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Shock di reputazione e riforme cos?? l’Italia fuori dalla crisi fotogallery

Tra le riflessioni del convegno promosso dall'associazione Amici di Ubi Banca anche il ruolo delle imprese chiamate ad essere luogo di confronto.

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All’Italia serve uno shock di reputazione per riacquistare fiducia sui mercati e una seria riforma dello Stato, con liberalizzazioni e un alleggerimento di spese e burocrazia. Alle imprese il compito di essere luogo ideale di confronto tra "mente e mano".
"I nuovi scenari dell’economia: imprese e finanza nella e dopo la crisi", titolo del convegno proposto dall’Associazione Amici di Ubi Banca che si è svolto lunedì sera al Centro congressi Giovanni XXIII, passano in sintesi da queste proposte.
"Stiamo attraversando una crisi che è una vera opportunità, si tratta una rivoluzione che vede protagonisti ognuno di noi. Sta a noi disegnare ora il futuro con nuove prospettive – afferma Gianfelice Rocca, 62 anni, presidente del gruppo Techint, tra i leader globali per siderurgia, energia e infrastrutture –. Certo all’Italia serve uno shock di reputazione per riacquistare fiducia sui mercati e una seria riforma dello Stato. Occorre una politica che guardi ad orizzonti più ampi, ad una convergenza delle politiche europee, non basta più la moneta unica”.
E sulla stessa linea d’onda di Rocca, incalzato dalle domande di Andrea Moltrasio, già presidente di Confindustria Bergamo, che cita Ennio Flaiano, Enrico Cuccia e Luigi Einaudi è anche il senatore Nicola Rossi (gruppo misto) mente economica di “Italia Futura”, la fondazione di Luca Cordero di Montezemolo.
Stiamo vivendo un periodo costituente – afferma il senatore Rossi – che non richiede solamente una riforma dello Stato, ma una trasformazione più profonda che richiede sforzo e continuità. Sforzo per cambiare e continuità per raggiungere gli obiettivi”. Tra i moniti di Rossi anche le liberalizzazioni dal patrimonio immobiliare dello Stato alla messa sul mercato di parte delle azioni Eni ed Enel, persino alcune reti della Rai. E soprattutto una riduzione del debito pubblico. “L’amministrazione pubblica dovrà porsi pochi obiettivi – conclude Rossi – fare l’essenziale e farlo al meglio. Importante sarà dunque che nel decreto sullo sviluppo non si cerchi ancora qualche imposta per finanziare la spesa pubblica”. Tra gli scenari dell’economia non manca il fondale della finanza e Massimo Capuano, amministratore delegato di Centrobanca, sottolinea il ruolo che potrebbe giocare la borsa per le imprese italiane. “Le borse europee non sono fatte da grandi imprese, ci sono oltre 6.500 piccole e medie imprese che si sono quotate in borsa per avere liquidità – spiega Capuano –. A Piazza Affari le piccole e medie imprese che si sono quotate in borsa sono circa 180 e così abbiamo una Borsa fatta da grandi società”. Tra i scenari auspicabili per il rilancio dell’economia per l’amministratore delegato di Centrobanca c’è così un nuovo ruolo che potrebbe ricoprire la borsa, una visione di insieme che sia un progetto per lo sviluppo del Paese e un nuovo compito per la Banca centrale europea perché sia davvero di supporto all’economia forte del vecchio continente. Un’economia che ha di fronte a sé "nuove affascinanti sfide – conclude Rocca – è in corso una rivoluzione etico morale, siamo un Paese che ha una grande forza, spiccate capacità ed inesauribili risorse di riscatto. Dobbiamo essere uniti, lavoratori, imprese, sindacati e scuole e tornare a quel motto latino ‘ments et manus’, che hanno reso l’Italia una potenza economica e produttiva. L’educazione unita all’applicazione pratica è il più grande patrimonio di un Paese e le imprese possono essere il fulcro, un luogo ideale di confronto".

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Commenti

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  1. Scritto da berghem

    ….forse ci vorrebbe un bello shock reputazionale anche per UBI Banca…

  2. Scritto da La verità fa male

    La cosa meravigliosa di questa crisi è vedere grandi industriali e banchieri, che con le loro speculazioni finanziarie hanno innescato la crisi stessa (ricordiamoci che questa crisi parte dalle follìe delle banche come Lehmann Brothers e dalle gestioni aziendali truffaldine come Cirio e Parmalat), falcidiando i risparmi della gente comune, salire in cattedra e pontificare su come risolvere il problema, parlando addirittura di “credibilità” e di “shock di reputazione”