BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Crisi bancarie E’ il nostro ’29?

I bilanci trimestrali di Unicredit e Intesa, le prime due banche italiane, dimostrano che la situazione economica interna si risolve se si risolvono, possibilmente subito, i problemi degli Istituti di credito.

I bilanci trimestrali di Unicredit e Intesa, le prime due banche italiane, dimostrano che la situazione economica interna si risolve se si risolvono, possibilmente subito , i problemi degli Istituti di credito.

Calano i depositi, aumentano le sofferenze, si inizia a considerare che le poste inserite negli attivi di bilancio come ‘avviamento’ abbiano valutazioni eccessive rispetto alla cruda realtà del mercato. Il capitale netto delle Banche è quasi totalmente impegnato a fronteggiare rischi già emersi, lasciando scoperti i rischi futuri.

Servono soldi freschi, da reperire sul mercato, e non quello dei depositanti in conto corrente ma quello dei detentori di altri titoli azionari ed obbligazionari; si assisterà ad un calo dei titoli che hanno perso di meno, secondo la legge dei vasi comunicanti che funziona bene anche sui mercati finanziari. In parole povere, e l’aumento di capitale della Banca Popolare di Milano di questi giorni ne è una spia se non un lampione (da 1,60 a 0,40 in una settimana) , il mercato vuole prezzi da fallimento.

Per chi ha orecchie da intendere, le azioni delle banche non rimbalzeranno come missili e c’è da pregare che galleggino col salvagente. I problemi sono endogeni ed esogeni, interni ed esterni. La gestione delle fusioni bancarie e del management, seppure sotto la regia di Banca d’Italia si è rivelata un mezzo flop perché ha lasciato il nostro sistema bancario alla presa coi problemi degli ultimi 50 anni, utili scarsi, inefficienze, alti costi di struttura, management spesso modesto scelto con criteri di docilità più che di professionalità.

Il governo Monti potrebbe creare le condizioni perché le Istituzioni sovrannazionali garantiscano un flusso adeguato di capitali verso le Banche Italiane; ma se i problemi strutturali rimarranno quelli di oggi il problema si ripresenterà ingigantito. Per quanto Monti potrà fare, e certamente farà, il decadimento del quadro economico interno è di tale entità che non lascia spazi ad ottimismi di maniera.

L’Italia ha vissuto la depressione del 1929 con intensità minore rispetto ai paesi industrialmente e finanziariamente evoluti: ci sosteneva l’economia rurale e faceva certo più paura una grave siccità che il crollo delle borse. Oggi ci avviamo a provare quello che i sistemi finanziari evoluti hanno già sperimentato.

Auguriamoci che non sia il nostro 1929…

J. T.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da giulia

    Finchè c’è pace c’è speranza… solo alla morte NON c’è rimedio.
    Buona fortuna Italia… buona fortuna Europa!

  2. Scritto da max

    Scusate spero sia una battuta”sotto la regia di Banca d’Italia”,perchè lo sanno anche i bambini che circa il 90% della banca centrale italiana è nelle mani di Intesa per il 27%+il 17%del san paolo=44%,unicredit(ex capitalia)11%,la fonte è il centro studi di mediobanca,dunque non ciarlatani,il resto banche,assicurazioni,inps,dunque un conflitto di interessi pazzesco.Per sistemi finanziari evoluti a cosa vi riferite agli HEDGE FUNDS,approvati da Amato mnistro del tesoro nel 1999,be allora siamo ai titoli di coda.