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Istanza di liberazione per il ragazzo fermato alla manifestazione di Roma

Nei confronti del giovane italo rumeno è stato emesso un provvedimento di custodia cautelare con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale pluriaggravata. L'avvocato contesta le accuse

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Robert Scarlat, il 21enne di Oggiona Santo stefano arrestato durante la manifestazione degli indignati del 15 ottobre, si trova in carcere a Roma. Nei suoi confronti è stato emesso un provvedimento di custodia cautelare con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale pluriaggravata a seguito delle lesioni riportate da tre agenti di polizia.
Scarlat è seguito dall’avvocato romano Francesco Ricciardi che per lui ha chiesto e aperto un’istanza al tribunale del riesame per chiederne la liberazione o almeno di tramutare la detenzione in arresti domiciliari.
Secondo l’avvocato non sussistono, contrariamente a quanto sostenuto dal giudice, esigenze cautelari tali da giustificare il carcere.
«Scarlat è trattenuto in carcere perché si ritiene che possa reiterare il reato – spiega Ricciardi -. A nostro parere si tratta di una convinzione troppo forzata, perché il ragazzo non appartiene a gruppi politici organizzati e questa era una delle prime manifestazioni a cui partecipava. Non sussistono prove per ritenere che vi sia la reale possibilità che ciò possa accadere».
L’avvocato contesta anche il quadro delle accuse mosse nei confronti di Scarlat: «la ricostruzione a nostra parere presenta una serie di elementi molto dubbi. Non è verosimile pensare che lui, mingherlino com’è, abbia potuto far violenza a poliziotti armati di manganelli. Ci sembra evidente che i quel momento sono stati presi coloro che non erano preparati alla guerriglia. Quando hanno fatto la carica i veri black bloc, che sanno muoversi in queste situazioni, sono scappati e lui è rimasto in mezzo».
Anche l’accusa di essersi travisato il volto è contestata dall’avvocato, «il mio assistito aveva una tuta con il collo alto, ma questo non bastava a coprire il volto. Durante l’udienza che si terrà breve cercheremo di dimostrare anche questo fatto».

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