le decisioni" ha annunciato il ministro del Welfare, Elsa Fornero, parlando con i giornalisti a Montecitorio. "In settimana", ha aggiunto ci sarà anche il Consiglio dei ministri per la nomina dei viceministri e sottosegretari. "Qui oggi non vi chiedo una fiducia cieca, ma una fiducia vigilante". Mario Monti chiede sostegno alle forze politiche per aiutarlo a prendere le «decisioni non facili o non gradevoli» che presto arriveranno . Il compito «è quasi impossibile ma ce la faremo» dice il premier, che chiude la discussione alla Camera prima del voto di fiducia chiedendo alle forze politiche degli opposti schieramenti di «deporre le armi» e di pensarci due volte prima di pensare di «staccare la spina» al governo. Il suo obiettivo, infatti, è di arrivare alla fine della legislatura per completare il programma di emergenza alla cui realizzazione è stato chiamato. Un discorso pacato, ma senza sconti per nessuno: Monti risponde piccato a chi lo accusa di essere piegato ai ‘poteri forti«, si dice »indignato« per le accuse »troppo facili« della società civile alla politica, invita gli italiani a non dare la colpa della crisi »agli altri« . Il premier vuole che l’Italia torni ad essere ascoltata in Europa: annuncia un prossimo incontro a tre con Nicolas Sarkozy e Angela Merkel e promette che questo tipo di colloqui diventeranno stabili: »il contributo dell’Italia , d’ora in poi, sarà permanente«. L’intervento di Monti parte con due ringraziamenti: a Berlusconi (che però non è in aula ad ascoltarlo), del quale il premier dice di aver »apprezzato il senso di responsabilità istituzionale«, e a Gianni Letta, una persona »che so molto rispettata da tutti", venuto ad ascoltarlo in tribuna sia al Senato sia alla Camera. Esauriti i convenevoli, Monti prende di petto i punti più controversi dell’esordio del suo governo. A cominciare dalla durata della sua esperienza a Palazzo Chigi. "Continuate pure a chiamarmi professore, , anche perchè l’altro titolo, presidente, durerà poco«. Poco quanto? Monti ribadisce che il governo è ovviamente legato alla fiducia che gli sarà accordata ( "non dureremo un minuto in più") ma precisa con chiarezza che il suo obiettivo è quello di »proiettare la squadra di governo sulla prospettiva da qui alle elezioni«, cioè fino al 2013. L’unica arma che Monti ha per convincere i partiti a sostenerli, è quella del crollo di fiducia che sperimenterebbero se si tirassero indietro: "la fiducia in noi è anche una fiducia verso di voi« e farla mancare »avrebbe conseguenze sulla fiducia dei cittadini verso la politica". L’ammonimento è rivolto a quanti (specie nel Pdl) minacciano di »staccare la spina« al governo in un futuro più o meno prossimo. Un’espressione che il professore non ama, e lo fa capire con una battuta: »Vi prego, non usatela più, noi non siamo un apparecchio elettrico. E anche se fosse, non saprei quale apparecchio dovremmo essere, se un rasoio o un polmone artificiale…«. Con l’occasione, Monti si toglie qualche sassolino dalla scarpa. A chi ha espresso dubbi sulla sua sudditanza ai »poteri forti« e a chi ha posto la questione del conflitto di interessi del ministro Passera, Monti replica con tono duro e risentito: »Permettetemi di reagire in modo molto chiaro e netto, non tanto per me quanto per i colleghi di governo, sulla questione conflitto d’interessi, poteri forti e altre espressioni di pura fantasia che considero offensive«. Poi ricorda quando, da commissario europeo alla concorrenza, bloccò la fusione tra i supergiganti Usa General Electric e Honeywell, »nonostante fosse intervenuto il presidente degli Stati Uniti«. L’Economist, ricorda il professore, »scrisse che per il mondo degli affari Mario Monti era il Saddam Hussein del business«. Monti invita a concentrarsi sulle emergenze. Il momento impone unità: per questo Monti promette di agire »con umiltà e determinazione« per favorire »una deposizione delle armi delle forze politiche fin qui contrapposte che possa favorire l’assunzione di decisioni non facili e non gradevoli«. Infine, un’assicurazione per la Lega: "Non c’è nessuna contraddizione tra quanto già deciso sul federalismo fiscale, del quale il governo intende seguire da vicino il processo di attuazione, e la coesione territoriale".

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Commenti

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  1. Scritto da obelix

    ne sei convinto? prega di aver ragione…
    se sbagli piangi sangue!, se avrai ragione, be non sarebbe meglio!
    ma se sbagliassi, non sarebbe meglio essere meno masochisti?

  2. Scritto da ex leghista

    la Lega vive oramai fuori dal mondo. Pensa al Dio Thor, alle ampolle del Po, al Paradiso-padano, a miss Padania e ai pesci da pasturare

  3. Scritto da nino cortesi

    Stupendo discorso di Bersani. Finalmente l’Italia vera. Come si sapeva quelli indecenti sono in minoranza.