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Area Riuniti quasi tutta ai privati Si rischia la svendita di un prestigioso bene pubblico?

Le ultime decisioni sul futuro del vecchio ospedale fanno sorgere molte domande a cui prova a dare una risposta l'ex assessore all'Urbanistica Luigi Nappo.

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Un’area di gran valore si libera con la costruzione del nuovo ospedale di Bergamo. E’ l’area dell’attuale struttura sanitaria in una delle zone più prestigiose della città. Circa 140 mila metri quadrati,  totalmente di proprietà pubblica che l’ente pubblico ha già tentato di vendere attraverso un’asta nel 2009 andata deserta e poi non più ripetuta (leggi). La destinazione dei Riuniti è cambiata più volte, recentemente l’ultima modifica: l’Università occuperebbe ventimila metri quadrati in aree sportive e alloggi per studenti, il resto andrebbe praticamente tutto ai privati. I soggetti protagonisti sono: Comune di Bergamo, Regione Lombardia con la propria società Infrastrutture Lombarde, Università, e imprenditori.
Ma le modifiche succedutesi dall’avvio del primo accordo di programma, che risale al 2000, fanno sorgere una serie di domande: perché un’area totalmente pubblica viene venduta quasi esclusivamente ai privati? Il prezzo sarà equo o si rischia di svendere questa zona urbanisticamente e paesaggisticamente di grande pregio? Perché non è stata ancora ripetuta l’asta e quando si farà la prossima?
Domande che Bergamonews ha posto a Luigi Nappo, già assessore all’Urbanistica della giunta Veneziani, che sottoscrisse gli accordi di programma nel 2000 con Rosy Bindi, allora ministro della Sanità, e poi nel 2004 con il successore del dicastero della salute Girolamo Sirchia.

Che cosa prevedevano gli accordi di programma sottoscritti nel 2000 e nel 2004?
“Il primo, del 2000, prevedeva che 91 mila metri quadrati dell’area dei Riuniti, per la precisione la parte a nord con la Casa Rossa, fosse destinata al campus universitario, mentre la parte sud di 48 mila metri quadrati fosse ceduta ai privati per diventare una zona residenziale. Per la realizzazione del nuovo ospedale Infrastrutture Lombarde avrebbe attinto anche dalla vendita dei vecchi Riuniti”.

Nel 2004 un nuovo accordo di programma. Che cosa cambiava rispetto al primo?
“L’area destinata all’università scendeva da 91 a 70 mila metri quadrati, così quella destinata ai privati e quindi alla vendita aumentava e diventava di 70 mila metri quadrati. Come amministrazione comunale ci impegnammo a fare delle modifiche al piano regolatore”.

Aumentava l’area da vendere ai privati, quindi aumentava anche la somma che Lombardia Infrastrutture avrebbe incassato.
“Sì, con il secondo accordo di programma l’asta avrebbe dovuto portare a casa più di 70 milioni di euro”.

Ma…

“Ma l’asta non si fece. Eppure per due anni, dal 2004 al 2006, si lanciarono allarmi: servivano subito i soldi per l’ospedale nuovo. Intanto l’università aveva bisogno di 40milioni di euro per comprarsi l’area dei Riuniti, in verità era facile trovarli visto che bastava vendere la sede di via dei Caniana acquistata nel 2002 per circa 36 miliardi di vecchie lire e ristrutturata”.

Perché l’università doveva trasferirsi in quella zona della città oggi occupata dall’ospedale?
“Lo prevedeva il Piano regolatore steso da Bernardo Secchi. Una scelta paesaggistica e urbanistica condivisa. Anche Italia Nostra nel 2004 ribadì questa posizione. In quella zona, che ha pochi servizi, serviva una destinazione pubblica che bilanciasse il quartiere residenziale”.

E invece…
“Invece il rettore Castoldi decise che l’Università non aveva i soldi e perciò doveva rimanere dov’era”.

Niente campus dunque, per scelta: a quel punto cosa fa l’Università dei 70 mila metri quadrati a lei destinati nello spazio dei Riuniti?
“E’ qui che cambia tutto radicalmente. Nell’accordo di programma era prevista una certa flessibilità, ma doveva essere una cosa minima, invece adesso l’Ateneo avrà solo 20 mila metri quadrati, tutto il resto andrà ai privati".

Come è successo?
"E’ successo che è stata avanzata una proposta intermedia all’attuale rettore Paleari: la casa rossa. Tale struttura avrebbe dovuto essere assegnata in comodato d’uso, quindi già ristrutturata. Invece da ambo le parti si è preferito pensare a una assegnazione al rustico, così l’università ha annunciato di non aver i soldi per ristrutturarla e di nuovo si sono modificate le proposte. Fino all’ultimissima: all’ateneo solo i 20 mila metri quadrati per campi sportivi senza la casa rossa".

Scusi e degli altri 120 mila metri quadrati?
“Un lotto unico destinato ai privati per farne un quartiere residenziale. E dire che già alla prima asta, quella del settembre  2009, i due privati che si sono presentati si sono guardati bene dall’avanzare un’offerta, così l’asta è andata deserta. Segno che attendevano un ribasso”.

Un ribasso? Ma ora l’area è aumentata.
“Appunto. Qui sta il vero paradosso: 120 mila metri quadrati che potrebbero essere messi sul mercato a un prezzo ribassato".

Perché?
"Per più di un motivo. Primo il fatto che in questi tempi di crisi si teme che non ci siano acquirenti. Secondo: qualcuno sta già sventolando il timore di vandali nell’area quando sarà abbandonata.

