BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Rifiuti smaltiti illegalmente, nei guai titolari della Comagri

I due nell'nchiesta dei Carabinieri che stanno indagando sullo smaltimento irregolare di 50mila tonnellate di biomasse a Monfalcone.

Più informazioni su

Sono state 50.000 le tonnellate di rifiuti di biomasse (sansa di olive esausta e segatura), in alcuni casi anche pericolose, prive delle caratteristiche chimico-fisiche necessarie alla combustione, smaltite nell’ impianto termoelettrico di Monfalcone (Gorizia). Il dato emerge nell’indagine dei carabinieri per la Tutela dell’Ambiente che hanno arrestato stamane 8 persone per una colossale duplice truffa ai danni della A2A di Milano, responsabile della gestione della centrale termoelettrica goriziana. Dietro all’ affarè stavano alcuni dipendenti della società milanese che hanno incassato illecitamente milioni di euro. A casa di uno degli indagati, oggi, sono stati trovati 50 mila euro in contanti nascosti sotto il materasso. Il «modus operandi» adottato dagli indagati era ben collaudato: venivano omessi i controlli consentendo così ad alcuni imprenditori di fare lo smaltimento, presso la centrale goriziana di consistenti quantitativi di rifiuti privi delle caratteristiche richieste. Nell’indagine sono emersi due filoni. Il primo relativo al conferimento di ingenti quantitativi di rifiuti speciali (sansa di olive esausta), provenienti dalla Tunisia, illecitamente qualificati con false certificazioni analitiche, col fine di importarli in Italia e fatti poi smaltire a Monfalcone con ducumentazione falsificata. L’associazione era costituita da un dipendente della A2A in accordo con i titolari della Comagri di Treviglio  e con il titolare del laboratorio di analisi Tiss di San Dorligo della Valle (Trieste). L’altro filone è relativo a numerosi fittizi conferimenti di segatura, mai avvenuti, seppur regolarmente fatturati alla A2A, che ne ha sostenuto i costi. Dietro all’operazione stavano invece due dipendenti della Tec.nim, addetti al controllo degli automezzi in ingresso presso l’impianto di Monfalcone, in accordo con i titolari delle Friul Pellet di Capriva del Friuli (Gorizia) e della Blu Service di Brendola (Vicenza). Dalle indagini è emerso che da anni era in atto un modello di gestione criminale rivolto esclusivamente ad interessi economici in violazione dei principi di fedeltà aziendale nonchè di qualsiasi altro interesse collettivo, compreso quello della salute e dell’ambiente, rilevando che entrambe le strutture associative erano a conoscenza delle reciproche attività illecite con un tacito accordo di non belligeranza.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.