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Ministri e sottosegretari si tagliano i tagli

Nel consueto "Buongiorno", Massimo Gramellini de "La Stampa" commenta la decisione di tagliare i tagli a ministri e sottosegretari.

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Nel consueto "Buongiorno", Massimo Gramellini de "La Stampa" commenta la decisione di tagliare i tagli a ministri e sottosegretari.

Il ministero dell’Economia, sempre così lento quando si tratta di trovare fondi per lo sviluppo, ha deliberato con lestezza da furetto che il taglio degli stipendi si applica a tutti i dirigenti pubblici tranne che a ministri e sottosegretari. Non solo a lorsignori non verrà più trattenuto neppure un euro, ma con la busta paga di novembre si vedranno restituire con tante scuse le decurtazioni dei mesi scorsi.

Da tempo attendiamo dalla Casta un segnale di rinsavimento, un gesto minimo di coerenza che inauguri qualche cambio d’abitudini. Per far digerire i sacrifici di Ferragosto ci avevano promesso la riduzione dei parlamentari, l’abolizione delle Province e altre prelibatezze. Ma che fine ha riservato l’autunno alle parole fiorite davanti ai microfoni estivi? La riduzione dei parlamentari è appassita all’interno dell’ennesimo progetto di riforma universale delle istituzioni, il Calderolone, che come tutti i suoi predecessori non verrà mai approvato.

L’ abolizione di alcune Province, già annunciata in pompa magna dal governo, è attualmente stipata nell’ultimo ripiano del freezer, in attesa che qualcuno si ricordi di scongelarla, ma vedrete che resterà lì. E il ridimensionamento delle retribuzioni? Per essere sicuri che non si facesse, è stata istituita una commissione apposita che avrebbe dovuto decidere entro il 31 dicembre, se non fosse già nata con la deroga incorporata: fino al 31 marzo, quando si andrà a votare oppure si ricomincerà a prorogare. Ah, ma almeno per i vitalizi nessuna pietà. A-bo-li-ti. Dalla prossima legislatura, naturalmente. E solo dopo la creazione di un nuovo sistema previdenziale. Chi lo indicherà? Ma una commissione. Prorogabile. Prorogabilissima.

Il sondaggio mostrato l’altra sera a Ballarò da Pagnoncelli era piuttosto sconvolgente: il 61% dei cittadini italiani ritiene seriamente che l’intervento prioritario contro la crisi non sia la detassazione del lavoro, la patrimoniale o un piano robusto di lavori pubblici, ma la riduzione del numero dei parlamentari. Con il collega Carlo Bertini, nostro esperto in Casta e dintorni, abbiamo fatto i conti della serva. Gli stipendi e i rimborsi spese di senatori e deputati ci costano 200 milioni di euro l’anno. Dimezzandoli ne risparmieremmo 100. Una benedizione, ma pur sempre una goccia nell’oceano del debito pubblico, ormai prossimo alla soglia psicologica dei duemila miliardi.

Eppure, nell’esprimere la loro opinione economicamente assurda, gli italiani non sono stati affatto stupidi o qualunquisti. Hanno mandato un messaggio politico. Dai loro rappresentanti pretendono qualcosa di cui sentono d’avere terribilmente bisogno: il buon esempio. Provate a immaginare se domattina i leader di destra e di sinistra, smettendo per un giorno di delegittimarsi a vicenda, si presentassero insieme in conferenza stampa per annunciare la volontà di lavorare gratis fino al termine della legislatura. Sarebbe un gesto populista? Può darsi. Ma li renderebbe più autorevoli nel momento in cui si accingessero a chiedere sforzi ulteriori ai contribuenti. Durante la tempesta i capitani che vogliono essere obbediti non si barricano nei propri appartamenti con le scorte di caviale, ma stanno in mezzo alla ciurma condividendone i rischi e i disagi.

Qualcuno mi ha suggerito di scrivere questo stesso articolo tutti i giorni, «finché non si arrendono», ma temo che i lettori si stuferebbero molto prima degli onorevoli. La Casta è totalmente sganciata dal mondo reale. Altrimenti si sarebbe accorta che nel disprezzo che gli italiani manifestano per i suoi stipendi si cela un giudizio più profondo: il disprezzo per l’inutilità del suo lavoro e per l’incompetenza di una parte consistente dei suoi esponenti. Il problema vero non è che guadagnano troppo. E’ che fanno ben poco per meritarsi quel che guadagnano.

Rusconi e Galli della Loggia hanno scritto che l’unica via di uscita dalla sterilità dell’indignazione è il ritorno alla politica. Non però alla delega politica. Se intende sopravvivere, la democrazia non potrà più esaurirsi in una crocetta da apporre su una scheda ogni cinque anni. Quel 61% che considera i politici la rovina del nostro Paese trovi qualche ora del proprio tempo da dedicare alla comunità. Solo ripartendo dal basso si potrà selezionare una classe dirigente nuova, alla quale auguro di guadagnare tantissimo, ma soltanto sulla base dei risultati.

