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Per Cassano un grave ictus Carriera a rischio

Sarebbe grave il problema per cui il barese è stato ricoverato al Policlinico di Milano sarebbe grave: un ictus ischemico che metterebbe a repentaglio il suo futuro da atleta.

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Ore di paura per Antonio Cassano. Il milanista è da domenica ricoverato al Policlinico di Milano dopo aver accusato un malore all’arrivo a Malpensa, in seguito alla trasferta vittoriosa dei rossoneri a Roma (dove il numero 99 è entrato nella ripresa, risultando uno dei migliori in campo).
Per il talento, classe 1982, le notizie si susseguono frenetiche: prima si è parlato di un calo di pressione e di una 24 ore di accertamenti in ospedale, quindi di un’infezione virale, poi di labirintite. Poi le ore sono diventate 48 ed infine 72 con conseguente addio alla trasferta di Minsk prevista per martedì per la Champions League.
Ma Il rischio è che per l’attaccante le partite da saltare possano essere molte di più, il rischio – non da fantascienza – sarebbe quello di vedere la propria carriera chiusa a 29 anni perché rumors dal Policlinico sostengono che il barese sarebbe stato vittima di un ictus ischemico non transitorio, al contrario di quanto appreso fino ad ora da giornali e siti d’informazione. Ed anche il resto dei problemi ventilati nelle ultime ore sarebbero poco probabili considerato che il giocatore è ricoverato nel reparto di neurologia e, nel caso si trattasse di qualcosa non legato ad un problema al cervello, avrebbe già cambiato reparto per iniziare la terapia adatta.
Infatti, da nostre fonti, sembrerebbe che il giocatore non sia vittima di una Tia (Ictus Ischemico Transitorio), ma di un ictus vero e proprio, ossia di un infarto di una zona del cervello che sicuramente lascerà qualche strascico. Quindi si tratterebbe di una lesione dell’emisfero sinistro che lascerebbe tracce nel futuro del ragazzo come problemi motori o di coordinazione; problemi che con la riabilitazione potrebbero migliorare, ma non da ritornare a giocare a livello professionistico.
Il dubbio riguarda il protagonista della vicenda: come è possibile che un atleta giovane, sottoposto a regolari controlli medici, abbia potuto subire una cosa simile. Malformazione congenita? Oppure qualche altra causa? Il dubbio rimane considerato che la maggioranza degli ictus giovanili non ha una causa riconosciuta.

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