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Giovani architetti sfruttati? “Il problema ?? che sono troppi”

Il presidente dell'ordine degli architetti di Bergamo, Paolo Belloni, risponde al giovane architetto che una decina di giorni fa si lamentava della situazione lavorativa: precaria, poco remunerativa e senza paracaduti sociali.

Qualche giorno fa avevamo pubblicato la lettera di un giovane laureato in architettura in cui si lamentava della situazione lavorativa dei giovani architetti costretti a barcamenarsi tra stage e aperture di partita Iva con il rischio quotidiano di essere lasciato a casa senza paracaduti sociali. Il presidente dell’ordine degli architetti di Bergamo, Paolo Belloni, risponde al ragazzo con una lunga lettera.

Gentile Bergamonews,
              ringraziandovi per l’invito ad intervenire le confesso che rispondere alle serie questioni poste dal nostro iscritto e ad alcune delle considerazioni espresse nel blog risulta un’operazione difficile. In questi casi si vorrebbero fornire soluzioni concrete oltre che risposte verbali.
La lettera presenta la fotografia di una situazione che purtroppo non riguarda un caso isolato. Il problema c’è, è assolutamente diffuso e serio ma le soluzioni non sono semplici e soprattutto dipendono solo in minima parte dalle strategie che può mettere in atto un ordine professionale.
Ho la fortuna di presiedere un consiglio con un’età decisamente bassa rispetto alle medie nazionali. Quando ci siamo insediati la maggior parte dei consiglieri erano under 40. Le difficoltà di un giovane architetto sono quindi ben presenti a tutto il Consiglio che in buona parte le vive in prima persona.
Proverò ad esprimere alcune considerazioni.

TROPPI ARCHITETTI IN ITALIA,
Innanzitutto è necessario mettere in evidenza che una delle cause di questa situazione è la saturazione di un mercato assolutamente fermo che ha visto però in questi ultimi 12 anni raddoppiare il numero degli iscritti. In questo momento l’Ordine degli Architetti ha più di 2300 iscritti. Il numero complessivo degli architetti in Italia è pari al 35% di tutti gli Architetti europei. In Italia ci sono 145.000 architetti contro i 29.000 della Francia che è un paese con una popolazione analoga alla nostra. Il nostro è un paese che ha allargato enormemente l’accesso all’istruzione universitaria, si tratta di una importante conquista democratica ma questo non è stato accompagnato da una reale e seria selezione basata sul merito. Troppa quantità e forse non adeguata qualità in troppo poco tempo, il mercato si è saturato. Abbiamo purtroppo avuto in molti la stessa idea. E’ come se improvvisamente in un mercato si moltiplicassero i venditori dello stesso tipo di merce. Deve essere acquisita la consapevolezza che il titolo di studio non si traduce necessariamente in una garanzia di lavoro in quel determinato settore.

L’ANOMALIA DELLA PARTITA IVA
L’inserimento nel mondo del lavoro tramite partita iva è una deformazione ed un’anomalia divenuta ormai prassi al punto tale che è veramente difficile, salvo riforme strutturali, sfuggire a questa logica. E’ difficile per i giovani laureati ma è difficile anche per la maggior parte degli studi che operano sul mercato confrontandosi con questa realtà organizzativa. Difficilmente oggi uno studio si può prendere in carico il rischio di un’assunzione. Il lavoro è troppo frammentato, dispersivo, discontinuo ed incerto. Se si imposta la discussione cercando di inserire una frattura tra titolari e collaboratori si rischia di affrontare il problema in modo pregiudiziale senza la possibilità di comprenderlo nella sua dinamica più profonda, si rischia di produrre malcontento senza produrre reali risposte al problema.
La dinamica della partita Iva è una dinamica dalla quale non riescono oggi a sottrarsi ne gli studi ne i giovani o meno giovani collaboratori ma è sicuramente distruttiva e non aiuta a crescere perché produce una polverizzazione fittizia e reale delle unità professionali presenti sul territorio. Si tratta di strutture di piccole o piccolissime dimensioni, spesso costituite da una sola persona: il titolare. La complessità tecnica, normativa e di approccio culturale e di conoscenza che richiede il settore dell’edilizia è incompatibile con questo tipo di struttura che impedisce di fatto una crescita lineare nel tempo. Su questo influisce anche una innata tensione del laureato, e dell’architetto in particolare, ad vedere nella libera professione lo sbocco naturale della propria carriera. L’apertura di partita iva rappresenta per un giovane sicuramente una necessità ma anche un passaggio considerato inevitabile nella proiezione futura della propria carriera. Forse questo approccio dovrebbe cambiare.

