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“Qualit?? al posto della quantit?? E Bergamo pu?? trainare l’Italia”

Il rettore Stefano Paleari ha provocato gli industriali annunciando che ?? ora di puntare al "meglio" invece che solo al "pi??". Ed ?? convinto che la realt?? bergamasca sia pronta a questo nuovo inizio.

Una buona dose di coraggio l’ha avuta il rettore di Bergamo. Si è presentato all’assemblea di Confindustria e, davanti a centinaia di imprenditori, ha annunciato: è ora di puntare sul "meglio" invece che sul "più". Eppure non solo Stefano Paleari non è stato fischiato, il suo intervento è stato applaudito e, spiega lui "da quel momento ricevo continue richieste per approfondirlo, sebbene per me sia una pratica e non solo una teoria”". Un approfondimento che proviamo a fare anche noi di Bergamonews.


Professore cosa ha voluto dire in quell’occasione, quando il tema era la responsabilità e proprio nel bel mezzo di una crisi devastante?

Ho voluto esplicitare il mio punto di vista che seppure avevo già prefigurato due anni fa al momento del mio insediamento, nemmeno io ritenevo fosse così incombente e rapido.

Cosa incombe?

Incombe un cambiamento nell’approccio economico e sociale. Ormai è quasi inutile ripetere che questa crisi non è come le precedenti, che non si risolverà con alcuni accorgimenti ciclici e tattici ma che porterà a un radicale mutamento nel rapporto con le cose, con i prodotti, con la vita.


Una rivoluzione? La fine del mondo?

Di certo la fine di un mondo.

E quale?
Quello dell’accrescimento continuo di beni e di consumi. Mi spiego. Un cinquantenne di oggi da quando ha fatto la patente ha cambiato l’auto più volte e ogni volta ha acquistato una vettura più “grande”. Oggi si chiede: cosa devo comprare più di così? E si risponde: niente e infatti le auto che sono un prodotto maturo puntano da tempo solo sulla qualità. E i ragazzi del terzo millennio non ragionano già più in questi termini.

In che termini ragionano?
Ragionano, cominciano a ragionare in termini di nuovi bisogni e non di desideri.


E’ un suo auspicio o una realtà?

Comincia a essere realtà. Obbligata peraltro.

E quali sono i bisogni dei giovani oggi, visto che lei in mezzo ai giovani vive e lavora?
Il lavoro appunto: è finito il tempo del “lavorare meno”, il lavoro torna a essere centrale anche per l’identità di una persona, serve per vivere certo ma questo non basta più. E poi la cultura che porta nella direzione della qualità.

Lo tocca con mano all’Università di Bergamo?
Sì, certo. Anche la crescita della nostra università non è più quantitativa ma è essenzialmente qualitativa. Per esempio l’innovazione continua sui corsi esistenti, l’internazionalizzazione, la green university: teleriscaldamento, fotovoltaico, attenzione all’ambiente. E dobbiamo migliorare con meno soldi, questo è ormai chiaro. Per questo le dico che questo nuovo approccio lo tocco con mano, lo vivo tutti i giorni.


Per questo lei è particolarmente sensibile al’approccio: il meglio invece del più?

E’ obbligatorio il meglio con meno per quanto ci riguarda.

Questa secondo lei può essere chiamata crescita?
Capisco che un’organizzazione imprenditoriale faccia della crescita quantitativa l’elemento del proprio successo: l’imprenditoria è anche attitudine alla crescita per definizione, però siamo di fronte davvero a un ribaltamento di alcune certezze e credo si possa affrontare con una certa serenità quella che chiamo “crescita con il segno meno”, tutta nel segno della qualità.


Bergamo, realtà pragmatica, concreta, produttiva, è pronta a questo salto?

Bergamo ha tutte le peculiarità per fare questo salto. Di più: Bergamo ha di fronte a sé una grandissima opportunità perché è città metropolitana, ma insieme è città con una propria identità, storia e cultura e per questo può a mio parere addirittura trainare il Paese verso questo nuovo mondo. E quando dico il Paese dico l’Italia che non ha materie prime ma che è specialista nella trasformazione. Vuole qualche esempio? Non abbiamo piantagioni di caffè ma abbiamo l’Illy, la migliore produttrice di caffè, non abbiamo legno ma abbiamo i migliori mobili, siamo noti nel mondo per l’arte della trasformazione. E Trasformazione e qualità vanno di pari passo.


E’ sicuro che Bergamo possa fare da traino?

Non da sola e non è l’unica, ma se valorizza al meglio le sue Istituzioni e le sue concretezze di certo ha forze imprenditoriali e sociali estremamente pronte.

Tra queste ovvio, lei mette l’Università.
Io dico che l’Università, che nelle mie intenzioni è parte attiva e compenetrante della società bergamasca, è un campanile culturale e i campanili sono la forza dell’Italia.

Commenti

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  1. Scritto da @ 14 - "Paleari Who"

    beh, Paleari parlava a Confindustria Bergamo, per analogia si potrebbe leggere l’elenco delle prime 500 aziende del mondo (http://money.cnn.com/magazines/fortune/global500/2011/ ),

  2. Scritto da Lorenz

    Basta scegliere la graduatoria che vuoi e le posizioni cambiano http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2009/07/24/pop_universita.shtml

  3. Scritto da Stefano

    48 posizione su 73 università statali e non statali in Italia,
    nel world rankings non sappiamo…

    in effetti ha ragione il rettore: bisogna puntare sulla qualità.

    Buon lavoro prof. Paleari

  4. Scritto da dark

    A valutare le facoltà Bg, confrontandole, per dire, con Mi, vien da dire: ma che dice costui? Da qual pulpito?

