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Rivoluzione in arrivo per i piccoli comuni, il Pd è preoccupato

I provvedimenti in questione sono due e riguardano l'accorpamento di funzioni fondamentali: da un lato quelli che coinvolgono i comuni compresi fra 1001 e 5mila abitanti, dall’altro quelli sotto i mille abitanti

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Sarà una rivoluzione epocale per i piccoli comuni ma poco se ne parla e poco se ne sa fino ad ora. Eppure in tempi stretti dovrebbero abbattersi su 91 enti locali della provincia di Varese le unioni forzate di comuni, il provvedimento di “razionalizzazione” rimasto in piedi dopo gli annunciati tagli draconiani della manovra anti crisi d’agosto.
A preoccuparsene è il Partito Democratico che martedì porterà la questione in consiglio regionale con una mozione.
Ma cosa si teme esattamente? I provvedimenti in questione sono due: da un lato quelli che coinvolgono i comuni compresi fra 1001 e 5mila abitanti, dall’altro quelli sotto i mille abitanti.
Per i primi dovranno essere accorpate tutte le funzioni fondamentali entro la fine del 2012 e almeno due entro la fine del 2011. Laddove per funzioni fondamentali si intendo le funzioni generali di amministrazione, gestione, controllo; le funzioni di polizia locale; funzioni di istruzione pubblica; Funzioni nel campo della viabilità e dei trasporti; funzioni riguardanti la gestione del territorio e dell’ambiente; e funzione del settore sociale.
Entro il 2012 tutte queste funzioni dovranno essere gestite in forma associata.
Per i comuni sotto i mille abitanti il cambiamento sarà ancora più rivoluzionario. Tutti dovranno accorparsi in un unione di comuni, con dedcadenza di tutte le giunte comunali, al quale sarà demandato il compito di gestire in forma associata tutte le funzioni amministrative e tutti i servizi pubblici, compresi di programmazione economico-finanziaria e gestione contabile.
Le unioni dovranno raggiungere rigorosamente i 3mila abitanti in montagna e i 5mila altrove, salvo le regioni indichino diversamente entro la data del 17 novembre.

Secondo il Pd le norme sono ritagliate su un modello difficilmente applicabile alle altitudini varesine, «È evidente che le norme sono state scritte a Roma e che difficilmente possono aderire alle realtà amministrative della nostra zona – spiega il consigliere regioanle Alessandro Alfieri, che fa un esempio -: se accorpassimo i paesi di Agra, Curiglia, Veddasca ecc. non arriveremmo mai al limite minimo indicato e saremmo costretti ad unire amministrazioni magari molto lontane pregiudicando la continuità territoriale delle comunità amministrate».
Altre perplessità riguardano le modalità di accorpamento, «le norme attuali favoriscono il ricorso alle convenzioni anziché alle unioni», e il percorso di questa nuova ridefinizione che «pregiudica il percorso già improntato in Lombardia in materia di associazionismo comunale».
Ferme restando le preoccupazioni per le strette economiche alle quali sono sottoposti gli enti locali, «in particolare con l’estensione del patto di stabilità anche ai comuni sotto i 5mila abitanti dal 2013».
Di fronte a queste preoccupazioni il Pd formalizzerà in Regione le sue richieste. «Chiediamo innanzitutto di intervenire presso il Governo per limitare l’impatto dei provvedimenti in basse alle esigenze del territorio – spiega Alfieri -, in seconda battuta di muoversi su tutti i fronti per adeguare le riforme imposte alle realtà amministrative territoriali, in particolare di individuare degli ambiti omogenei per favorire gli accorpamenti senza pregiudicare la continuità territoriale e “naturale” degli enti locali».

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