UN PO’ DI CHIARIMENTO SULL’ORDINE
Nel blog che si è attivato a seguito della lettera viene chiamato in causa anche l’operato dell’Ordine rispetto al quale ritengo di dover spendere alcune parole non tanto per difendere l’istituzione, ma per informare affinché le opinioni si possano costruire sulla base di una conoscenza più approfondita.
Devo innanzitutto precisare che il Consiglio è costituito da 15 consiglieri che non percepiscono compensi in virtù del proprio ruolo istituzionale. Il tempo viene dedicato all’ordine viene sottratto alla attività lavorativa di ogni singolo consigliere. Gli Ordini inoltre non ricevono nessun supporto economico dallo Stato o da altri enti e non rientrano quindi minimamente in quella parte di pesante e onerosa burocrazia che sarebbe utile snellire.

L’ABOLIZIONE TARIFFE MINIME HA INFLUITO SUGLI STANDARD
Tornando al problema del mercato del lavoro, l’abolizione delle tariffe minime non ha sicuramente aiutato a mantenere i corretti standard di qualità di prestazioni intellettuali che non possono essere appiattite al livello di meri servizi commerciali. La riduzione dei margini di lavoro inibisce la ricerca e il necessario scollamento tra tempo impiegato e servizio offerto. Dal concetto che a parità di costo dovesse prevalere la qualità del servizio siamo passati ad una modalità per la quale ciò che conta è il prezzo e la qualità della prestazione scivola in un ambito spesso marginale. Anche questo non aiuta certo a favorire il merito.
Un altro aspetto che incide in modo significativo riguarda la confusione delle competenze tra i professionisti che operano nell’edilizia rappresenta che ha prodotto una diffusa banalizzazione e appiattimento del ruolo progettuale. Laddove c’è appiattimento la collaborazione richiesta non può che limitarsi ad una considerazione di pura ora lavorativa per la quale ciò che conta è la sola regola del “prezzo più basso”.

COSA SI PUO’ FARE?  LE DECISIONI DELL’ORDINE
Cosa si può fare? Cosa si sta facendo?
La proposta di pubblicare i compensi di tutti gli studi è oggettivamente non percorribile ma il Consiglio ha deciso di riservare la pubblicazione delle offerte di lavoro nel sito dell’ordine solo agli studi che indichino in modo trasparente e chiaro quale sia il compenso minimo mensile previsto, le modalità di inquadramento della collaborazione e l’eventuale durata massima del periodo di prova non retribuito. Si tratta di una decisione condivisa già prima dell’estate e non ancora comunicata solo per ragioni tecniche.
L’iscrizione all’Ordine è vissuta da molti come un inutile balzello e questo ovviamente spiace molto ma è necessario dire che la quota di iscrizione è pari a 200 euro lordi annui, che quest’anno, proprio in virtù del particolare periodo di contingenza è stata ridotta di 30 euro. La quota dei giovani iscritti è ridotta a soli 100 euro per il primo anno, è stata abolita ogni tassa di prima iscrizione, è stata rimodulata la quota di prima iscrizione in modo proporzionale al periodo nel quale avviene. Sono state rese totalmente gratuite a tutti gli iscritti le consulenze fiscali, legali, deontologiche e di conformità della parcella ed è stato notevolmente incrementato il numero di attività formative, culturali e di aggiornamento tecnico e normativo alle quali è possibile accedere gratuitamente.

