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Bossi la deve smettere

A seguito delle ennesime minacce fatte dal ministro Umberto Bossi ai giornalisti, il presidente del Cnog, Enzo Iacopino, ha scritto una lettera aperta a Silvio Berlusconi

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 Illustre Presidente, 

    ho esitato a lungo sull’opportunità e sull’utilità di scriverLe questa lettera aperta, dopo l’ennesima performance di un ministro della Repubblica, il deputato Umberto Bossi, contro i giornalisti.
    Mettendo a posto dei ritagli stampa, il caso ha, però, voluto che la mia attenzione fosse richiamata dalle affermazioni rese dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: “Oggi vedo una sequenza dalla violenza verbale, alla violenza spontanea, alla violenza organizzata che mi auguro non arrivi ancora una volta all’omicidio come è accaduto l’ultima volta dieci anni fa proprio con il povero Marco Biagi, nel contesto di una discussione per molti aspetti simile a quella di oggi”.
    Ho l’età, purtroppo,  e la libertà da condizionamenti politici, per fortuna, per ricordare gli anni dell’odio, quelli delle “pseudo Brigate rosse”, della sottovalutazione sistematica dei molti segnali d’allarme che venivano, da sinistra e da destra. Comportamenti irresponsabili che hanno provocato lutti, dolore e la rinuncia a spazi di libertà per tutti i cittadini con le leggi speciali che si resero necessarie.
    In agosto il ministro Bossi ha definito “delinquenti” alcuni colleghi, indicandoli con nome e cognome, aggiungendo che occorre dare dei “grandi passamano” o “quattro legnate” per “riportarli sulla giusta strada”. Mancava solo l’olio di ricino (non vorrei aver dato una qualche idea al leader della Lega) e il richiamo funesto ad altre epoche sarebbe stato perfetto.
    Era un comizio notturno e, quindi, non c’erano le attenuanti possibili quando, in giugno, aveva fatto dichiarazioni simili che sono abituali al suo linguaggio, tanto che in settembre aveva rincarato la dose, dicendo ai giornalisti “primo o dopo prenderete una mano di botte”, con un corollario di “stronzi”, “lacchè”, “gentaglia”.
    Ora una replica (“vi spacco la faccia”, “prima o poi la gente vi piglia per il collo”), mentre quel clima di “violenza verbale” o “organizzata” richiamato dal ministro Sacconi, diventa palpabile, anche grazie al contributo del leader della Lega, ministro della Repubblica.
    Perché Le scrivo, Signor Presidente, pur sapendo che ha, in questa fase, molti e gravosi impegni cui far fronte? Lo faccio per chiederLe formalmente di intervenire, con un richiamo pubblico, senza riserve perché, altrimenti, la denuncia di un insopportabile e pericoloso clima di “violenza verbale” apparirebbe, al di là delle intenzioni del ministro Sacconi, solo uno slogan.
    Lo faccia, Signor Presidente. Perché dopo, se mai accadrà che qualcuno dia seguito alle minacce del deputato Bossi, le Sue sarebbero solo parole di circostanza.

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