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Monti pensa a un governo di soli tecnici

Il professore non ha intenzione di farsi dettare nomi e programma di governo dalla politica che vive ore di frenesia e spaccature. Se premier sarà, dovrà poter proporre in autonomia la sua squadra al Capo dello Stato

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Mario Monti, premier in pectore, non ha intenzione di farsi dettare nomi e programma di governo dalla politica che vive ore di frenesia e spaccature. Se premier sarà, dovrà poter esercitare in piena autonomia il potere di proporre la sua squadra al Capo dello Stato. Ed è il "modello Dini" – un governo di soli tecnici – quello che potrebbe consentirgli di far tornare i conti tra richieste dei partiti, litigi della politica e necessità di formare rapidamente un esecutivo capace di placare i mercati. Ministri tecnici, nessuna imposizione dai partiti e rispetto rigoroso dell’articolo 92 della Costituzione. 
Con il presidente Napolitano Monti resta poco meno di due ore. Dopo i ringraziamenti per la nomina a senatore a vita si entra nel vivo delle discussioni. Si parla dei tempi per varare il governo. Si concorda sulla necessità di fare in fretta. Tra domenica e lunedì, dopo l’approvazione della Legge di Stabilità, ci dovranno essere incarico e giuramento. Già, perché tanto il presidente quanto il Professore su una cosa concordano: bisogna agire rapidamente per placare i mercati. Poi il nodo su struttura di governo e personalità che potrebbero farne parte. Si esamina la possibilità che in una prima fase – per sfruttare al massimo la credibilità internazionale del presidente della Bocconi – Monti oltre che la presidenza del Consiglio assuma anche l’interim all’Economia.
Però trovare la quadra in tempi ristrettissimi non sarà facile. Lo dimostra il Berlusconi che in serata di fronte ai senatori di un Pdl sempre più spaccato, per placare i suoi propone di essere lui a proporre il futuro premier e il suo ministro dell’Economia. D’altra parte del futuro governo e dei suoi componenti ne parlano anche negli altri partiti, a partire dal Pd. Che giovedì ha stoppato la richiesta di Berlusconi di inserire Gianni Letta nella squadra di Monti. Una botta per il premier, che confida nella benefica (per lui) presenza di Letta nelle stanze di Palazzo Chigi. Altra gatta da pelare per il Cavaliere la richiesta di almeno sei suoi ministri di restare al governo. Veti e controveti che starebbero spingendo Monti a scegliere il "modello Dini": un governo snello, composto interamente da ministri tecnici con i politici al massimo relegati nel ruolo di sottosegretari.
In pubblico Monti non parla. Ma oltre al Capo dello Stato il Professore ha sentito diversi rappresentanti dei partiti. Secondo i quali l’ex commissario europeo non vuole essere trascinato nel gorgo delle trattative tra le forze parlamentari e nelle strane alchimie che potrebbero scaturirne appesantendo il suo governo prima ancora della sua nascita. 

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Commenti

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  1. Scritto da mario59

    Sono contrario al governo tecnico, perh serve solo a levare le castagne dal fuoco ai partiti…infatti quando si tratta di fare scelte impopolari, nessun partito vuole prendersi delle responsabilit.. preferiscono demandare ad un governo tecnico…per poter dire poi che non sono stati loro.
    Oltretutto Mario Monti,se avr l’incarico, penso proprio che non colpir i ceti alti i cittadini pi ricchi per intenderci, ma come accade di solito, dar una mega legnata alle classi medio basse.. nel frattempo i partiti che si saranno salvati la faccia, faranno il solito teatrino fingendo di lamentarsi… ma nulla cambier.
    Pertanto io sono per un governo politico…dunque, elezioni quanto prima e ognuno si prenda le proprie responsabilit.
    Altro che governo tecnico.. dovrebbero chiamarlo, governo scarica barile.

    1. Scritto da leo cat

      Caro Mario, temo proprio che il governo tecnico non esista, neppure se composto da soli tecnici. Un governo deve legiferare, e per farlo deve passare al vaglio del Parlamento, che approva, respinge, o modifica. Inoltre difficile x un siffatto governo, il ricorso alla fiducia. Allora al di l di interessi di bottega (stipendi e pensioni degli attuali parlamentari), che cosa resta? Oltre ad un Parlamento di nominati, anche un governo di nominati. Una vera debacle x la democrazia e x la politica.

      1. Scritto da mario59

        Leo cat.. Il tuo ragionamento non fa una grinza, ma anche il governo Dini fu un governo tecnico, il quale giustamente o meno riusci a legiferare specialmente riformando le pensioni.
        Ora che l’Europa dall’Italia vuole fatti concreti, ci vuole un altro tecnico che porti via la colpa.. e naturalmente come fece Dini..la parte pi consistente dei sacrifici, verr imposta ai ceti pi deboli, con l’avvallo della stragrande maggioranza dei parlamentari, di destra e sinistra, che ovviamente non verranno nemmeno sfiorati dai provvedimenti che impongono agli altri.
        In questo modo, si parano il sedere, cercando di far cadere le responsabilit delle scelte impopolari, sul governo tecnico… anche se nei fatti, come hai sottolineato tu, la responsabilit, ancora di tutto il parlamento.