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Resiste la produzione, disoccupazione raddoppiata in quattro anni

Nel terzo trimestre a Varese resiste la produzione (+5,3%), ma è forte la preoccupazione per il mercato del lavoro. Oltre 8.700 lavoratori in stato di disoccupazione, nel 2007 erano 4.000

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Dalla rilevazione condotta da UnionCamere Lombardia emerge un quadro a tinte fosche per i prossimi mesi. Le aspettative sono negative, anche se l’analisi relativa al terzo trimestre 2011 segna un incremento produttivo del 5,3% in provincia di Varese rispetto al periodo luglio-settembre dell’anno scorso. La rilevazione condotta da UnionCamere Lombardia sembra insomma evidenziare una sorta di frattura tra il dato concreto, che appare migliore di quanto non emerga dalla percezione quotidiana, e una realtà che ci costringe ogni giorno a fare i conti con i problemi di una finanza in deciso affanno.
Su questo s’inserisce un mercato del lavoro che, nelle ultime settimane, ha mostrato segni di ricaduta con l’esplosione di diverse situazioni di crisi sul nostro territorio.
Entrando nel merito delle cifre, l’indagine condotta su un campione di imprese industriali e artigiane varesine rileva un aumento della produzione che, nel trimestre considerato, colloca Varese, con il già citato +5,3%, al primo posto nella nostra Regione: la media lombarda è del 2,8%. Peraltro il sistema dell’economia locale non ha ancora recuperato i livelli del 2007, prima quindi dello scoppio della bolla finanziaria, quando l’indice della produzione era a quota 107 su una base 100 del 2005. Oggi invece si attesta a 98,7. Particolarmente positivo è l’andamento della meccanica (+9,9%), che ha contribuito insieme alla carta-editoria e alla gomma-plastica, sebbene questi ultimi due in misura inferiore, a reggere le sorti nel trimestre considerato. Si sta riducendo il gruppo dei settori rimasti col segno più, mentre in aumento quello con il dato negativo: qui s’inserisce il ritorno in un contesto di difficoltà del tessile       (-1,5%) e dell’abbigliamento (-6,6%) che pure aveva mostrato qualche timido segnale di ripresa nei mesi scorsi, collegato soprattutto all’export delle confezioni nell’Europa dell’Est.
Sebbene gli indicatori relativi agli ammortizzatori sociali, la cassa integrazione nella sue varie forme, non evidenzino nei dati di fine ottobre (ultimi certificati) un acuirsi dello stato di emergenza, la cronaca recente ci riporta un crescendo di annunci di possibili nuovi esuberi da parte di imprese del territorio. Ancor più preoccupante è la circostanza che questi annunci riguardino proprio quel settore della meccanica che pure nell’ultimo anno aveva fatto da traino per la ripresa.
Non si può, infine, trascurare il dato della mobilità, con oltre 8.700 lavoratori già in stato di disoccupazione quando nel 2007 erano 4.000. In questo quadro s’inserisce l’andamento in peggioramento dell’artigianato: la produzione del terzo trimestre 2011 è diminuita rispetto allo stesso periodo del 2010 (-0,50%) e il relativo indice si ferma a quota 73,3 rispetto sempre al dato base 100 del 2005.
Le aspettative degli imprenditori intervistati sembrano poi allinearsi alle preoccupazioni che sono ormai generalizzate: il saldo tra chi pensa a un miglioramento e chi invece prevede un peggioramento dice che questi ultimi superano gli ottimisti del 4%: è dalla fine del 2009, ovvero da quando si erano manifestati segnali di ripresa, che non venivano più registrate aspettative con il segno meno.

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