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Molecole fluorescenti per studiare le malattie fotogallery

Alle due conferenze coordinate dalla bergamasca Silvia Giordanii due chimici Amilra Prasanna De Silva e Francisco M. Raymo.

“Una giornata molecolare”: questo il filo rosso che ha caratterizzato la giornata sulla chimica di BergamoScienza, che si è tenuta sabato 15 ottobre al Teatro Donizetti. Due le conferenze che si sono tenute nell’arco della giornata: la prima, intitolata: “Una piccola odissea nello spazio con molecole luminescenti” ha avuto come oggetto l’uso della chimica come scienza che permette di esplorare piccoli spazi quali le molecole di cui è formata la materia e l’essere umano. A tenere la conferenza è stato il professore Amilra Prasanna De Silva, capo del dipartimento di chimica organica della Queen’s University di Belfast. Il suo contributo alla chimica è stato davvero importante, e il suo nome è oggi citato in più di 1000 pubblicazioni. L’idea dei suoi studi parte dalla possibilità di poter costruire delle molecole luminescenti da introdurre nel nostro organismo per trasmettere poi informazioni utili agli scienziati. Queste “molecole fluorescenti” sarebbero in grado di misurare le componenti atomiche del nostro corpo e potrebbero essere utilizzate per diagnosticare e curare malattie anche gravi. Il tipo di molecole utilizzate per questi studi sono di origine sintetica e questo al fine di avere un maggior controllo del progetto. In realtà potrebbero essere utilizzate anche molecole naturali, come quelle di chinino contenute nell’acqua tonica in grado di misurare i protoni. Il motivo per cui solitamente si preferisce utilizzare molecole sintetizzate in laboratorio è solo una questione di utilità. Una volta create bisogna solo fare una certa attenzione a inserirle nell’ambiente.
La seconda conferenza,intitolata: “ interruttori molecolari per nanoscopia fluorescente” invece, è stata tenuta da Francisco M. Raymo, professore di chimica organica all’Università di Miami. L’applicazione dei suoi studi alle neuroscienze permetterebbe di distinguere le singole molecole e osservare il comportamento delle une rispetto alle altre. Sviluppando queste tecniche sarà possibile studiare malattie tutt’oggi difficili da curare.
I due studi sono stati introdotti i inoltre da Silvia Giordani, bergamasca ricercatrice di chimica e nanomateriali al Trinity college di Dublino. Le sue ricerche hanno come obiettivo quello di sintetizzare molecole sempre più piccole al fine di portare avanti scoperte in campo medico per la creazione di nuovi farmaci.
 

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