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Nba, continua lo sciopero stop fino al 15 dicembre

Il lockout, la serrata per il mancato rinnovo del contratto collettivo, finora ha provocato l'annullamento di 324 partite.

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La Nba ha cancellato le partite della regular season fino al 15 dicembre. Il lockout, la serrata per il mancato rinnovo del contratto collettivo, finora ha provocato l’annullamento di 324 partite: se n’è già andato il 26% della stagione regolare che avrebbe dovuto cominciare il primo novembre. L’annuncio ha preceduto di poche ore l’avvio formale di due azioni legali da parte dei giocatori. In almeno due stati (California e Minnesota), alcuni atleti si sono rivolti alla giustizia denunciando la violazione delle norme antitrust da parte della Nba: la lega, in sostanza, non consentirebbe ai giocatori di svolgere il proprio lavoro. A quanto pare, i cestisti chiedono un risarcimento danni superiore ai 2 miliardi di dollari complessivi che la categoria guadagnerebbe nell’intera annata 2011-2012. A coordinare le azioni legali è l’avvocato David Boies, che è stato già protagonista delle azioni dei giocatori della National Football League durante il recente lockout. Boies ha puntato il dito contro David Stern, commissioner della Nba, che avrebbe scelto la strategia errata quando ha provato a forzare la situazione con una proposta-ultimatum.
“Se stai giocando a poker e tenti un bluff, sei un eroe se funziona. Se però ti scoprono, perdi», dice l’avvocato.«Penso che i proprietari si siano spinti troppo in là -aggiunge-. Hanno fatto un ottimo lavoro scegliendo la linea dura e spingendo i giocatori a fare concessioni a ripetizione. Ma l’avidità non è solo una cosa terribile. È anche pericolosa”. Le cause sono destinate a durare mesi. Lo stesso Boies auspica una più rapida soluzione diplomatica: “Più si va avanti, più grandi sono i danni che dovranno fronteggiare le squadre, più grandi sono i danni che dovranno fronteggiare i giocatori. E, forse è la cosa più importante, gli appassionati saranno privati del basket”. La Nba, intanto, si è mossa nelle aule di tribunale a New York con un’azione preventiva per affermare la legittimità del lockout. “È un peccato che i giocatori abbiano scelto lo scontro e non il negoziato”, dice il portavoce Tim Frank.

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