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Il ritorno di Garland Jeffreys sorpresa e applausi

"The King of In Between" è il nuovo lavoro di un artista che da 10 anni non pubblicava alcunché di nuovo e che vale la pena di conoscere.

 ARTISTA : Garland Jeffreys 

TITOLO: The King of In Between

GIUDIZIO: ****

* era meglio risparmiare i soldi ed andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! non mi esce più dalla testa

 

Probabilmente negli ultimi tempi ci sono state uscite più importanti: Lou Reed e i Metallica, Florence + the machine, Coldplay, tanto per citare le prime che mi vengono in mente e forse parlare di un artista che sono 10 anni che non pubblica più alcunché di nuovo, e che non ha mai avuto alcun riscontro commerciale è un azzardo o un atto di egoismo. Ma vale assolutamente la pena conoscere Garland Jeffreys.
In Italia, negli anni ‘70, ha avuto numerosi passaggi radiofonici in trasmissioni quali Popoff e Raistereodueventunoventinove e il favore di un grande scopritore di talenti come Carlo Massarini noto e autorevole critico musicale (chi ha una certa età ricorderà Mister Fantasy) che è stato uno dei suoi maggiori estimatori.
Garland Jeffreys ha superato i sessant’anni ed ha impegnato l’ultima parte della sua vita crescere la figlia, pubblicando, nel frattempo, solo un’unica raccolta dei suoi brani più noti. All’improvviso un passaggio al David Letterman Show quest’estate ha anticipato l’uscita del suo ultimo lavoro e nelle ultime settimane, le prime recensioni. Solitamente poche righe ma commenti sempre positivi. Poi l’altra sera ascoltando Radio Capital, Luca De Gennaro e la sua Whatever, il passaggio di un brano tratto da The King Of In Between.
Garland Jeffreys è figlio della New York di metà degli anni 70, la stessa di Lou Reed, di Willie Nile, di Elliot Murphy, di Laura Nyro, di Patti Smith, e in qualche modo, guardando altrove, è vicino a Tom Petty, John Mellecamp e, molto, a Graham Parker . La sua musica è influenzata dal rock, dal soul ma soprattutto ha frequenti incursioni nel reggae. Il suo ambiente naturale è la notte, sono le strade deserte, le corse solitarie, i suoi testi analizzano frequentemente temi sociali, legati soprattutto alle questioni razziali.
The King of in Between è decisamente un buon disco, fatto con amore, ben cantato e con alcune canzoni ben al disopra della media.
Il lavoro inizia con Coney Island Winter, un brano sull’adolescenza dell’artista, dal ritmo veloce, incalzante, il cui titolo non a caso richiama una canzone di Lou Reed (Coney Island a Baby), tra gli ospiti accreditati, a conferma della contiguità degli artisti. Segue I’m Alive, brano già conosciuto e presente nella raccolta di successi dell’artista pubblicata prima del presente lavoro.
Streetwise è una delle gemme del disco, dal ritmo inusuale e con un ritornello che sicuramente affascinerà.
Un altro gran bel brano è All around the world, un reggae impreziosito dalla presenza dei fiati e da un coro che dà spessore ad un bella melodia. Le atmosfere sono molto vivine a quelle del capolavoro di Garland Jeffreys, Ghost Writer, secondo chi scrive uno dei dieci dischi da avere sempre con sé.
La successiva Til John Lee Hooker Calls, potrebbe essere un rock blues, che richiama, come ci si aspetterebbe, le atmosfere del bluesman di cui al titolo, che però non lascia un gran segno. Singolare è la coincidenza che sia l’ultimo disco di Ry Cooder che questo, rendano omaggio all’uomo di Clarksdale. Love is not a cliche è un brano leggero, quasi pop, con un bel ritmo ed un ritornello che resta nella testa.
Prima di arrivare alla fine, meritano di essere ancora segnalate The Beautiful Truth un brano dallo sviluppo inusuale, di buon impatto, che ricorda sonorità reggae del passato tipiche di alcuni gruppi giamaicani minori, mentre In God’s Waiting Room è un bel blues, che riporta l’ascoltatore ad atmosfere che le produzioni musicali odierne hanno troppo spesso dimenticato.
Chiude Rock On, un brano lento tra i meno riusciti del disco. In definitiva un buon disco, lontano mille miglia dalla maggior parte delle attuali produzioni discografiche, ma che piacerà senz’altro a chi, quando ascolta, lo fa con orecchio attente. Il risultato è ulteriormente impreziosito da una numerosa schiera di ospiti tra cui il già citato Lou Reed ai cori, Steve Jordan, Larry Campbell (nelle vesti anche di produttore) , Steve Goulding (ex Rumour), Duke Levine.
E se il disco vi è piaciuto allora cercate anche Ghost Writer, forse lo troverete in qualche scaffale polveroso di uno dei pochi negozi di dischi rimasti ancora aperti e, se ci riuscirete, statene certi: sarà una grande scoperta.

 

Se non ti basta ascolta anche:

Lou Reed: Coney Island Baby

Graham Parker: Live in San Francisco 1979

Laura Nyro: Season of Lights


Brother Giober

Commenti

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  1. Scritto da ALP

    …..per chi non ha una certa et un vero e proprie corso di musica! grazie molto interessante

  2. Scritto da Gulinati

    Bravo discomane, sempe in palla!