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Yara, il pm non nega pista del Dna Indagini serrate nella Bergamasca

Letizia Ruggeri: "La zona resta un ambito privilegiato". E "non pu?? dire nulla" sull'ipotesi che l'assassino sia italiano o che ci sia una famiglia bergamasca finita sotto la lente.

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Non nega che dalla comparazione del Dna sia emersa una pista investigativa e spiega che “la zona”, ovvero la provincia di Bergamo, resta il campo di indagine privilegiato per venire a capo del giallo della piccola Yara Gambirasio. Il pubblico ministero Letizia Ruggeri mantiene il più possibile il segreto istruttorio, pur travolta da una serie di scoop giornalistici sul caso, ma sembra voler evitare smentite gratuite delle notizie che emergono dalle indagini.
Intervistata fuori dalla procura nel pomeriggio di giovedì 3 novembre, il sostituto procuratore ha spiegato di “non poter dire nulla” sul fatto che l’assassino possa essere un italiano, e nemmeno sull’ipotesi che possa esserci un “cognome bergamasco”, ovvero una famiglia, finita sotto la lente degli investigatori. Ma allo stesso tempo il magistrato ha negato che possano esserci “corrispondenze genetiche in grado di ridurre in modo decisivo il campo delle indagini. Continuiamo infatti a fare tutti i prelievi di Dna, come è successo finora”.
Negazioni e inviti alla cautela che sembrano dire: c’è una pista, non una svolta, c’è un’ipotesi su cui lavorare, non altro. Le parole del magistrato sembrano confermare le recenti indiscrezioni: ci sono sicuramente, ormai è possibile dirlo, una serie di profili genetici estratti dai campioni di saliva negli ultimi mesi, che hanno destato l’attenzione degli inquirenti.
Profili molto probabilmente prelevati in provincia di Bergamo, sui quali la polizia scientifica sta lavorando per rispondere ad una domanda fondamentale: quei profili, o forse uno tra essi, identificano un rapporto di parentela con l’assassino? E’ una risposta che richiede un certo lavoro di approfondimento da parte della Scientifica. Se davvero venisse individuato un rapporto di parentela dell’assassino, cosa non facile, potrebbe allora scattare un lavoro di intelligence della squadra mobile e del Servizio centrale operativo di polizia, per studiare i movimenti del soggetto ritenuto più interessante.
C’è ancora strada da percorrere, per arrivare ad “un parente”. E gli investigatori lo stanno facendo. Anche oggi l’attività è stata intensa, con continui contatti tra magistrato e polizia. Esiste un ambito di lavoro, ma non è ancora possibile escluderne altri. Il magistrato “non può dire nulla” sul fatto che il cantiere di Mapello sia un luogo che non c’entra con il caso, perché finché “non abbiamo identificato il personaggio rimangono in piedi tutte le ipotesi”. E sull’ipotesi che nessun operaio del cantiere sarebbe l’assassino "no, non abbiamo scartato nessuna ipotesi”.

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