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Dissesto idrogeologico la prevenzione è un’opera pubblica

L'associazione ambientalista Orobievive interviene nel dibattito sul dissesto idrogeologico e avanza qualche proposta.

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Creare occupazione, consolidare le basi per rendere il territorio appetibile per i turisti oltre che vivibile e sicuro per i residenti e si mantenere vive e operative le comunità locali evitando spopolamento e abbandono soprattutto da parte dei giovani. E prima di tutto evitare disastri evitabili.

Questi sono gli obiettivi che la politica dovrebbe darsi per favorire le aree montane ed il cui raggiungimento porterebbe ad un innalzamento non indifferente della qualità della vita nei contesti montani e allo stesso tempo avviare quel motore di sviluppo di cui gli operatori economici, e non solo, hanno bisogno per far ripartire l’economia locale. E’ necessario interrompere quel circolo vizioso che obbliga i comuni a fare cassa svendendo il territorio. Serve una presa d’atto ed un’inversione di rotta a livello nazionale: dobbiamo renderci conto che a causa dei cambiamenti climatici quei fenomeni estremi detti bombe d’acqua sono destinati ad aumentare e questa situazione rischia di diventare una vera e propria guerra quotidiana.

Le risorse ci sono ma sono state spese male: i 20 miliardi di euro spesi in questi decenni per la ricostruzione dopo i danni provocati dal dissesto idrogelogico potevano essere prevenuti con una spesa di 4 miliardi di euro. Dove sta dunque il cortocircuito? A parte il problema dai tempi c’è un problema di cultura: troppo poco alla prevenzione e troppo ritardo oltre che esiguità delle risorse per le emergenze.

Dallo Stato 225 milioni di euro per la Lombardia per il 2011 secondo dichiarazioni dell’assessore Belotti: vogliamo sapere se questo è stato un contributo una tantum o se si tratta dello stanziamento annuale per il territorio; vogliamo inoltre sapere perchè in provincia di Bergamo, la seconda per rischio idrogeologico in Lombardia, è stato destinato solo il 6% di quelle risorse. Ricordando poi che 5 milioni, e cioè un terzo di queste risorse, deriva dallo sblocco dei fondi per l’alluvione del 2002.

E quindi dei fondi stanziati dallo Stato, sono arrivate a Bergamo meno del 5% delle risorse totali. Bisogna che il governo centrale stimoli e supporti economicamente i comuni a lavorare su questo tema con politiche fiscali adeguate per esempio destinando ai piccoli comuni montani una percentuale sul recupero dell’evasione fiscale, oppure storno parte delle risorse destinate alle spese per gli armamenti. Relativamente agli amministratori sembra che per alcuni quella del dissesto idrogeologico non sia una priorità o non ci si renda conto della gravità della situazione.

Si devono fare delle scelte: non si può continuare a cementificare impunemente e quindi impermeabilizzare il suolo con le nefaste conseguenze che conosciamo e fare opere pubbliche insostenibili sia a livello economico che ambientale oltre che anacronistiche a livello sociale e di mercato. Seconde case e piste da sci rendono vulnerabile oltre misura il nostro territorio.

Per dirla più chiaramente: o la priorità è la sicurezza e la salvaguardia del territorio oppure lo skydome di Selvino.

Ad esempio i 50 milioni di euro che servono per la messa in sicurezza dell’intera Valle Brembana sono il costo del comprensorio sciistico Gromo-Valbondione-Colere: quale scelta vogliamo fare?

 

(Per il Coordinamento di Orobievive – Paolo Locatelli)

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