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Lou Reed & Metallica: coraggiosi Ma Lulu non convince

L’atmosfera è generalmente cupa, plumbea, resa ancor più drammatica dalla voce sofferta di Lou Reed che quasi sempre parla e quasi mai canta.

ARTISTA : Lou Reed & Metallica

TITOLO: Lulu

GIUDIZIO: ***
 

Rispetto. È quello che bisogna avere, prima di esprimere giudizi, nei riguardi di un artista che negli ultimi quarant’anni ci ha tenuto compagnia, facendoci spesso emozionare, gioire sognare e, qualche volta, arrabbiare; che ha pubblicato dischi straordinari, prima con i Velvet Underground e poi da solo e che influenzato, con la sua musica e le sue parole, intere generazioni. Che ha fatto del coraggio, dell’indipendenza dal mercato discografico il proprio marchio di fabbrica. Rispetto per un gruppo che propone un genere non per tutti ma che ha sempre dimostrato idee, integrità e autonomia.

Tuttavia Lulu è un disco riuscito solo in parte. Lou Reed non aveva necessità di conferme del suo talento e i Metallica hanno venduto talmente tanti dischi da non avere bisogni per il proprio futuro; e, in fin dei conti, l’ultimo lavoro Death Magnetic è un signor disco.

Quindi rimane l’ipotesi più nobile per spiegare l’iniziativa: solo la voglia di sperimentare, di collaborare, di rischiare. E in un periodo dove tutti giocano in difesa, è già molto.

Il tutto, dicono le cronache, sarebbe nato in un incontro avvenuto nel 2009 alla Rock ‘n’ Roll Hall of Fame dove i Metallica hanno accompagnato Lou Reed in una bella versione di Sweet Jane. Le premesse della collaborazione erano quindi buone e le attese notevoli. Grande creatività su entrambe le sponde, ed una libertà ed indipendenza dal marcato, risultato di una credibilità e autorevolezza guadagnate sul campo: insomma ci si aspettava molto.

L’anteprima di The View aveva parzialmente deluso le attese; il disco nel suo insieme è molto meglio ma non il capolavoro di cui in alcuni ambienti, un po’ supponenti, si dice.

Il disco è un concept. Il personaggio di Lulu è quello di una donna fatale che coinvolge e travolge, che mischia passione e dramma in un vortice che conduce all’annientamento. È una storia di autodistruzione che, dopo quelle teatrali, ha avuto numerose trasposizioni cinematografiche, la più importante rappresentata da Il vaso di pandora del 1928. Il lavoro è diviso in due parti, i brani a volte hanno una lunghezza effettivamente estenuante. L’atmosfera è generalmente cupa, plumbea, resa ancor più drammatica dalla voce sofferta di Lou Reed che quasi sempre parla e quasi mai canta.

L’inizio è ben augurante. Brandemburg Gate è introdotta da una chitarra acustica: le note richiamano le atmosfere di Berlin che lasciano ben presto il passo all’intervento dei Metallica. Da questo momento il brano assomiglia ad almeno altri dieci del passato, ma è buono, sontuoso, teso e reso ancor più drammatico dalla voce di Lou Reed. Le note dolenti arrivano con il pezzo seguente The view, cinque minuti e passa di musica senza idee, di noia totale, dove la furia non riesce a celare un certa mancanza di idee.

La successiva Pumping Blood (ma c’era bisogno di un titolo così?) rappresenta l’apice del disco. Un gran bel pezzo, pieno di idee, con una continua variazione di temi e ritmi, nonostante la voce volutamente monocorde di Lou Reed che contribuisce a rendere l’atmosfera più statica. Il pezzo richiama alcuni lavori passati dell’artista, quelli più visionari, Street Hassle in testa, ma richiama anche atmosfere vicine a quelle di Radio Ethiopia di Patti Smith. Probabilmente se tutto il livello dell’opera fosse stato questo si griderebbe al capolavoro.

Si scende di un gradino con Mistress Dread, dove l’invadenza dei Metallica si fa sentire più che altrove: ritmo serrato un po’ fine a se stesso. Nessuna linea armonica, nessuna variazione sul tema e non molte idee. Iced Honey è un gran bel pezzo, il più vicino al repertorio classico di Lou Reed, una ballata chitarristica con un refrain accattivante. E per finire il primo disco Cheat on Me, una canzone che supera gli undici minuti, con alcuni momenti di coinvolgimento, ma che probabilmente avrebbe retto maggiormente all’ascolto se più breve.

Il secondo disco si apre con Frustration, una canzone caratterizzata dall’eccellente performance vocale di Lou Reed, con un accompagnamento vigoroso dei Metallica che ci riporta a certe atmosfere “heavy” care agli anni ’70. Little Dog, intro acustico e parlato di Lou Reed per un brano di atmosfera che però, anche per la sua lunghezza, finisce per risultare assai noioso. Chiudono il lavoro Dragon e soprattutto Junior Dad (quasi 20 minuti): in pratica una session che ha alcuni passaggi strumentali indubbiamente interessanti e vigorosi, ma che effettivamente è troppo lunga anche per orecchie allenate.

In definitiva un disco coraggioso, difficile, non di facile fruizione. Più vicino a Lou Reed che non ai Metallica. Ridondante e prolisso, non sempre all’altezza ma con alcuni brani di indubbio valore artistico. E sincero. Tre stelle, mezza per quanto si diceva all’inizio.

 

Se non ti basta ascolta anche

Lou Reed – New York

Metallica – Death magnetic

Patti Smith – Radio Ethiopia

 

Legenda giudizi

     * era meglio risparmiare i soldi ed andare al cinema

   ** se non ho proprio altro da ascoltare…

  *** in fin dei conti, poteva essere peggio

 **** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! non mi esce più dalla testa


Commenti

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  1. Scritto da iMM

    Conosco poco lou reed se non per le hit più famose, alcontrario son cresciuto con il thrash nel DNA dei ‘llica…ma confermo un album che sa di accordo commerciale misto sperimentalismo: ma dall’esito negativo, per entrambi il primo consumato nel tempo i secondi snaturati del tipico sound potente e tagliente per partorire un sound pop rock leccato e poco cantato. Sperimentare è bene ma non sempre riesce, spero almo si siano divertiti i protagonisti almeno sta realise è servita a qualcuno xkè non trasmette emozioni

  2. Scritto da Gaetano Bresci

    Andai a vedere Lou Reed a Milano nel 1980, in seguito divenni superfan dei Metallica. Con questo album il cerchio si è chiuso, il rock, inteso come espressione artistica, ha trovato un suo compimento sublime in quest’ opera che scardina i luoghi comuni che sottendono il background musicale di provenienza degli artisti coinvolti. PER TANTI, MA NON PER TUTTI *****

  3. Scritto da Ferdinando

    Chi è l’autore di questo articolo? Voglio denunciarlo.
    Parlare bene di questo abominio, frutto di un accordo meramente commerciale che nulla, ma proprio NULLA a che fare con la musica e come parlare bene del vostro ex presidente del consiglio. Avevo giurato a me stesso di non ascoltare nemmeno una singola nota di questo aborto ma, per mia sfortuna, sono capitato una sera a cena a casa dei miei che guardavano ‘che tempo che fa’. Vedere lì i cadaveri dei metallica che, ricordiamolo, erano Mustaine e Burton, insieme ad una salma che sembra la controfigura di bossi, lagnarsi in modo talmente stonato da farmi apprezzare giovanotti, è stata una tortura per le mie orecchie. Di schifezze immonde così ne è pieno nella storia dei “big”, almeno evitiamo di recensirle.