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Yara, indagini all’anno zero “Servirebbe un colpo di fortuna…”

In 11 mesi nessuna pista esclusa, nessuna concretizzata. E il Corriere riporta la frase di un investigatore: ci si affida alla buona sorte.

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"Servirebbe un colpo di fortuna": il Corriere della Sera di oggi (26 ottobre), a 11 mesi esatti dal sequestro e dall’omicidio di Yara Gambirasio, attribuisce quel virgolettato ad un investigatore che al caso, uno dei più grandi gialli italiani degli ultimi anni.
Un virgolettato che rende l’idea dello stato delle indagini: in 11 mesi nessuna pista è stata esclusa ma nessuna di quelle piste si è mai concretizzata. Non si intravede una soluzione o una minima svolta.
Una ragazzina di 13 anni è scomparsa nel nulla nel primo giorno di neve dell’autunno 2010, mentre camminava, come spesso le accadeva, tra la palestra e la casa di famiglia, per raggiungere i suoi genitori e i suoi fratellini. Quella sera stessa, probabilmente, è stata uccisa. Un crimine, almeno nella Bergamasca, con pochi precedenti, che ha sollevato un’ondata emotiva fortissima, tradotta spesso e volentieri in richieste di giustizia e verità.
Da allora solo per pochi giorni si è avuta l’impressione di una svolta: era la freddissima sera di sabato 4 dicembre del 2010, quando i carabinieri di Bergamo finirono su una nave salpata per il Marocco da Genova, per fermare Mohamed Fikri. "L’hanno preso", fu il pensiero di molti, sgonfiato nel giro di un paio di giorni a suon di traduzioni di frasi pronunciate in arabo. Nemmeno su Fikri, 11 mesi dopo, si è riusciti ad arrivare ad una certezza: il pm ha chiesto l’archiviazione, il gip ha ritenuto insufficienti i documenti a supporto della richiesta, che il pm non ha più ripresentato.
Sembra definito solo un mondo sul quale indagare, anche se non sono mai state acquisite nemmeno certezze sul movente dell’omicidio: tutta una serie di elementi rimandano al mondo dell’edilizia, a qualcuno che con un cantiere può aver avuto a che fare: il fiuto dei cani al cantiere di Mapello, la polvere di cemento nei polmoni, sui vestiti e anche sulle ferite da taglio di Yara, forse praticate con un taglierino da piastrellista, da muratore, alcuni filamenti sui pantaloni forse riconducibili ad un sacco di juta da cantiere. Poco per dire con certezza che l’assassino è un muratore, molto per poter dire che in azione, quella sera del 26 novembre, è entrato sicuramente qualcuno che da un cantiere ci è almeno passato.
Restano in campo due profili genetici, della stessa persona, un maschio, trovati sugli slip e i pantaloni della ragazzina di Brembate Sopra. E ce ne sono altri 8 mila, di profili genetici, prelevati da carabinieri e polizia per un confronto. Ma anche in questo caso nulla di concreto. E anche tra gli inquirenti lo scetticismo è imperante: bisogna sperare che l’assassino si presenti a consegnare il suo Dna? Bisogna sperare in un colpo di fortuna.

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