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Regione Sardegna, aboliti i vitalizi

Dalla prossima legislatura i consiglieri regionali non percepiranno più l'assegno vitalizio per il quale veniva accantonato il 15% dell'indennità lorda.

Dalla prossima legislatura i consiglieri regionali della Sardegna (sia quelli che saranno eletti sia quelli non rieletti) non percepiranno più l’assegno vitalizio per il quale veniva accantonato il 15% dell’indennità lorda (1.404,44 euro al mese). Lo ha deciso, con una delibera che modifica il Regolamento consiliare, l’Ufficio di presidenza del Consiglio, presieduto da Claudia Lombardo.

Poche settimane fa l’Aula aveva approvato la proposta di legge per la riduzione del numero dei consiglieri da 80 a 60. Il risparmio per le casse della Regione si percepirà nei prossimi anni, anche perchè il provvedimento non è retroattivo, trattandosi di somme già versate dagli ex consiglieri e da quelli in carica, che hanno così acquisito il diritto al vitalizio. Ogni onorevole riceve il vitalizio a partire dal 65/o anno di età e comunque dopo cinque anni (un mandato elettorale pieno), altrimenti l’assegno non viene maturato, salvo la contribuzione volontaria possibile alla scadenza di metà legislatura (due anni, sei mesi e un giorno, per questa legislatura scattato il 19 settembre scorso). L’importo dell’assegno varia da un minimo del 25% a un massimo dell’80% dell’indennità consiliare, a seconda degli anni di mandato. «Il provvedimento adottato, il primo in assoluto fra le Regioni a Statuto speciale e fra i primi in Italia – sottolinea la presidente Lombardo – , segna la volontà del Consiglio regionale della Sardegna di dare concreta attuazione ai pronunciamenti in materia di riduzione dei costi della politica. »Fuori da ogni demagogia – prosegue Lombardo – il Consiglio regionale, consapevole dei grandi sacrifici che verranno richiesti a tutti i cittadini per superare la difficile recessione finanziaria, ha dato ulteriore prova di sensibilità e serietà«.

Il percorso intrapreso oggi dall’Ufficio di presidenza sul taglio dei costi della politica proseguirà anche la settimana prossima con l’esame della proposta per la riduzione delle indennità di carica (da 688,04 euro per un vicepresidente di commissione a 5.769,53 euro per il presidente del Consiglio), della diaria di 4.003,11 euro al mese e dei rimborsi per mantenere il rapporto tra eletto ed elettore, pari a 3.352 euro al mese. L’ipotesi di riduzione percentuale di queste somme, per la cui eliminazione servirebbe una legge, è ora all’attenzione dei gruppi consiliari che devono esprimersi in merito. In questa legislatura si è registrato il caso del vice presidente del Consiglio, Mario Bruno del Pd, il quale non potendo rinunciare all’indennità di carica per problemi di natura amministrativa, ha deciso di accantonare le somme in un conto fiduciario destinato alla Diocesi di Alghero-Bosa per la lotta alle provertà.

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