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Sussidi ai disoccupati se lavorano per il Comune? Coro di s?? dai sindaci bergamaschi

Lavori socialmente utili per i disoccupati con sussidio. Chi accetter?? l'offerta, verr?? ripagato con un raddoppio del contributo. Chi invece rifiuter??, perder?? il contributo. Sindaci bergamaschi d'accordo.

Lotta all’assistenzialismo, i sindaci bergamaschi approvano il modello di Settimo torinese. Il primo cittadino del Comune piemontese, Aldo Corgiat Loia, ha deciso di importare un modello tutto tedesco: o accetti di lavorare e duplichi il tuo contributo di solidarietà oppure perdi tutto. I penultimi quindi aiuteranno gli ultimi con lavori socialmente utili: pulizia dei parchi, manutenzione dei beni comunali. Chi accetterà l’offerta, verrà ripagato con un raddoppio del contributo: da 300 euro a 600 euro mensili. Chi invece rifiuterà, perderà il contributo. Una proposta che riscuote consensi nel merito, meno sul metodo. E’ difficile infatti regolarizzare la posizione di persone che prestano servizio alla comunità per via di assicurazioni e modalità di impiego. “Sul nostro territorio ci sono già molti volontari che prestano servizio per il Comune – spiega Valerio Baraldi, primo cittadino di Ponte San Pietro – la proposta del collega di Settimo torinese mi sembra molto interessante anche se non può essere fatta singolarmente. Bisognerebbe studiare una strategia comune tra amministratori e adottare un regolamento comune. Senza contare che non può essere continuativa, altrimenti sarei costretto ad inventarmi lavori per chi non ne ha”.
“Io farei lavorare pure i pensionati – scherza, ma non troppo Mario Gualeni, sindaco di Castro – anche se poi bisogna fare i conti con le risorse a disposizione dell’amministrazione. Si deve anche valutare bene l’impiego, a mio avviso non si può negare il sussidio a chi non accetta. Anche perché il disoccupato è obbligato a cercare un posto di lavoro e se è impiegato tutti i giorni come fa? Io da sindaco li utilizzerei per controllare il territorio, piccole riparazioni sulle strade, nei parchi. Risparmieremmo un po’ di soldi”.
Il sindaco di Seriate Silvana Saita Santisi ci ha già provato l’anno scorso durante le nevicate. Il bando indetto dall’amministrazione non ha però dato i risultati sperati. “Non sempre si trovano persone disponibili – commenta il primo cittadino – per esempio con la neve abbiamo fatto molta fatica. Il provvedimento non è nemmeno di facile applicazione perché dal punto di vista burocratico non è semplice. Per fortuna noi abbiamo tanti volontari che ci danno una mano”.

Commenti

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  1. Scritto da A.Z. Bg

    Ottimo.Almeno i finti disoccupati non lavoreranno in nero,togliendo lavoro agli artigiani a prezzi stracciati,e i sussudi avranno uno scopo.

  2. Scritto da mario59

    I finti disoccupati come li chiama lei..se lavorano in nero, lo fanno quasi sempre, sfruttati da artigiani senza scrupoli…vediamo di non voltare troppo la frittata…perchè su questi problemi gravi, non ci si può marciare.

  3. Scritto da aldo

    lavorare per i comuni che sono delle macchinette mangiasoldi dei cittadini, non mi va bene, già abusano e approfittano del mondo del volontariato se poi ci prostriamo ai loro piedi dico NO !

  4. Scritto da Giulia

    Non ci sono finti disoccupati,ma lavoratori che hanno avuto la sfortuna di perdere il posto di lavoro,magari di una vita lavorativa al termine,per cui diventa difficoltoso ritrovare una nuova occupazione.La proposta di lavoro nei comuni è un’alternativa all’umiliazione della disoccupazione,io l’ho vissuto alcuni anni fa.Ho avuto la fortuna di fare un corso regionale,e sono riuscita a trovare un lavoro,ma ora i disoccupati sono di più rispetto l’offerta lavorativa.

  5. Scritto da daniela

    “finti disoccupati”?, magari fossero finti!
    Circa i lavori socialmente utili, sarebbe cosa buona ri-utilizzare, obbligandoli e “a gratis”, i baby pensionati. Anche partendo dalla loro ex professionalità.
    Non ce l’ho con loro, hanno avuto un’ occasione e l’hanno utilizzata, ma credo sarebbe segno di civismo da parte loro e da parte dello Stato, ora, restituire una parte del loro privilegio alla collettività lavorando per essa.
    Un sogno, lo so