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Commenti

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  1. Scritto da Dai che li imballiamo

    E intanto si scrive, si scrive, ci si indigna, si mandano messaggi……………..
    Possibile che non si possa fare qualcosa di più consistente?

  2. Scritto da giampi

    per @3: sbagli non sono tutti uguali, sono uno peggio dell’altro. Bisogna mandarli a casa tutti, dal primo all’ultimo.

  3. Scritto da MAURIZIO

    Ben detto Sig. Dante @13.
    Aggiungo : i politici non devono affatto essere strapagati per lavorare bene e onestamente. Questa è un’idea del tutto errata. Se sono disonesto, lo sono anche a fronte di uno stipendio altissimo. 3.500 o 4.000 euro al mese per un parlamentare, per un consigliere regionale o per il sindaco di una grande città bastano e avanzano. La politica non è “il” mestiere della vita, ma una passione. Va quindi pagata solo per un certo periodo. Appunto, due legislature.

  4. Scritto da MAURIZIO

    Perchè i politici ed i funzionari pubblici che gestiscono miliardi di euro non devono essere pagati come i manager di aziende private ? Perchè il top manager “produce” reddito mentre l’alto funzionario pubblico “consuma” il reddito prodotto dalla società. Inoltre, lo scopo della finanza pubblica non è produrre reddito, ma spendere bene i soldi delle tasse. Dunqu0e, l’alto funzionario non è e non deve essere un top manager che gestisce affari. E’ un utilizzatore di risorse altrui.

  5. Scritto da milly.67

    Appunto …..nessun commento…anzi uno lo faccio…che schifo.

  6. Scritto da e

    Non è una notizia, purtroppo.

  7. Scritto da Sleghiamoci

    Fin quando non ci svegliamo alla francese questi faranno sempre quello che vogliono, fregandosene del mandato che noi gli abbiamo dato dettate da false promesse ricordando che nessuno è meglio o peggio dell’altro sono tutti uguali.

  8. Scritto da ?

    Cosi é,basta sentire il caro Dipietro,che prima incitava il popolo alla rivolta,e poi dopo i fatti di Roma ha riscoperto il suo passato da agente antisommossa. Bisogna trovare il sistema di azzerare tutto e ripartire,chi lo conosce?

  9. Scritto da giulia

    La nostra classe dirigente va cambiata con una che crede nell’equità e non sceglie di governare il nostro paese solo per lucro o per tornaconto personale.Sta dando un cattivo esempio e domostra di sperperare il denaro pubblico.Questa è la vera casta perchè ha deciso di conservare e mantenere i suoi privilegi,in un momento di grave difficoltà per le familie, i giovani, tutti i lavoratori e i disoccupati.Hanno superato il limite della decenza.

  10. Scritto da pignolo

    Solo una precisazione. Non è il consueto “Bongiorno” ma un editoriale vero e proprio, come se desume anche dalla lunghezza.

  11. Scritto da ugo

    Sempre grande Gramellini !

  12. Scritto da claudio c.

    Un vecchio detto così recitava: “Fate ciò che vi dico, non quello che faccio”.APPUNTO. Il problema è che, purtroppo, alla casta non interessa nulla di noi, presi, come sono, a salvaguardare i loro privilegi e non solo (un posto in Parlamento è assai meglio che uno in galera…). E allora che fare?
    Ritrovare la voglia di partecipare alla politica, intesa come Bene Comune, è cosa assai ardua. Fare la Rivoluzione? Ci ha già pensato il premier, ma è stato sconsigliato da un tal Lavitola…….

  13. Scritto da marilena

    non devono essere i politici a decidere se diminuirsi o no lo stipendio, non glielo si dà più e basta. Vediamo chi rimane con il rimborso spese e uno stipendio normale…..

  14. Scritto da giig

    facciamo come in Africa, ma guardate che non è questione di dx o sx, sono tutti uguali, dobbiamo solo liberarcene per ripartire da capo !!!

  15. Scritto da yauuuuuuuuuuu

    x pignolo (o limitato) …….hai difficoltà a leggere + di 2 righe ? non hai capito ciò che ha scritto ? il tuo è il tipico commento di uno che non ha capito nulla, ma va bene cosi, siete in pochi a non capire

  16. Scritto da Dante

    alcune ricette:
    1- la politica non puo’ essere un mestiere per la vita e nemmeno un imprimatur da trasmettere da padre in figlio. Due legislature per pochi impegnati seriamente, ben pagati e poi si torna al proprio lavoro. Pensione a 65 anni per tutti.
    2- Ricominciare da un patto con le giovani generazioni che tenga conto di: LAVORO – AMBIENTE – SALUTE – EDUCAZIONE. Forse in questo modo eviteremo drammi che sono all’orizzonte.
    Dante