VALORIZZAZIONE DEL MERITO: LE BORSE DI STUDIO
Per quanto riguarda la valorizzazione del merito, lo scorso anno è stata attivata una convenzione per una borsa di studio all’estero che ha permesso ad un nostro giovane laureato di svolgere un’esperienza lavorativa in un qualificato studio spagnolo, questa convenzione coordinata dall’Ordine di Roma verrà rinnovata anche quest’anno.
Nell’ultimo Consiglio è stata deliberata l’attivazione di tre borse di lavoro per neolaureati meritevoli riservate a architetti provenienti da famiglie a basso reddito. Si tratta di un’iniziativa che verrà presto divulgata. Si tratta di piccoli segnali che non risolvono certo il problema dei tanti giovani neolaureati ma vogliono essere un indicatore della direzione che si intende seguire.
Riteniamo che la costruzione di una struttura più fortemente meritocratica possa aiutare i tanti giovani con maggiore talento e capacità permettendo loro di emergere. Il talento, l’impegno, la consapevolezza di avere sempre dato il massimo delle proprie capacità ottenendo i migliori risultati già in ambito universitario devono essere i presupposti perché si possa “esigere” dalla società una gratificazione professionale. Forse in molti casi questo non avviene. Ciò non esclude il fatto che oggi anche per un giovane di talento e accompagnato da un ottimo curriculum formativo la strada per raggiungere una gratificazione sul piano professionale non è affatto semplice e neppure scontata.
Ormai da due anni è stata attivata la possibilità di avere a disposizione gratuitamente gli spazi dell’Ordine per iniziative culturali o di presentazione del proprio lavoro. Questa iniziativa di “Spazio autogestito” era destinata intenzionalmente a una partecipazione da parte di giovani iscritti. Devo dire che questa opportunità è oggi assolutamente sottoutilizzata.

LE "COLAZIONI ALL’ORDINE"
L’iniziativa “Colazioni all’Ordine”, in fase di svolgimento nella sua seconda edizione dopo l’apprezzamento raccolto lo scorso anno, offre ai giovani iscritti l’opportunità non solo di partecipare a momenti di aggiornamento formativo ed informativo ma di trovare anche un momento di socializzazione e conoscenza ritenendo che la costruzione di una rete di collaborazione tra professionisti sia una delle strade che i giovani devono seguire per proporsi in modo innovativo e qualificato. La collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri vuole porre l’accento sulla necessità di collaborazione interprofessionale. Il concetto di co-working rappresenta uno dei modelli di lavoro collegiale che dovrebbe essere maggiormente conosciuta ed utilizzata stiamo raccogliendo una rete di informazioni che possano essere messe a disposizione degli iscritti interessati.
L’attivazione del Premio OAB per l’Architettura realizzato quest’anno nella sua prima edizione rappresenta un ulteriore strumento di promozione del merito così come lo sono le numerose iniziative attivate per la promozione della metodologia del concorso di progettazione per opere pubbliche e per quelle private.
Si sta cercando, in sede di Consulta Regionale di individuare nuovi strumenti di inserimento contrattuale che consentano di trovare un maggiore equilibrio tra la necessaria flessibilità e una maggiore tutela di una dignità professionale che deve essere recuperata. Alcuni già ne esistono ma sono poco conosciuti ed utilizzati e spesso la soluzione della partita iva rappresenta anche una soluzione percorsa per inerzia e per “abitudine” consolidata. Altri percorsi e soluzioni di maggiore flessibilità e tutela si scontrano con il quadro normativo nazionale che non consente di uscire da griglie predefinite e troppo spesso non attuabili e quindi disattese.

L’INDAGINE SULLO STATO DELLA PROFESSIONE
In questi giorni stiamo attendendo gli esiti di un’indagine commissionata al CRESME proprio per avere una fotografia specifica della situazione locale in merito allo stato della professione. Buona parte dei quesiti posti riguardano proprio le prospettive di futuro per i nuovi iscritti. La presentazione di questo lavoro avverrà sicuramente entro fine anno e siamo fiduciosi che l’indagine fornirà informazioni ed indicazioni utili sulle priorità da tracciare.

