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Frode fiscale, indagato Profumo

Frode fiscale e un sequestro record da 247 milioni ai danni di Unicredit. Interessi ???travestiti??? da ???dividendi???. Reato messo a segno tra il 2007 e il 2008.

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Frode fiscale e un sequestro record da 247 milioni ai danni di Unicredit. Interessi “travestiti” da “dividendi”. Reato messo a segno tra il 2007 e il 2008. Sul registro degli indagati finisce Alessandro Profumo, l’amministratore delegato dell’epoca. Per lui, scrive il sito online del Corriere della Sera in un articolo a firma di Lugi Ferrarella, il reato ipotizzato è quello “dichiarazione fiscale fraudolenta mediante altri artifici”. Reato per il quale è prevista una pena da 18 mesi a sei anni. L’intera operazione, secondo il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, è stata orchestrata attraverso una complessa operazione proposta da Barclays bank. In totale gli indagati sono 17. Tre di questi sono di Barclays. Tra loto anche Rupack Chandra, vicepresidente dell’area Finanza.
Tutto nasce da una perquisizione negli uffici di Unicredit che risale al 12 giugno 2009. Dall’analisi delle carte sequestrate emerge, secondo la procura, il disegno fraudolento. L’idea, stando a quanto scrive il Corriere, sarebbe stata quella di far credere che Unicredit stesse investendo in un contratto di “pronti contro termine” e su “strumenti partecipativi di capitale”. Un’operazione che dal punto di vista fiscale deve essere pagata solo sul 5% dei dividendi. In realtà, Unicredit avrebbe fatto un investimento su un deposito interbancario. Operazione che prevede il pagamento del 100% delle tasse. Da qui emerge un enorme danno all’erario italiano sia sul fronte delle imposte Ires e Irap. Da qui il calcolo fissa in 745 milioni di euro l’imponibile sottratto al fisco. Il gip Luigi Varanelli, così ha accolto la richiesta dell’accusa traducendo in 245 milioni il profitto di Unicredit proveniente dalla frode fiscale. In tutta questa operazione il ruolo di Profumo è stato quello di aver dato via libera, con la sua firma, alle operazioni finanziarie.

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