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Gli indignati sbarcano all’ombra della Madonnina

E’ da oltre una settimana che gli indignati milanesi hanno invaso pacificamente Piazza Duomo: assemblee quotidiane, molti giovani, tende e sacchi a pelo per risvegliare le coscienze del Paese

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E’ da oltre una settimana che in piazza Duomo a Milano sta succedendo qualcosa di inusuale. Sabato scorso, mentre Roma era messa a ferro e fuoco, tramite Facebook e gli altri social networks gli indignati milanesi si sono dati appuntamento e a migliaia si sono riversati immediatamente per le vie del centro della città. E così, mentre “er pelliccia” lanciava il suo estintore contro le forze dell’ordine, a Milano gli indignati si sedevano in piazzale Cadorna. E mentre il blindato dei Carabinieri veniva divorato dalle fiamme, a Milano i manifestanti invadevano piazza Duomo con l’intenzione di non lasciarla. E così è stato. Dopo una lunga assemblea, quella notte sono state una cinquantina le persone -specialmente giovani- che sono rimaste in piazza per tutta la notte, sfidando le intemperie. Poi, per tutta la settimana, un vasto movimento di gente qualunque -da avvocati a studenti, passando per liberi professionisti, commercianti, operai e disoccupati- si è ritrovata ogni sera nella piazza, cuore di Milano, per mettere nero su bianco la propria indignazione e trovare proposte concrete da mandare avanti nei prossimi mesi. Assemblee che, sfidando le temperature in picchiata, erano aperte a tutti e in cui ognuno ascoltava le motivazioni dell’altro.
Anche ieri sera (sabato 22) di persone in Piazza Duomo ce n’erano molte. Si è parlato, discusso ma poi è partito l’”assalto” alla piazza. Arringando verso la movida del sabato sera che anima le vie del centro, in molti si sono avvicinati al presidio per ascoltare l’indignazione dei milanesi. La voce gracchiante amplificata dai megafoni rimbombava per tutta la piazza e a decine si sono avvicinati.
Ma la serata non è finita dopo l’assemblea. Montate le tende, accesi i fornelli da campeggio per il the, aperti i sacchi a pelo e stese le coperte in una ventina di -più o meno- giovani si sono accampati per la notte. La voglia di non lasciare una piazza che «è di tutti noi» era tale che anche chi sprovvisto di sacco a pelo o tenda si è fermato trovando un posto sopra le grate di sfogo dell’aria calda della metropolitana.
E mentre la piazza principali della metropoli si rianimava alle prime luci dell’alba, la presenza di quei ragazzi naturalmente non è passata inosservata. In molti, anche turisti, si sono avvicinati al gazebo montato di fianco al Palazzo dell’Arengario per parlare con i giovani indignati. E di indignati, nel cuore del nord, ce ne sono molti. «Come posso non indignarmi -chiede un ragazzo che sta svolgendo uno stage non pagato a teatro- se ho la certezza che l’anno prossimo non mi faranno il contratto ma chiameranno un altro stagista da sfruttare?». «I miei figli sono fuggiti in Australia e in Spagna, continuate così» sbotta un distinto signore prima di lasciare una donazione al movimento. Una madre ed un padre a passeggio con la propria figlia di pochi anni si chiedono preoccupati «quale futuro aspetterà la nostra piccola in questo bellissimo Paese». E così continua per tutto il giorno. Certo, tra i passanti qualcuno storce il naso. Come una ex dirigente Fininvest che accusa il movimento di «fomentare la violenza» ma gli indignati milanesi, come scrivono in uno dei molti striscioni che invadono la piazza sono “pacifici” e “contro la violenza”.
Il moto di indignazione, comunque, continuerà anche nei prossimi giorni con proposte da concretizzare e atti simbolici da mettere in atto. Tutte le sere alle 18 in piazza Duomo è convocato il presidio permanente degli indignati e in molti sono pronti a continuare l’occupazione della piazza. Infatti, uno degli obiettivi in questa fase nascente del movimento è quello di avvicinare sempre più persone e, anche per questo, «se piazza Duomo si riempisse di tende, sarebbe un messaggio straordinario». Un ambizioso obiettivo ma c’è chi è pronto a scommettere che verrà raggiunto a breve.

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