IL BASSO IMPEGNO DEI GIOVANI IN AMBITO ISTITUZIONALE
Quanto elencato sopra non vuole essere un gratuito autocompiacimento ma l’occasione per informare delle tante iniziative che sono state attivate con un particolare occhio di riguardo ai giovani. Sicuramente questo non è sufficiente ma per fare altro, per focalizzare e comprendere meglio i problemi, per avere le necessarie energie per portare avanti altri nuovi progetti è importante una partecipazione meno passiva e meno distaccata. L’impegno istituzionale dei giovani alle occasioni di confronto è spesso molto bassa. Nel mese di Febbraio è stata organizzata un’assemblea generale dal titolo “L’Ordine dovrebbe fare…” proprio per cercare di dare voce alle esigenze che vengono espresse a volte in modo superficiale e senza approfondimento. Anche in quell’occasione la partecipazione dei giovani non è stata di certo numericamente significativa. Questo distacco dalle istituzioni denota una preoccupante mancanza di fiducia e di prospettiva che deve essere assunta come un dato di fatto senza rischiare di cadere in facili paternalismi ma se si vuole veramente incidere nell’individuazione di risposte concrete non c’è alternativa alla partecipazione e alla collaborazione ad un lavoro collegiale.
Oggi i giovani vivono un momento veramente drammatico e il paese, come ha ricordato proprio in questi giorni il governatore Draghi, ha bisogno di loro, delle loro idee e del loro entusiasmo innovativo. Come ben noto a tutti quanti lo pratichino con serietà, il lavoro dell’Architetto è sicuramente un lavoro bello ed entusiasmante ma che richiede una totale dedicazione in termini di energie, tempo e pensiero. La situazione non è certo delle migliori ma chi è fortemente motivato e si è costruito un percorso formativo di alto livello otterrà sicuramente le meritate soddisfazioni. Per tutti gli altri avverrà quanto avviene ed è sempre avvenuto in tutte le professioni e chi si aspetta garanzie calate dall’alto rischia oggi di vivere con un’illusione che non aiuta a guardare alle necessità di reinventarsi e reinventare una professione in profonda trasformazione.

Paolo Belloni
Presidente dell’ordine degli architetti di Bergamo

 

 

Commenti

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  1. Scritto da disilluso vs realista

    “Il problema è che sono troppi” ergo è giusto che vengano sfruttati?!
    Non mi risulta che il numero sia il vero problema dello sfruttamento dei giovani architetti, come se ne venissero ‘assunti’ due al prezzo di uno.
    La realtà è che i piccoli/medi studi ne approfittano per avere una collaborazione saltuaria ad un costo ridicolo e senza nessun impegno nei confronti di questi giovani.
    Le collaborazioni presenti in studio seguono in modo attivo lo sviluppo dei progetti, mentre i giovani SFRUTTATI…

  2. Scritto da Vale

    Discorso partita iva, caro presidente, è sempre e solo a vantaggio dei titolari degli studi professionali. Convinto sostenitore che la nostra professione sia fatta di collaborazioni tra diversi e probabilmente temporanei professionisti, ritengo che i giovani laureati non abbiano la capacità di inserirsi in questo sistema.
    Pretendere inoltre che aprano una partita iva non per responsabilizzarli ma bensì per SFRUTTARLI, sottopagandoli, senza dar loro continuità lavorativa e soprattutto formazione_

  3. Scritto da geoart

    premetto che sono un geometra e non entro nella diatriba geometri/architetti poichè sterile e puerile. Ho uno studio di piccole dimensioni ma quando il praticante geometra ha finito il suo corso di apprendimento l’ho assunto. Certo erano altri tempi e tutto andava bene, ora con la crisi faccio i salti mortali ma lo stipendio viene pagato senza giorni di ritardo. L’avessi messo a partita iva avrei guadagnato molto di +, ma investire sui giovani penso sia doveroso..ed io di anni ne ho 40..

  4. Scritto da disilluso vs realista

    …si occupano degli aspetti diciamo di corollario, nel senso che sarebbero una perdita di tempo per lo studio stesso, ma che permettono ai progetti elaborati una maggiore ricerca e approfondimento ed una diversa presentazione del prodotto finale. Questo a vantaggio indiscusso dello studio stesso, sfruttatore di queste collaborazioni saltuarie a prescindere del numero dei giovani laureati in architettura.

