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Costruttori negativi sul rilancio dell’edilizia

Ance Lombardia: "Non è stata compresa fino in fondo la gravità della crisi che il settore sta attraversando. Ripresa degli investimenti e tutela del territorio possono convivere nella green economy".

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 Un provvedimento timidopoco incisivo, che non affronta, se non marginalmente, i temi chiave della crisi che sta colpendo al cuore il settore delle costruzioni lombardo: così Luigi Colombo, Presidente dell’Associazione Regionale dei Costruttori Edili Lombardi, all’indomani dell’approvazione da parte della Giunta lombarda del progetto di legge "Norme per la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente e altre disposizioni in materia urbanistico-edilizia". 
«Non possiamo negare che un passo in avanti, rispetto alle stesure parziali circolate nelle scorse settimane, sia stato fatto» ammette Colombo, «ma esaminando il testo approvato dalla Giunta bisogna constatare in maniera obiettiva come la volontà di mantenere lo "status quo" abbia prevalso sull’urgenza di far ripartire al più presto gli investimenti in costruzioni in Lombardia».

Per i costruttori lombardi, il rischio insito in un simile approccio, che inficia profondamente il potenziale anticongiunturale del "piano casa", è quello di dover presto prendere atto dell’ennesima occasione persa, dopo quella delle norme straordinarie della Legge Regionale 13/2009. 
«Un lusso che l’economia lombarda, in questa fase di difficoltà, non può permettersi» ribadisce Colombo, ricordando alcuni dati della crisi che sta colpendo le costruzioni lombarde, settore che vale circa il 10% del prodotto interno lordo regionale.

«La crisi sta lasciando sul campo fatturati, imprese, addetti, disperdendo un immenso patrimonio di competenze e competitività costruito in molti decenni. Dopo tre anni di pesante contrazione degli investimenti, chiuderemo quest’anno un quadriennio con un calo degli investimenti del 15%, con punte che toccano il -26,3% nel caso della nuova edilizia abitativa». Drammatica anche la crisi dell’occupazione nel comparto: dal 2008 al 2010 il numero di ore autorizzate per il settore delle costruzioni in Lombardia è più che quadruplicato, passando da poco più di 4 milioni di ore autorizzate a quasi 18 milioni.
Per Colombo, il progetto di legge uscito dalla Giunta di mercoledì rischia di non incidere in nessun modo su una situazione critica.

Di fronte alle misure di semplificazione in materia urbanistico-edilizia suggerite dal Governo col "decreto sviluppo" la Regione sembra voler mettere le mani avanti, arroccandosi su posizioni superate e che non vanno certamente nella direzione auspicata: emblematico il caso dell’approvazione dei piani attuativi conformi allo strumento urbanistico vigente, per i quali – contrariamente da quanto suggerito dal "decreto sviluppo" – Regione Lombardia conferma la disciplina vigente. Il risultato: un’inutile dispersione di tempo ed energie che va nella direzione opposta rispetto alle esigenze di snellimento burocratico e di certezza dei tempi auspicata dalle imprese. 


«Il momento è critico, e dalla Regione ci aspettiamo più coraggio e determinazione» afferma Colombo, offrendo la massima apertura dell’Associazione al confronto  durante i prossimi passaggi attraverso la Commissione e l’Aula consiliare. «E’ fondamentale che si metta mano al provvedimento per orientarlo in una direzione ben precisa: quella della qualificazione delle città nell’ottica della sostenibilità energetico-ambientale e del risparmio di suolo, nonché per la promozione del mix funzionale, il miglioramento della fruibilità e l’attrattività delle città e del territorio lombardo», auspica Colombo. 
«Speravamo che, dopo il fallimento del primo "piano casa" lombardo, con poche centinaia di interventi assentiti in un anno e mezzo in tutta la regione, si prendesse atto dell’importanza di un approccio condiviso tra livelli istituzionali al tema della valorizzazione del patrimonio edilizio», conclude il Presidente di ANCE Lombardia. «Il provvedimento varato dalla Giunta sembra mosso dalla volontà di non sconvolgere l’ordinaria amministrazione dei Comuni, più che dalla necessità di far ripartire un settore strategico dell’economia lombarda».

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