Sono timori concreti?
"No. Quella zona prestigiosa non può, paventando la crisi, essere regalata o quasi. Basterebbe, invece di proporla in un lotto unico, suddividerla in più unità: questo garantirebbe una maggiore partecipazione di soggetti privati all’asta, più trasparenza, meno peso pecuniario per uno solo”.

Un’area di pregio in saldo dunque?
“Sì, e con un particolare che aggrava il tutto. Quando un privato dismette un’area produttiva consistente, l’amministrazione pubblica chiede che parte di questo bene torni alla collettività. In questo caso siamo di fronte a una vera contraddizione: un bene pubblico al 100% dismesso di cui tornerà alla popolazione meno del 15%. Eppure nessuno solleva il caso”.

Ma, ipoteticamente, da questi 100 mila metri quadrati offerti ai privati, quanti appartamenti potrebbero essere ricavati?
“Da una stima molto approssimativa possiamo dire 1.000 appartamenti per 1.500 abitanti, con prezzi di mercato in linea con la zona, quindi altissimi".

E per questo bendidio cosa pagherebbe il privato?
"Se, come pare dalla fretta e da quanto si sente dire, il prezzo della prima asta scende, il privato comprerebbe 120 mila metri quadrati a 500/600 euro al metro quadro: per lui un vero affare”.

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Commenti

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  1. Scritto da ConsigliereX

    Nappo sta dicendo le stesse cose da quando ha smesso di fare l’assessore

  2. Scritto da pm

    @1: il problema direi che è verificare se le cose che dice hanno un fondamento, non se le ripete, visto che sembra si stia rischiando di svendere un bene pubblico.

  3. Scritto da Geppo

    Amministratori locali, gente senza dignità. Svendete casa Vostra…..

  4. Scritto da uno qualunque

    uh…ma che sorpresona! Chi l’avrebbe mai detto!!! Incredibile!!!
    Se fosse confermato, un’immensa area pubblica sarà cannibalizzata per fare appartamenti vuoti e soldi a palate per i soliti noti!
    Urca!
    Domanda: ma a qualcuno risulta che a bergamo si preveda un esplosione demografica nei prossimi anni? Io dove mi giro, vedo nuove realizzazioni? Sono tutte necessarie o ci sono altri motivi?
    ps credo sia superfluo sottolineare un certo sarcasmo…
    Speriamo in bene….

  5. Scritto da ureidacan

    C’è da dire che l’area dei Riuniti è di proprietà della Regione Lombardia, che gestisce, seppure mediante un accordo di programma con gli altri enti territoriali, ma comunque attraverso una sua società, la gestione e la vendita delle aree. C’è da aggiungere che sia l’attuale rettore dell’Università che quello precedente hanno rinunciato (per motivi economici) al Campus. Non è neppure Tentorio, ma Formigoni il deus ex machina.

  6. Scritto da SC

    Chi sarebbero i due possibili acquirenti che han fatto cartello per tirare giù il prezzo?

  7. Scritto da Yano

    riunire tutta l’università in un unico campus al posto del vecchio ospedale sarebbe il top!
    Peccato che gli interessi in gioco siano altri… speriamo almeno non si proceda alla svendita totale e alla cementificazione selvaggia! La zona è una delle più belle di Bergamo

  8. Scritto da stefano b.

    la proprietà dei cittadini non deve essere ne’ svenduta, ne’ venduta.
    è un bene pubblico da valorizzare e mettere al servizio degli italiani.
    basta con le privatizzazioni che ci mettono un cappio al collo.

  9. Scritto da Stefano

    A livello nazionale si sta seguendo la stessa strada: non importa che l’Italia abbia la più alta evasione fiscale d’Europa, noi i conti in rosso li sistemiamo anche vendendo il patrimonio pubblico (il ministro Romani parla della possibilità di vendere Enel, Eni…).
    E chi lo acquisterà? Magari con “aste” che – chissà perchè – andranno deserte con conseguenti inevitabili ribassi? e magari perchè i manager dei pochi gruppi potenzialmente interessati si scambiano qualche telefonata?

  10. Scritto da bgdoc

    Dalla Lega e da Forza Italia assenso silenzioso; meglio non disturbare il guidatore (regione), accettare ogni scelta della centralista Milano e dimenticarsi quanto gridato in campagna elettorale su situazioni meno invadenti.

  11. Scritto da e

    Perchè non ci fate sta benedetta università, invece di sparigliarla a dx e manca, sventrando l’area urbana?
    Nappo ha solo RAGIONE. Non mi interessa sesiadx o sx.
    Sindaco, ci sei?

  12. Scritto da gigi

    sicuramente ci sarà qualce “amico” che farà l’affare, + in generale ciò che accadrà nella manovra è che regaleranno il mio patrimonio ! cosi sono capace anch’io di s…governare

  13. Scritto da bucci fr

    Sig Tentorio è vero quanto denuncia Nappo?
    Se è no, bene. Ma se è si, vuol dar conto anche a noi cittadini che paghiamo le tasse?
    Grazie

  14. Scritto da MAURIZIO

    Si costruisce un ospedale nuovo senza avere in mano il compromesso di vendita di quello vecchio. Si precano soldi e tempo nella costruzione dell’ospedale nuvo. Si rinuncia al polo universitario in favore del residenzaile privato. E noi dobbiamo farci governare da questi cialtroni?
    La patrimoniale deve servire a mantenere in piedi questo sistema marcio?