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Ry Cooder torna all’antico, ma contesta l’oggi

"Pull Up Some Dust and Sit Down", un disco molto riuscito che riporta i suoi fans ai fasti e ai suoni dei primi successi, soprattutto "Show time".

ARTISTA : Ry Cooder
TITOLO: Pull Up Some Dust and Sit Down
GIUDIZIO: ****

Giudizio:
* era meglio risparmiare i soldi ed andare al cinema
** se non ho proprio altro da ascoltare….
*** in fin dei conti , poteva essere peggio
**** da tempo non sentivo niente del genere
***** aiuto! non mi esce più dalla testa
 

Dopo circa tre anni dal precedente I, Flathead, che chiudeva una trilogia comprendente l’ottimo My name is Buddy, torna con un nuovo titolo Ry Cooder, con la sua musica tra folk, tex-mex, cajun, old time, blues.
Ry Cooder è un artista molto amato seppur da una cerchia di pubblico abbastanza ristretta ed è un musicista/chitarrista straordinario. Protagonista di numerose collaborazioni con artisti di diversa estrazione culturale quali Ali Farka Touré, i Chieftains e John Hiatt, autore di numerose colonne (The Long Riders, Paris Texas, Geronimo, Performance tra le altre) ha forse conosciuto la maggior fama come produttore del disco Buena Vista Social Club e con l’esecuzione di un classico, Little sister, già nel repertorio, tra gli altri, di Elvis Presley.
Va detto subito che Pull Up Some Dust and Sit Down è un disco molto riuscito. Forse non un capolavoro (ma è questione di gusti) ma è comunque un’opera di rara bellezza che riporta i suoi fans ai fasti e ai suoni dei primi dischi, Boomer’s Story, Paradise and Lunch, Chicken Skin Music ma soprattutto di Show time, splendido album da vivo caratterizzato dalla presenza del grande fisarmonicista Flaco Jimenez e da una grande versione del classico Dark end of the street.
Con Pull up… Ry Cooder ci regala un album musicalmente di valore e fortemente legato ad alcuni temi dei nostri giorni: le speculazioni finanziarie ed i danni che hanno arrecato (No Banker Left Behind, El Corrido de Jesse James), l’immigrazione (Quick Sand), l’incapacità dei governi raccontata con ironia (John Lee Hooker for President).
I musicisti sono di prim’ordine: il figlio Joachim Cooder (ottimo), Jim Keltner (noto session man che ha collaborato anche con i Beatles, Bob Dylan, Jackson Browne, Steely Dan, CSN &Y, Pink Floyd e tanti altri), Flaco Jimenez che lo accompagna sin dagli esordi, Terry Evans (autore di pregevoli album di musica soul).
Il disco inizia con uno dei pezzi più belli: No bankers Left Behind, una “canzone di protesta” con qualche reminescenza folk che coinvolge l’ascoltatore da subito con il suo ritmo e il suo refrain.
Notevole anche il pezzo seguente El Corrido de Jesse James: l’atmosfera è old time, dei primi dischi ed è Flaco Jimennez con la sua fisarmonica a caratterizzare il brano. Il finale rinforzato da una robusta sezione di fiati è originale e molto godibile.
Quick Sand è una canzone dalla struttura più tradizionale, dall’andamento lineare, quasi – rock., eccezionalmente apparsa prima dell’album su ITunes come singolo.
Dirty Chateau è uno dei picchi del disco. Un brano lento, con una grande melodia resa ancor più dolce dalla presenza dei violini, comunque mai invadenti.
Bella anche la successiva Humpty Dumpty World, dall’andamento sincopato, con un bel coro in sottofondo e con la voce di Terry Evans in bella evidenza.
La successiva Christmas Time This Year, richiama le atmosfere nortene del traditional Do Re Mi (ripresa magistralmente dal vivo in Show Time) con un incedere veloce, festoso, e la fisarmonica di Flaco Jimenez protagonista.
Tra le canzoni che seguono merita una menzione Lord tell me Why, un gospel di grande suggestione, vicino ai suoni di Bop Till You Drop, con la bella voce di Terry Evans in sottofondo.
Più avanti desta curiosità John Lee Hooker For President un blues, dal testo ovviamente ironico e fortemente polemico nei confronti di chi ci governa.
In coda al disco altri due piccoli capolavori: Simple Tools, una bella ballata dall’incedere lento, e infine No Hard Feelings, con una bellissima melodia che potrebbe essere uscita dalla penna di Jimmy Buffet.
In conclusione un bel gran bel disco, pensato, cantato e suonato benissimo che vi potrà fare compagnia nelle fredde sere invernali.

Se non ti basta ascolta anche :
Jimmy Buffet – Live in Hawaii
John Hiatt – Bring the family
Little Village – Little Village

 

Commenti

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  1. Scritto da Frank

    complimenti all’autore.