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Commissioni, scontro Lega Calderoli: io solo senatore

Fonti parlamentari raccontano di nuove tensioni sul posto di capogruppo e sul Copasir dentro il Carroccio.

Con una lettera ai presidenti di Camera e Senato, Massimo D’Alema pone ufficialmente il tema delle presidenze delle commissioni permanenti e delle commissioni di garanzia.

Nel giorno in cui al Senato si materializza la nuova maggioranza a sostegno del neonato governo Monti con la sola Lega all’opposizione, il deputato del Pd rimette nelle mani di Gianfranco Fini e Renato Schifani il suo mandato di presidente del Copasir: siccome sono cambiati i rapporti in Parlamento, è il ragionamento di D’Alema, e per legge il presidente del Comitato deve essere eletto tra i gruppi di minoranza, io faccio un passo indietro.

Stesso ragionamento dovrebbe valere per la commissione di Vigilanza, altro organo con un presidente di garanzia (il senatore del Pd Sergio Zavoli). L’ex ministro bergamasco Roberto Calderoli lo dice chiaro e tondo in un’intervista sulla Padania: "Sarebbe giusto e corretto che vadano all’opposizione", ma non si fa illusioni: "Non molleranno niente. Piuttosto si faranno ammazzare". Previsione sbagliata nel caso di D’Alema, più fondata invece nel caso di Zavoli che, a quanto si apprende, non sarebbe intenzionato a dimettersi convinto che la richiesta della Lega, nel caso della commissione di Vigilanza, non abbia fondamento.

"Prima di avanzare richieste sulle commissioni di garanzia – ragiona ad alta voce il capogruppo Udc in Vigilanza, Roberto Rao – la Lega dovrebbe lasciare la presidenza delle commissioni permanenti". Uomini del Carroccio, infatti, ricoprono i ruoli di presidenti di quattro Commissioni alla Camera (Giorgetti alla Bilancio, Stefani agli Esteri, Alessandri all’Ambiente, Dal Lago alle Attività produttive) e di una al Senato (Boldi alle Politiche Ue). "D’Alema è obbligato dalla legge a dimettersi – spiega Dal Lago – noi no. Il rinnovo delle presidenze c’è già stato a metà legislatura, lasceremo solo se ce lo chiede Bossi".

Fini, interpellato sulla lettera di D’Alema, fa sapere di non essersene ancora occupato ma il tema, oltre che regolamentare, è soprattutto politico e interno al Carroccio. Da tempo, infatti, si parla di un avvicendamento alla guida del gruppo alla Camera per portare al posto che ora è del fedelissimo di Umberto Bossi Marco Reguzzoni un uomo più vicino a Roberto Maroni (un altro bergamasco Giacomo Stucchi). Ma quell’uomo ora potrebbe essere Maroni stesso, visto il suo ritorno al ruolo di deputato semplice e la sua voglia di tornare a far politica neanche troppo nascosta, martedì sera a Ballarò l’ex capo del Viminale dichiarava: "Mi hanno fatto precipitare qui lunedì per il passaggio di consegne e spero proprio che questo governo nasca in modo da liberarmi dal fardello". Per Maroni non sarebbe troppo difficile diventare il capogruppo visto che la maggioranza dei deputati leghisti è con lui. A quel punto Reguzzoni, già segretario del Copasir, potrebbe prendere il posto di D’Alema (a cui la Lega, secondo alcuni, potrebbe lasciare la presidenza della commissione Esteri).

Ma fonti parlamentari raccontano che quel posto Reguzzoni vorrebbe proprio riservarlo al suo ‘rivale’ per tenersi invece la guida del Carroccio a Montecitorio. La questione con ogni probabilità sarà affrontata già domani in un’assemblea di gruppo. Si tira fuori dai giochi invece Calderoli che spiega: "Per quanto mi riguarda, visto che su qualche giornale è girato anche il mio nome per qualche incarico, comunico che Roberto Calderoli vuole solo fare il senatore e che se deve fare il culo a qualcuno lo fa tranquillamente anche dalle commissioni parlamentari".

Dal punto di vista regolamentare la questione non è meno spinosa, soprattutto perché inedita: il Copasir, infatti, ha 10 componenti, 5 di maggioranza e 5 di opposizione. E siccome dipo il voto di fiducia al governo Monti l’unica opposizione sarà la Lega, alla Lega dovrebbero spettare non solo i cinque membri ma anche il presidente. "Cosa – commentano dal Pd – evidentemente improponibile"

Commenti

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  1. Scritto da leo cat

    “Cosa – commentano dal Pd – evidentemente improponibile”. Pensavo che la differenza tra tra PD e PDL fosse, oltre la L, anche il rispetto delle regole, vedo che mi sbagliavo. Non ci sono regole che valgono solo quando fa comodo, sono state fatte x tutelare la minoranza e quindi l’essenza stessa della democrazia, improponibile pensare di cambiarle x convenienza momentanea.