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Gritti: scultori del legno da 4 generazioni

Il padre Eugenio e il figlio Luciano hanno imparato dal nonno Angelo le tecniche per intagliare il legno e proseguono la tradizione.

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Una tradizione che dura da quattro generazioni quella portata avanti dalla famiglia Gritti: famiglia bergamasca di intagliatori del legno e restauratori che con laboriosità e passione si dedicano alla loro attività, apprezzata in tutta Italia. Il padre Eugenio, infatti, e il figlio Luciano hanno imparato dal nonno Angelo le tecniche per intagliare il legno. Anche la bottega in cui lavorano è rimasta la stessa, ordinata e luminosa, situata a Bergamo in via Luigi Palazzolo. Ed è proprio qui che Luciano, giorno dopo giorno apprende dal padre le tecniche per riconoscere le caratteristiche dei diversi tipi di legno, la diversa difficoltà di lavorazione, le sfumature di colore e il modo migliore per difendere il materiale dall’attacco dei tarli.
Sono ancora Eugenio e Luciano a raccontare passo dopo passo le diverse tappe dell’attività familiare. Tutto è cominciato in quel fatidico anno, il 1958, quando il padre di Eugenio, Angelo, grande amico dello scultore bergamasco Giacomo Manzù, accetta di restaurare la cornice del polittico di Cima da Conegliano situato nel paesino di Olera. La famiglia si è poi specializzata nel restauro del legno, fornendo un importante contributo a quelle generazioni di storici dell’arte degli anni Sessanta e Settanta che si sono occupati della storia della scultura lignea, in special modo di quella lombarda.
Sia Eugenio che Angelo erano grandi amici di Giacomo Manzù e molto spesso lavoravano dietro sua commissione realizzando in ebano le copie del modello che lo stesso Manzù forniva loro in gesso. Ormai però, come afferma il padre Eugenio, “non c’è più tempo per questo genere di attività e la produzione familiare si è specializzata sempre più nelle opere di restauro, come è accaduto col bellissimo crocefisso conservato a Vercelli, nella basilica di Sant’Andrea.” Il Cristo situato all’interno della chiesa, infatti, era dotato di corona di spine, parrucchino e aureola. Dopo il restauro appare invece completamente diverso, con l’incarnato più roseo e le piaghe aperte da cui sgorgano rivoli di sangue. Queste modifiche sono state apportate perché si è scoperto che nel ‘600 il Cristo era stato rivestito da una copertura di tela che ne aveva modificato alcuni tratti, ma grazie al restauro della famiglia Gritti si è potuto riportare l’opera ai suoi caratteri originari.
Ma qual è il segreto della loro arte? Nessun segreto. Come ci insegna lo scrittore Mario Rigoni Stern l’unica cosa da fare per ottenere i migliori risultati è cercare di fare al meglio la cosa in cui siamo impegnati, piccola o grande che essa sia.
 

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