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Yara, investigatore conferma: “Una pista c’??, ma il risultato ?? lontano”

La gara di scoop in tv rilancia: "Individuato un parente dell'assassino, ?? italiano". Le indiscrezioni, fin da sabato e domenica, portano a maggior cautela: c'?? una strada da seguire basata su somiglianze tra Dna.

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L’ultimo scoop in tv ci spiega che "l’assassino di Yara è un italiano, che non lavorava al cantiere di Mapello, e che gli inquirenti hanno individuato il dna di un parente di quell’assassino". Se così fosse, se davvero la magistratura e la polizia, o i carabinieri, avessero già a disposizione il nome di un parente dell’assassino, dovremmo aspettarci una svolta nel giro di poche ore o di pochi giorni.
Altre indiscrezioni dicono che non siamo affatto a quel punto e confermano quanto dichiarato da un investigatore già domenica mattina (30 ottobre) a Bergamonews, dopo le prime rivelazioni di Quarto Grado, e cioè: sarebbero state individuate alcune corrispondenze parziali tra il profilo genetico trovato sugli slip della ragazzina di Brembate Sopra e altri (il numero non viene specificato) profili genetici prelevati tramite tampone di saliva, negli ultimi 8 mesi. La corrispondenza è parziale, "vale a dire – spiega un investigatore – che non è stato individuato il soggetto che ha lasciato tracce sui vestiti di Yara. Ci sono delle somiglianze tra profili genetici che in alcuni casi potrebbero portarci a rapporti di parentela. Potrebbero. Ma non è un lavoro breve".
C’è un solco d’indagine sul quale lavorare, quindi, ma si è ancora lontani dall’avere nome e cognome dell’assassino o nome e cognome di un parente dell’assassino. Quello sul Dna, pur sembrando una mera questione di coincidenze che si rilevano velocemente, è un lavoro lungo, basato su metodi di comparazione che per arrivare a prove certe hanno bisogno di tempo. Un codice genetico non permette, ad esempio, di individuare la nazionalità di un soggetto: sostenere che si tratta di un italiano è un dato non può prescindere dall’individuazione di un gruppo familiare, di un parente, ma non siamo a questo punto.
Sempre secondo l’ultima indiscrezione in tv l’assassino non è un operaio del cantiere di Mapello. Una realtà ben nota fin da marzo, fatta eccezione per una serie di operai stranieri che sono tornati ai loro paesi d’origine nei giorni in cui si cercava il corpo di Yara, a inizio dicembre 2010. Operai mai controllati. Tutti gli altri lavoratori del cantiere avevano lasciato il loro Dna ben prima che si trovasse il corpo di Yara: nessun profilo genetico (incluso quello di Fikri) corrispondeva con le tracce isolate dai vestiti della ragazza, da marzo in poi. Ma tutto questo non esclude che possa esserci stato un passaggio della ragazzina sequestrata proprio da quel luogo, il cantiere, o che un soggetto venuto a contatto con Yara possa essere tornato in quel posto, anche di passaggio, guidando così il fiuto dei cani molecolari.

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