  5. Scritto da questa è la verità

    la laurea non serve a nulla!!!!!!!!!!!!!!!!!! ci sono troppe università!!!!!!!!!! ci sono troppi laureati!!!!!!!!!!!!!

  6. Scritto da Matteo B.

    @30..”l’edilizia non è fatta solo di badile e malta… ” vero xò si dovrebbe anche sapere a cosa serve sia il badile che la malta.. e magari provare (1volta) a prenderla in mano.. edifici che coprono città alta? eheh, sterile polemica creata dai politicanti, vede xchè è lontano dal cantiere, dalle opere, dalla realtà.. provi a veder chi a supervisionato tale progetto (l’architetto c’è..e ben pagato)

  7. Scritto da lettore

    scusa, @21 poeret , ma l’università la scegli per seguire una passione che dovrebbe diventare il tuo lavoro=mangiare=farsi una famiglia. Cosa ne sa una matricola di tutti gli aspetti fiscali&co di una libera professione?Puoi essere sveglio quanto vuoi ma penso che durante l’università pensi a dare il massimo nello studio (e in lavoretti per pagarti le tasse universitarie) non a consultarti con l’Agenzia d.Entrate o un commercialista per renderti conto di come dovrai gestire la libera professione

  8. Scritto da matteo b.

    ma io mi chiedo chi si rivolge ancora agli architetti..? Sono proprio soldi buttati.. un geometra per il disegno e ilcantiere..un buon ingegnere x calcoli, strutture, c.a. ecc.. La figura dell”architetto e un “di più” estetico spesso inutile x gli addetti ai lavori (domandare a chi ci lavora) e voi siete in quanti? 145.000!!! poi chiedetevi xchè non trovate un lavoro, o siete “ricattabili” visto che lo può benissimo far il prox neolaureato. Prendetevela solo con la vostra categoria..

  9. Scritto da PIO

    negli anni 80 erano tutti ragionieri non si sapeva cosa studiare e tutti
    i genitori per i figli volevanoun posto sicuro in banca o in uffici pubblici
    personalmente avevo scelto il campo informaticoai tempi tabù mi sono tolto delle piccole soddisfazioni
    Fosse oggi studierei energie alternative questo in parte è il futuro

  10. Scritto da La verità fa male

    Qui, in alcuni commenti, si mischiano le carte facendo confusione. Un conto è affermare “ci sono troppi architetti, si deve cercare un posto alternativo in fabbrica o in agricoltura, si deve fare gavetta” che sono considerazioni serie, ma non vanno confuse con il fatto che quando uno lavora otto ore al giorno per lo stesso studio, facendo sempre la stessa fattura dello stesso importo allo stesso studio è in realtà un dipendente mascherato e una “falsa” partita IVA aggirando le leggi

  11. Scritto da Simone

    Belloni risponde in modo sommario, portando altri aspetti (numero di architetti) che toccano il problema marginalmente. E sulle partite IVA dice che cosi fanno tutti come a dire che all’ordine di voi precari non gliene frega niente. A tutti quelli che dicono di andare a lavorare i campi beh perché non lo fanno loro per primi e danno il buon esempio? Ah giá sono troppo attaccati al loro posto fisso vero? oppure hanno paura…

  12. Scritto da Luca

    @25 evidentemente sei un geometra… l’edilizia non è fatta solo di badile e malta… poi si costruiscono gli edifici che coprono la visuale di città alta e ci si lamenta!

  13. Scritto da poeret

    come ho scritto nei commenti alla prima lettera..
    “..la verità è che ci sono più architetti che muratori..” i numeri parlano chiaro (145.000 contro i 29.000 della Francia ) e di riflesso come si legge su questa lettera “Deve essere acquisita la consapevolezza che il titolo di studio non si traduce necessariamente in una garanzia di lavoro in quel determinato settore” ..tradotto in parole povere, ci si rimbocchi le maniche.. e accetti tanta gavetta..

