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Barilli: “Ad Alzano i migliori artisti italiani” fotogallery

Il critico bolognese e curatore della mostra "Officina Italia 2 - nuova creativit?? italiana" allestita all'Alt di Alzano Lombardo fino al 26 novembre si racconta.

E’ il critico Renato Barilli a firmare la bella mostra visibile fino al 26 novembre all’Alt di Alzano Lombardo. La collezione permanente di Tullio Leggeri ed Elena Matous Radici apre le porte ad un evento d’eccezione, ben allestito all’interno di una "scatola spaziale" d’alluminio ideata ad hoc per ospitare 33 giovani artisti italiani selezionati dal critico bolognese. A lui chiediamo la chiave di lettura di questa rassegna.
L’esposizione è l’ideale revisione della precedente “Officina Italia” 1997. Come è cambiata l’arte italiana in questi anni?
Non si tratta di una revisione, bensì di una ricognizione su artisti che nel ’97 erano appena in fasce. Infatti la ricerca artistica procede per ondate generazionali, quindi è opportuno condurre nuovi sondaggi ogni dieci-vent’anni.
In cosa è diversa questa mostra dalla precedente edizione?
Allora si era al culmine della stagione del post-concettuale e l’arte aveva la tendenza a smaterializzarsi, puntando su idee ardite ma al limite con l’impalpabile. Oggi l’arte si sta ri-materializzando, riscoprendo i valori del pittoresco, del decorativo, di una nuova artigianalità, compiti cui si prestano in misura eccellente le donne artiste, che infatti ormai eguagliano nel numero i colleghi maschi.
Dispersa nel mondo globale, la creatività italiana ha ancora una riconoscibilità specifica?
Oggi l’arte è davvero globalizzata negli strumenti, dovunque si usano la foto, col prolungamento nel video, l’assunzione di oggetti dalla realtà, e magari anche la scrittura anch’essa volta a recuperare valori manuali. Si aggiunga anche una ritrovata presenza della pittura, purché nelle versioni libere e ambientali del muralismo, graffitismo, wall painting. Però questi strumenti comuni possono essere usati dalle varie etnie e nazioni per scavare nelle proprie radici recuperando anche elementi della tradizione. I Nostri si distinguono per gli stessi caratteri che si riscontrano anche nel made in Italy, ovvero eleganza, scioltezza, estro.
Tra gli artisti in mostra c’è la bergamasca Meris Angioletti, quest’anno selezionata anche da Bice Curiger per la Biennale veneziana. La stampa ha definito la sua mostra una sorta di antibiennale o meglio di antipadiglione Italia, si riconosce in questa valutazione?
Io mi sono opposto con tutte le forze al brutto padiglione Italia concepito da Sgarbi, pletorico, privo di qualsivoglia rispetto per la qualità delle opere, mentre sono pieno di rispetto per la Biennale curata dalla Curiger, che oltretutto mi ha invitato per una delle conferenze di appoggio alla sua iniziativa. Avevamo invitato la Angioletti prima ancora che fosse resa nota la sua partecipazione alla Biennale, lasciandola libera se mantenere o no l’impegno con noi: con grande professionalità lo ha voluto rispettare, proponendoci un video in piena linea con le caratteristiche attuali – vi si proietta una serie di immagini molto misteriose e nello stesso tempo accattivanti, immerse, grazie a un filtro, in una luce verde che ne accresce il fascino.
Arte e archeologia industriale: l’ex cementificio Pesenti offre alla mostra un contesto grandioso e suggestivo. Di che spazi ha bisogno l’arte contemporanea?
Una circostanza suggestiva è che già una delle sedi della precedente edizione della mostra, a Gambettola (nei pressi di Cesena), è un ex-cementificio, di proprietà del mio socio nell’impresa, Angelo Grassi. I vasti e monumentali contenitori di archeologia industriale risultano del tutto adatti all’arte d’oggi nella specie delle installazioni, ma occorre aggiungervi delle pareti per le opere parietali, come prontamente ha fatto Leggeri realizzando una "scatola" in cui impaginare la mostra.
Pensa che questa mostra ci possa aiutare a capire l’Italia di oggi?
L’arte è sempre strettamente connessa alla società del suo tempo, di cui mette in mostra gli aspetti migliori e più avanzati. E in tutte le opere qui raccolte si manifesta il volto migliore del made in Italy: raffinatezza di gusti, estro, agilità mentale, felicità di mano.
Come vorrebbe che il pubblico la osservasse?
Vorrei che fosse privo di pregiudizi e che si lasciasse guidare dai sensi, chiedendosi di volta in volta se quella certa opera, installata nei suoi ambienti di vita, gliela potrebbe rendere più attraente e degna di essere vissuta, magari di conseguenza procedendo anche ad acquistarla. Lo stesso invito è rivolto a chi rappresenta qualche azienda o istituzione, che sarebbe assai opportuno animare con la presenza di qualche oggetto esteticamente valido.

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