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Crisi d???impresa, fondamentale agire con tempestivit??

In un incontro organizzato da Punto Finanziario e Servizi Confindustria Bergamo fatto il punto sugli strumenti di legge utilizzabili.

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Gli strumenti di risanamento e di gestione della crisi d’impresa sono diversi e, con l’entrata in vigore della riforma fallimentare, i piani di ristrutturazione si sono diffusi ed evoluti. Questi ultimi sono stati l’argomento centrale del seminario “I processi di consolidamento del debito, i piani di risanamento e la finanza straordinaria”, tenutosi nei giorni scorsi a Confindustria Bergamo, nell’ambito del “Percorso di crescita in finanza aziendale e relazioni bancarie” organizzato da Punto Finanziario e Servizi Confindustria Bergamo. Tutti i relatori hanno sottolineato che spesso l’impresa fa ricorso a tali strumenti quando la crisi è ormai conclamata. Sarebbe invece fondamentale percepire le difficoltà fin dai primi segnali, in modo da correre ai ripari in tempo utile. Prima si interviene, infatti, maggiori sono le possibilità di risanamento aziendale.
Dopo l’introduzione di Gianluigi Viscardi, presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Bergamo, Raffaele Moschen (Studio Moschen&Associati) ha passato in rassegna le possibilità oggi a disposizione delle imprese in crisi, secondo un crescente grado di concorsualità: il piano attestato di risanamento (art. 67, co. 3, lett. d, L.F.), l’accordo di ristrutturazione dei debiti (art. 182-bis, L.F.) e il concordato preventivo (artt. 160 e ss L.F.). Innanzitutto, il relatore ha posto l’attenzione sulla necessità di separare il piano, redatto dall’azienda, dall’attestazione dello stesso, che invece deve essere affidata a un professionista esterno e deve contenere un giudizio prognostico sull’idoneità del piano al superamento dello stato di crisi. Moschen, inoltre, ha evidenziato che i principi cardine per la formulazione di tali piani sono la credibilità delle fonti e delle ipotesi di base e un orizzonte temporale attendibile, tendenzialmente pari a 3/5 anni.
Giorgio Berta (Studio Berta Nembrini Colombini e Associati) ha rilevato come recentemente ci sia stato un passaggio dall’utilizzo del piano attestato di risanamento all’accordo di ristrutturazione dei debiti. Questo è avvenuto specialmente a causa della pressione del sistema bancario, che generalmente è il principale creditore, poiché il secondo strumento prevede la prededucibilità della nuova finanza erogata in attuazione del piano. In base alla sua esperienza professionale, ha continuato Berta, i fattori principali per il successo di un piano di risanamento sono: la capacità dell’imprenditore, la redditività del piano, che deve essere realistica ma non troppo pessimistica, poiché non è credibile un risanamento senza redditività, e l’orizzonte temporale.
Enrico Felli (Studio Zonca Briolini Felli), infine, ha affrontato l’argomento dal punto di vista dei fornitori e clienti che hanno relazioni con l’impresa in crisi. A tale proposito la nuova legge fallimentare ha sradicato il principio secondo il quale l’imprenditore sano non dovrebbe avere rapporti con l’azienda in difficoltà. Oggi, infatti, il fornitore che continui la relazione commerciale con l’impresa senza avvantaggiarsi della situazione (cioè con le stesse modalità e condizioni precedenti alla crisi) non è soggetto alla revocatoria dei pagamenti ottenuti. Solitamente gli accordi per la gestione della crisi d’impresa sono portati avanti dagli istituti di credito, mentre il ruolo dei fornitori è pressoché assente. Invece, ha sottolineato l’esperto, è molto importante che anche i fornitori si aggreghino e partecipino alle trattative attraverso un loro rappresentante, per ottenere risultati e soluzioni più soddisfacenti.

 

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