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Rischia d’estinguersi il 60% della flora delle Orobie

Lo ha annunciato il presidente del parco delle Orobie Franco Grassi all'incontro organizzato nell'ambito di BergamoScienza.

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Il Parco delle Orobie Bergamasche, nell’ambito della nona edizione di Bergamoscienza e in collaborazione con il Cai di Bergamo e il Cai Alta Valle Brembana, ha organizzato una giornata dedicata alle conseguenze dei cambiamenti climatici sull’ecosistema delle Alpi.
Mercoledì 12 ottobre al Palamonti alcuni dei maggiori esperti italiani, da anni impegnati nello studio delle variazioni degli ecosistemi nel territorio alpino, insieme ai referenti del progetto internazionale GLORIA , condotto dal Parco delle Orobie Bergamasche, l’Università degli Studi di Pavia, il WWF e il Centro Meteo Lombardo, si sono confrontati sugli spostamenti della flora che da millenni abita la più imponente catena montuosa italiana.
Il presidente del Parco delle Orobie, Franco Grassi, grazie ai dati raccolti dall’esperto del Parco, Juri Belotti, ha sottolineato i risultati più significativi del progetto.
Da una prima analisi dei cambiamenti climatici in atto – ha detto Franco Grassi – è emerso che il 60% di specie della flora delle Orobie rischia l’estinzione nel corso dei prossimi 80 anni. Le Orobie sono infatti montagne che non raggiungono quote elevate (max. 2521 m Presolana) e essendo collocate nella parte esterna delle Alpi, risentono maggiormente dell’innalzamento delle temperature. A peggiorare le condizioni contribuiscono le rocce calcaree altamente permeabili di cui sono costituite che rendono le Orobie naturalmente aride
E’ questo l’effetto del Global Change, cioè il tasso di aumento della temperatura del pianeta a partire dall’ultima glaciazione, registrato soprattutto sulle Alpi, dove l’incremento è stato doppio rispetto a quello delle restanti zone dell’emisfero settentrionale. I cambiamenti climatici sono responsabili di mutamenti radicali del paesaggio alpino, con conseguenze soprattutto sui ghiacciai e sulla vegetazione. Ha infatti ricordato Juri Belotti “Esiste un trend in cui le temperature più alte si hanno in luglio, le più basse corrispondono al periodo pre e post invernale in assenza di copertura nevosa (ottobre e marzo), mentre nei mesi invernali le temperature tendono ad attestarsi attorno agli 0°C a causa della coltre nevosa”.
Nel corso della conferenza i ricercatori hanno spiegato com’è possibile prevedere le variazioni future sugli ecosistemi studiando il clima del passato, attraverso l’analisi della morfologia del paesaggio e dei cosiddetti archivi naturali, come i sedimenti lacustri, le torbiere e le piante. Sono intervenuti Paolo Cherubini, della Swiss Federal Research, Giovanni Leonelli, ricercatori dell’Università degli Studi di Milano, Cesare Ravazzi, dell’Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali del CNR.

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Commenti

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  1. Scritto da luc

    Per me è colpa dei motociclisti che con le loro motoracce fanno morire tutti i fiorellini.

  2. Scritto da luciano015

    Si sono estinti anche i dinosauri, ce ne faremo una ragione.

  3. Scritto da antonio

    Io sono nel CDA del parco delle Orobie e quanto sostiene il Presidente Grassi è verissimo, ma il problema più grande e che la maggioranza di chi non vive in montagna non si rende conto che di questo passo, prima dell’estinzione della flora sulle montagne,sparirà la presenza dell’uomo. Noi correttamente continuiamo a studiare l’evoluzione ambientale e ci dimentichiamo di costruire un futuro per chi ci abita…o forse non interessa a nessuno! i comuni piccoli non servono e chiusi fra 2 anni.

  4. Scritto da Paolo Locatelli

    Bhè, non dimentichiamo che la metà della flora alpina presente nel Parco delle Orobie rischia di estinguersi proprio perchè il Parco stesso approva progetti di comprensori sciistici assurdi come quello di Valbondione-Colere-Gromo. Forse questo lo studioso del Parco non lo può dire….Forse non può dire nemmeno che gli stessi cambiamenti climatici che minacciano la flora sono la causa della sempre + scarsa neve sulle prealpi e ciò rende ancora più assurdi i progetti speculativi sci-2e case

  5. Scritto da w la montagna

    x Corrado
    non ho bisogno che tu mi dica dove è il Pizzo Coca, ero in vetta mercoledì scorso e dall’alto guardavo quelli come tè che hanno sempre qualcosa da dire bye

  6. Scritto da w la montagna

    Dopo 40 che visito rifugi e vette,ho notato che il processo di erosione dei ghiacciai,vedi Gleno,Coca ecc.. di diminuizione della flora, vedi stelle alpine in primis a tutti,rientra in un normale processo di mutazione del nostro pianeta, la cosa mi mi rende positivo è l’incremento della fauna; ieri ero al Passo Bondione alle 9 del mattino e mentre mi accingevo a raggiungere la vetta dei tre confini, mi è parso davanti uno spettacolo che a dir poco era sublime stambecchi e camosci a volontà, bye

  7. Scritto da Corrado

    Errata corrige: Le Orobie raggiungono, con il Pizzo Coca, l’altezza di m. 3052 e non solo quella della Presolana, che è una delle tante cime orobiche.
    Se non si hanno le idee chiare, è inutile parlare da esperto, quando non lo si è…….

  8. Scritto da roberta

    Se non sbaglio, durante la presentazione del lavoro uno dei relatori successivi ha contestato la validità dell’impostazione scientifica del lavoro svolto. Quindi personalmente non so se, e quanto, sia possibile trarre conclusioni e titoli di questo tipo…

  9. Scritto da marilena

    per Roberta. speriamo che non sia tutto così drammatico e chi ha contestato abbia ragione. Me lo auguro e lo auguro a tutti quelli che amano i fiori e gli alberi.

  10. Scritto da ol gras al cula prima o poi...

    Grassi,da una vita sul nostro groppone,prima in Regione ed adesso al “Parcone”,l’unico che si dovrebbe estinguere sei tu:infatti in questo periodo di ventilati tagli,hai ricominciato ha farti risentire…