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“Gli angeli” di Genova arrivano da Facebook

Una giovane genovese ha aperto una pagina per chiamare e coordinare i volontari: gli "Angeli con il fango sulle magliette"

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«Posso usare il vostro articolo?». Con questa domanda al quotidiano La Repubblica,è iniziata la starordinaria avventura di Emanuela Risso e degli "Angeli con il fango sulle magliette". Mentre la Liguria e Genova sono devastate dalle alluvioni, Emanuela – giovane genovese laureata in lingue e appassionata di new media – ha deciso di aiutare la sua regione e la sua città dal social network più famoso in Italia, Facebook. Così nasce la pagina "Angeli con il fango sulle magliette": il nome arriva direttamente dalla simbolica manata sulla maglietta che i volontari del 1970 avevano scelto come simbolo. La foto del profilo raffigura Fabrizio De Andrè con sigaretta in bocca e mano sporca di fango.
E così, da venerdì pomeriggio, i fan della pagina hanno iniziato ad aumentare ad oggi sono a quota 18.412. Ma non si tratta solo di uno spazio di aggiornamento, ma di un vero e proprio "centro di controllo" per coordinare i volontari. Ci sono tutti i  numeri utili, le comunicazioni urgenti, informazioni su come offrire il proprio aiuto e dove poter alloggiare. Emanuela e gli altri, sulla bacheca, coordinano gli aiuti e informano in continuazione. Martedì mattina, ad esempio, avvisa tutti che "DAL COMUNE DI GENOVA: È sconsigliato l’utilizzo della macchina. La Protezione Civile ha dato disposizioni ai Municipi perché non vengano utilizzati volontari civili. Lo Sturla, nella parte, alta ha invaso alcuni tratti stradali".

Ecco cosa scrivono Emanuela e gli altri sulla pagina:
Nel 1970 un’intera generazione si trovò a vivere una straordinaria avventura di solidarietà e di libertà. Il simbolo di quei giorni era l’impronta di una manata sporca di fango che i ragazzi si davano vicendevolmente sulle magliette. Bastava quella per salire su un autobus (allora c’erano i bigliettai) senza pagare e la gente ti guardava con rispetto e ammirazione. Si viveva fuori casa, si spalava per ore e ore sotto il sole e dai negozi di ogni strada (gente che aveva perso tutto o quasi) arrivava sempre la focaccia calda da mangiare e un fiasco di vino. Le regole abbastanza rigide di allora saltarono completamente (quasi più che durante il ’68) e, per la prima volta, la generazione dei "capelloni" che la serissima Genova aveva sempre considerato con una punta di severità, si guadagnò sul campo la stima di tutti. Per le strade fiorirono i cartelli "Grazie giovani" e i giornali lanciarono una specie di concorso di idee per ringraziare gli "angeli col fango sulle magliette".

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