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Immagini macabre nella cultura bergamasca

"Immagini macabre nella cultura bergamasca tra xv - xx secolo" dal 30 ottobre al 11 dicembre in mostra al Centro Museale Parrocchiale

La mostra sulle immagini macabre nella cultura bergamasca prende il titolo di un celebre testo pubblicato nel  1998  dagli autori Antonio Previtali e Scandella Mino. Ispiratore della mostra è certamente il celebre affresco della Danza Macabra e del Trionfo della morte che campeggia sull’edificio un tempo sede della confraternita dei disciplini di Clusone, proprio di fronte alla basilica.
L’opera è del 1485 come testimonia la data segnata sul cartiglio esterno a sinistra, nel Trionfo in alto.
Si tratta di una sintesi unica di tutti i temi macabri che ritroviamo separati in altri affreschi dello stesso genere sparsi per l’alta Italia e l’Europa: dalla Francia fino in Lettonia, dalla Svizzera fino in Finlandia. Questo affresco pregevole ed importante è visitato da studiosi di tutta Europa e da numerosi turisti. Solo dopo la metà dell’800 gli esperti di storia dell’arte e gli storici cominciarono ad interessarsi agli affreschi dei Disciplini apprezzandoli nella loro qualità e nel loro significato e cercarono di individuare l’autore o gli autori. La critica più recente è propensa ad attribuire le "Storie di Gesù" e gli affreschi macabri a Giacomo Borlone e alla sua bottega. H "Magister ]acobus pentor" dei documenti dell’epoca, è attivo a Clusone dopo il 1460 come attestano i registri della Confraternita dei Disciplini; è un pittore locale ma dotato di grande capacità espressiva e vivacità coloristica. A lui i Disciplini diedero l’incarico di illustrare ai fedeli i temi della vita di Gesù e quelli della Morte e del Giudizio. Nessuno dubita che lo abbia fatto con grande efficacia. 
Nell’affresco è rappresentata la celebre Danza della Morte il tema più celebre e più diffuso. Si tratta quindi di un ballo anche se la posizione delle figure indica più una processione che si snoda davanti allo spettatore. I personaggi sembrano di condizione sociale inferiore rispetto ai maggiorenti del Trionfo. Dopo la donna vanitosa all’estrema sinistra, è raffigurato un disciplino a rappresentare i committenti dell’opera per il compimento della quale essi diedero istruzioni precise all’affrescatore. Nella Danza non è la morte in generale che è rappresentata ma quella individuale di ogni singola persona. La morte è legata alla vita ed ogni uomo percorre il suo cammino con la sua morte accanto. Chi bene vive, cioè fondato nella giustizia e nell’amore di Dio, guarda la morte senza paura anzi con gioia.
Il tema della Danza dei vivi e dei morti che affonda le sue origini nel substrato culturale popolare medievale, ha avuto numerose raffigurazioni; in alta Italia si citano quelle di Pinzolo e Carisolo in Val Rendena,quelle di Bienne e di Pisogne in Val Camonica non lontano da Clusone. Altre Danze Particolare inferiMacabre le troviamo a Basilea, a Zurigo, a Villisau, a Meslay Le Grenet in Francia, a Lubecca, a Haselbach, a Meitniz in Carinzia, a Hrastiviie in Istria; a Tallin in Estonia, a Inkoo in Finlandia, per citare solo quelle che sono state illustrate in un convegno internazionale di studi sulle Danze Macabre in Europa, tenuto a Clusone nell’agosto 1987 con il concorso di molti studiosi europei. La mostra si tiene a Rovetta nel centro parrocchiale di via San Narno della Valle fino all’11 dicembre: sabato 10 -12 domenica 15 – 18 (in settimana su richiesta). info: Pro Loco 0346.72220.

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