  14. Scritto da mitiar1

    mi pare tanto normale che, soprattutto in professioni come queste, in cui uno non va mai in pensione (lasciando spazio ai giovani) , se a fronte di qualche migliaio di nuovi laureati ci sono solo poche decine di “dipartite” (lo dico senza ironia, ma è la realtà dei fatti), di posto per i giovani se ne troverà sempre gran poco. … questo indipendentemente dalla volontà o meno di intervenire a livello politico. e vale per questo settore come per avvocati, medici, commercialisti ecc ecc…

  15. Scritto da pisolo

    Però gli studi non si pongono il problema quando si prendono neolaureati a ripetizione, e con la scusa di stage e quant’altro poi li mollano dopo qualche mese per prendersene altri, contando sul bisogno (altrui) e sulla sovrabbondanza dell’offerta..
    chi ha la pancia piena, difficilmente si preoccupa tanto di chi ha la pancia vuota, a meno che convenga.
    Lo squilibrio tra domanda e offerta è un dato di fatto. E’ pur vero che non esiste un corretto orientamento agli studi. Non è colpa del singol

  16. Scritto da @poeret

    si, la gavetta, ma che alla fine ci sia sbocco,..ma se la gavetta dura tutta la vita? rimboccarsi le maniche? e se un laureato va a cercare di fare il cameriere, mica lo prendono a braccia aperte..anzi..il titolo a volte è una rovina..

  17. Scritto da Purtroppo iscritto....

    Belloni ma quanti bla bla bla. Ma tu quanti progetti hai fatto a Bergamo? Ben pochi ! e ancora bla bla bla tutto quello che sapete fare. Siamo una vera corporazione che è simile ad un dinosauro. La vogliamo capire che sti benedetti Ordini devono sparire, non servono proprio a nulla.

  18. Scritto da filippo simonetti

    Bravo Belloni.
    Tutto molto condivisibile. A chi vuole vedere, risulta chiaro l’impegno dell’ordine nell’ultimo mandato. grazie a te ed agli altri colleghi che si dedicano con dedizione ammirevole. Certo non basta, ma è un segnale prezioso.

  19. Scritto da CIVES

    …AL PURTROPPO ISCRITTO…LA BUONA ARCHITETTURA SI COMPIE ANCHE DEDICANDO TEMPO, COMPETENZA E PASSIONE ALL’ORDINE PROFESSIONALE…CHE RIMANE COMUNQUE UN BALUARDO ALLA GIUNGLA…

  20. Scritto da Blue

    Quando un architetto è in realtà un lavoratore dipendente basterebbe garantirgli ciò che è previsto per tutti i lavoratori , minimi, ferie, malattia , maternità.
    E’ così difficile uscire dal medioevo ? Perchè si rifarà in futuro ? Ma quando mai !!!!! Non siamo più nel dopoguerra. P.S. Ma come funziona l’abolizione delle tariffe minime per gli architetti con la pubblica amministrazione ? A me sembra sia cambiato ben poco ed è una voce di spesa enorme !!!

  21. Scritto da no lobby, no ordini, no casta

    certo che sono troppi, gli ordini sono delle lobby volte solo a proteggere i pochi appartenenti

  22. Scritto da @ 7

    @ 7 non è assolutamente vero che gli ordini sono un baluardo alla giungla, anzi potrei farti degli esempi in cui i “baluardi” praticano il nero alla grande, poi la professionalità è legata al singolo non all’ordine e qui potrei aprire un capitolo a parte

  23. Scritto da Ri-purtroppo iscricco

    Cives non urlare, non è educazione per chi dedica tanto tempo e passione all’Ordine. Quindi beccato! nessun progetto a Berghèm e ma si sa basta tanta filosofia in particolare con gli studenti del Poli.
    Bla Bla Bla Bla tutto qua?

  24. Scritto da Giorgio

    @8 Blue – parole sante , il resto sono tutte palle.

  25. Scritto da gig

    @8 Perfetto ! Il punto è questo ! essere trattati come carne da macello è infame, altro che gavetta, questo è sfruttamento vero e proprio atto ad arricchire i soliti noti !