  5. Scritto da crisi e balle

    in riferimento ad un NUOVO LAVORO, basterebbe abbattere il CAPORALATO degli industriali che non dicono ma fanno a cominciare dagli stipendi bassi, contratti demenziali e voglio ricordare che la CRISI DEL 2009, finta CRISI in tante industrie del bergamasco, ha penalizzato proprio i laureati dell’università di bergamo, considerandoli meno dei diplomati…
    a cosa è servito allora laurearsi se poi non esiste considerazione da parte degli industriali?

  6. Scritto da cominciare da meno laureati e di standard più elevato?

    o quelli più sono meglio è perché più studenti vogliono più insegnanti, più entourage della Bergamo che conta da gratificare col titolo di Prof., più consulenze, etc.?
    Se l’università facesse più ricerca di base e insegnamento di qualità, che dovrebbero essere i suoi fini istituzionali, e meno consulenze?
    Sarebbe forse anche quello “meglio” al posto del “più”?

  7. Scritto da Amen

    Meno edilizia, meno consumo di territorio , più produzione e tecnologia , rinnovamento degli impianti ,incentivi/disincentivi per le delocalizzazioni. Basta “logistiche” e attività di bassissimo profilo.Un’imprenditoria che torna a pensare a imprendere e non a fare soldi facili con la politica, l’edilizia , gli appalti pubblici. Un’università attrezzata, che seleziona e con grandi collegamenti all’apparato produttivo/tecnologico.

  8. Scritto da Marco Arlati FLI Bergamo

    Concordo con il Rettore. Ad oggi la strategia delle piccole medie imprese, che compongono il tessuto economico della bergamasca, deve puntare su un approccio qualitativo, che permetta una differenziazione reale, osservando in nuovi bisogni della nostra società. Il primo passo deve essere assolutamente l’informatizzazione delle PMI.

  9. Scritto da Stefano

    a. in Italia oltre ad una crescita qualitativa serve una crescita quantitativa, altrimenti sarà una lenta agonia …

    b. qualità: “sebbene per me sia una pratica e non solo una teoria”, forse sarebbe ora di dimostrarlo più compiutamente in UNIBG
    oppure il “salvo buon fine” vale solo per gli altri?
    (es. senza essere econom.vedere rating università in internet)

    c. tra gli Istituti da valorizzare sicuramente ci sono le scuole professionali,
    c’è da sostenere più concretamente il lavoro femminile

  10. Scritto da rez

    Bravo 7. A pensar male ci s’azzecca come diceva qualcuno.
    A parte le facoltà “storiche”, che comunque non erano eccellenze nazionali, il resto dell’Uni Bg che cos’è?
    Piano a dar lezioni sulla qualità…

  11. Scritto da Sicuramente Bergamo può trainare l'Italia sulla qualitÃ

    Basta che le imprese affidino un bel numero di incarichi di consulenza ai professori della sua università!
    Era forse quello il messaggio tra le righe…?
    Messaggio dritto dritto da università a confindustria, cioè da corporazione a corporazione, e gli altri come sempre fuori.
    Ma attenzione, se in Italia il sistema non si sblocca e non si aprono le porte al patrimonio di competenze degli “esclusi”, molti data la non meritocrazia esistente, le cose andranno sempre peggio.

  12. Scritto da F. Rampinelli

    Rimango sempre stupito (positivamente) dalle dichiarazioni che ogni tanto si leggono del nuovo rettore.
    Su ali d’aquila. E’ veramente in gamba!

  13. Scritto da Sussidiarietà ?

    @7 -Gli esclusi chi sarebbero ? Eh no ! BASTA.

  14. Scritto da Carla

    Dovrebbe cominciare l’università a cercare la qualità e non la quantità di facoltà per avere più studenti. Che cosa racconta il Rettore alle famiglie che con sacrificio hanno figli iscritti a facoltà come Scienze delle Comunicazioni, per esempio, o filosofia, che alla fine non faranno nulla? perchè non incomincia a dare qualche dato su cosa fanno i suoi studenti laureati? da lì si potrebbe capire la qualità degli studi che offre e incominciare a cambiare qualcosa.

  15. Scritto da Lorenz

    @Carla prima di parlare bisognerebbe informarsi http://vulcanostella.cilea.it/uploads/tx_drblob/storage/Bergamo_PL2009.pdf
    non mi pare non facciano nulla i laureati in comunicazione

  16. Scritto da SC

    L’UniBg dovrebbero chiuderla e accorparla a quelle di Mi a seconda delle facoltà. Meno rettori e più centri d’eccellenza.

  17. Scritto da segue http://www.topuniversities.com/university-rankings/wo

    451-500 Politecnico di Torino
    451-500 Università degli Studi di Siena (UNISI)
    451-500 Università degli Studi di Torino (UNITO)
    451-500 Università degli Studi di Trento
    451-500 Università degli Studi di Trieste (UNITS)
    501-550 Universita Cattolica del Sacro Cuore
    501-550 Università degli Studi di Genova
    551-600 Universita degli Studi di Modena e Reggio Emilia
    601+ Universita Ca Foscari Venezia
    601+ Università degli Studi di Catania (UniCT)
    601+ Università degli Studi di Perugia

    Paleari: who?

  18. Scritto da Quality & Top 700 World University Rankings

    http://www.topuniversities.com/university-rankings/world-university-rankings/2011

    http://www.university-list.net/rank/univ-100038.html

    183 Università di Bologna 49.35
    210 Sapienza – Università di Roma 45.83
    275 Università degli Studi di Milano 39.45
    322 Università di Pisa 35.32
    360 Università degli Studi di Firenze (UNIFI) 31.98
    380 Università degli Studi di Roma – Tor Vergata 30,49
    384 Università degli Studi di Pavia 30,25
    401-450 Università degli Studi di Napoli Federico II

    (segue)