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“Puntiamo al salto di qualità con una nuova scuola” fotogallery

L’edificio dovrebbe sorgere ad Almenno San Bartolomeo sui terreni messi a disposizione dalla Tino Sana, ma serve l’intervento della Regione Lombardia.

Il progetto è ambizioso, visti i tempi di magra, ma gli imprenditori del legno vogliono gettare il cuore oltre l’ostacolo e veder realizzato il loro sogno di avere una vera e propria scuola, accanto al Museo del falegname di Almenno San Bartolomeo e all’azienda Tino Sana, collocata in un nuovo edificio di 350 metri quadri per due piani in cui ospitare le classi per operatori del legno, attualmente “ballerine” fra la sezione di Curno di ABF, Azienda Bergamasca Formazione della Provincia, dove si svolgono le lezioni in aula, e i laboratori al Museo del falegname.

Nella nuova scuola troverebbe così posto anche la classe 4a, aggiunta al tradizionale triennio per completare una preparazione complessa che prevede una buona conoscenza dei materiali e che unisce le abilità artigianali, ancora utili in particolari lavorazioni, con la conoscenza delle più moderne tecnologie. E non escluso un ulteriore prolungamento al 5° anno. Ma non si tratta solamente di sogni. Il progetto c’è già, come pure il via libera al preliminare da parte del Comune. Il costo complessivo dell’operazione è stato valutato in 2 milioni di euro, di cui la metà coperta dalla Tino Sana.

E per il restante milione si punta essenzialmente sulla Regione.

“La scuola per operatori del legno – ha sottolineato il direttore generale di Confindustria Bergamo Guido Venturini nella conferenza stampa di presentazione del progetto – è un’iniziativa di avanguardia frutto dell’impegno straordinario delle aziende del settore nostre associate e della collaborazione con l’ABF. Ora c’è la possibilità di fare un definitivo salto di qualità grazie alla realizzazione di una struttura autonoma. La crisi c’è, ma i ragazzi che uscirebbero ogni anno, una ventina, sono assolutamente assorbili e contribuirebbero a rafforzare l’eccellenza produttiva che caratterizza il settore e la cultura del manifatturiero considerata essenziale per il nostro territorio e per il Paese. Noi ci crediamo, così come crediamo nel costante rapporto fra mondo della formazione e delle imprese, ed abbiamo già avviato contatti con la Provincia per riuscire a concretizzare il prima possibile questo progetto. Pensiamo che la Regione possa essere l’elemento chiave di un gioco che deve necessariamente essere di squadra”. I tempi, fondi permettendo, potrebbero essere rapidi.

“Il progetto c’è già – ha continuato Guido Venturini – e nel corso dei prossimi mesi potrebbe essere completato il business plan con la prospettiva di avere la scuola operativa con l’anno 2013-2014”.

Nel frattempo l’attività prosegue: 18 i nuovi iscritti al corso, giunto al 6° anno di vita, che punta a dare una formazione tecnica immediatamente spendibile, grazie allo stretto rapporto con le imprese del settore facenti riferimento a Confindustria Bergamo che collaborano sia nella messa a punto dei programmi, sia aprendo le porte ai ragazzi per stage, visite e tirocini.

Con la nostra scuola – ha sottolineato Marco Bassis, della Commissione didattica del Gruppo Legno di Confindustria Bergamo – abbiamo coperto un vuoto formativo e con la nuova struttura potremmo diventare un punto di riferimento importante anche per la preparazione post-diploma. Già oggi c’è da segnalare la positiva collaborazione con la scuola d’arte applicata Fantoni, che utilizza i nostri laboratori ed ha accolto i nostri ragazzi che proseguono con il 4° anno”.

Questa esperienza è nata un po’ in sordina – ha aggiunto il presidente del Gruppo Legno di Confindustria Bergamo Piero Paganoni – ma i dati confermano la sua efficacia visto, che tutti i ragazzi qualificati hanno trovato lavoro. Ora c’è questa bellissima opportunità, grazie alla disponibilità della Tino Sana, che dobbiamo cogliere”.

Avere personale più preparato ed esperto nel trattamento di un materiale così particolare come è il legno – ha rilevato l’imprenditore Gianfranco Valsecchi – è essenziale anche per contribuire a portare più innovazione nelle aziende, grazie alla quale possiamo maggiormente competere nei mercati”.

“In questo settore – ha sottolineato Tino Sana – c’è la possibilità di lavorare in ambiti diversissimi. E’ fondamentale però il rapporto tra le aziende e la formazione, per questo siamo convinti della bontà del nostro progetto che punta proprio sulla strettissima integrazione fra scuola e lavoro, fattore che verrebbe rafforzato dalla nuova struttura”.

Un convinto appoggio è stato dato da Luigi Roffia, da cinque mesi direttore generale di ABF, che non nasconde tuttavia la difficoltà di far quadrare i conti a causa di bilanci sempre più magri.

“Anche per questo – ha sottolineato – è fondamentale che ci siano i numeri. Venti ragazzi sono il minimo sotto il quale non è possibile pensare a nuovi investimenti. E’ importante fare orientamento a tutti i livelli per spiegare i punti di forza della proposta formativa”. Sull’importanza della formazione professionale l’ex direttore dell’Ufficio scolastico provinciale insiste in modo particolare. “Nella nostra provincia – ha aggiunto – c’era un importante gap da recuperare, a causa del bassissimo numero di diplomati e laureati. Oggi il problema chiave è invece quello di offrire una formazione tecnica e professionale valida che consenta un rapido inserimento nel mondo del lavoro. Paesi come Francia e Germania hanno investito da tempo in questa direzione realizzando una formazione professionale di alto livello e soprattutto integrando al meglio scuola e lavoro, per consentire percorsi flessibili”.

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