  26. Scritto da La verità fa male

    Le partite IVA di una sola persona con un unico committente (è il caso dei tirocinanti di tutti gli studi professionali, non solo degli architetti) non sono “anomalìe” “prassi” o “dinamiche”: E’ UN MODO PER AGGIRARE LA LEGGE perchè si tratta di veri e propri lavoratori dipendenti senza tutele (ferie, malattia ecc…) e con gli obblighi delle partite IVA “vere”. Tra l’altro i redditi medi delle categorie risultano falsati proprio da queste partite IVA che abbassano la media

  27. Scritto da poeret

    Siete troppi? Lo si capisce o no? Invece che far l’architetto cerca un posto in fabbrica (difficile) o nell’agricoltura (ce ne sono in abbondanza ..ma gli italiani l isnobbano) ed avrai uno stipendio fisso, le ferie pagate, la malattia, ecc.. questione di scelte, tutto qui. Altrimenti la seconda opzione è denunciare chi sfrutta a partita iva, ma lamentarsi qui..boh, mi pare non porti a nulla.. se non alla conoscenza del fatto in sè, che chiunque conosce..ed a 20anni lo si sà prima di iscriversi

  28. Scritto da @14

    vero, hai ragione! e questo lo fanno persino gli avvocati, cosiddetti “tutori della legge”..tengono gente in nero, e ai tirocinanti fanno fare la spesa o le baby sitter..Queste sono lobby, gli intoccabili che poi blaterano

  29. Scritto da Luca

    il vero problema è che la partita iva dei dipendenti fa molto comodo! poi vai a vedere i risultati dei bandi e che succede? che quelli che vincono fanno un ribasso incredibile!
    e chi paga? l’ultimo tassello, i dipendenti che alla fine del lavoro restano a casa!
    se ci fossero degli obblighi da parte dei datori di lavoro nei confronti dei dipendenti i lavori verrebbero pagati il giusto… mica tariffe minime!

  30. Scritto da lettore

    @15 a 20 anni non so quanti sappiano come funziona il “sistema”…
    @14 la verità fa molto male!
    siamo troppi.

  31. Scritto da F. Rampinelli

    Se siamo troppi chiudiamo l’accesso alla professione. Sarebbe più giusto rendere maggiormente selettiva l’università, ma con tutti i corsi di laurea che sono spuntati è del tutto aleatorio pensarlo.
    Apprezzo la lettera del Belloni: almeno ha risposto, verrebbe da dire; e anche in modo circostanziato, cosa non così scontata se guardiamo al passato.
    In ogni caso, dalla gavetta sottopagata ci siamo passati in molti. E tutti ci saremo sentiti piccoli geni incompresi e sfruttati. Ma la realtà …

  32. Scritto da gio

    sento i soliti discorsi da 30 anni ma sti laureandi se sanno che non si trova lavoro che c e vanno a fa per poi piangere ??????

    e poi i politici e le leggi ve le scegliete voi

    l agricoltura cerca

  33. Scritto da poeret

    @18..a 20anni è anche ora di esser un pò svegli no? Oppure si sceglie la facoltà in base alla morosa, a cosa è trendy o altro.. dai cavolo, il termine bamboccioni non è mai piaciuto ma, se studi qualcosa brancolando nel buio (scusa) ma l’errore è anche tuo..o sempre colpa di qualcun’altro? Posso capire le superiori sbagliate, ma non l’università..

  34. Scritto da Marina

    Bravo Belloni. E’ condivisibile tutto quanto hai scritto

  35. Scritto da F. Rampinelli

    E poi cos’è tutta questa retorica veterosessantottina sui “giovani”, che noia! Un professionista è bravo-competente-serio-coscienzioso oppure no, indipendentemente dal fatto che sia giovane o vecchio, uomo o perfino donna (tertium non datur!). Se è giovane avrà più entusiasmo e presunzione, se è vecchio sarà più esperto e disincantato. Ma è la natura umana, non una nota di merito (o di demerito).

  36. Scritto da Luca

    @20 gli studi meriterebbero un bello sciopero di “sti laureandi” magari sotto le belle consegne, cosi il mouse se lo prende in mano l’architettozzo di belle parole e le tavole se le disegna lui!
    il problema non è di chi non trova lavoro (o meglio non si parla solo di questo) ma di come VENGONO TRATTATI QUELLI CHE IL LAVORO CE L’HANNO!!!!!!!!